MAURIZIO COMPAGNONI: “UN LAVORO CHE MI PIACE MOLTO, MA…”

IL NOTO TELECRONISTA DI SKY SVELA LE SUE ORIGINI PUGLIESI E SI SOFFERMA SUL BARI E ANCHE SU DI GENNARO

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Apprezzata voce di Sky e docente di giornalismo sportivo alla ‘Cattolica’ di Milano da circa quindici anni, Maurizio Compagnoni inizia la sua carriera giornalistica nel 1984. Quattro anni dopo diventa direttore dei servizi giornalistici nell’emittente televisiva locale marchigiana ‘TVS Onda’ prima di approdare, nel 1992, a TELE+ come telecronista sportivo. Ha seguito i Giochi Olimpici di Atlanta nel 1996, di Sydney nel 2000 e di Londra nel 2012. Nel frattempo, esattamente dal 2003, entra a far parte della grande famiglia di Sky Sport dove inizia a seguire come telecronista non solo le partite del campionato di Serie A, ma anche i campionati mondiali di calcio del 2006, del 2010 e del 2014. Inoltre ha seguito per dieci anni circa, come commentatore, anche la Golden League di atletica leggera che lo porterà, nel 2004, a vincere il Premio Paolo Rosi per la categoria ‘Cronisti della Radio-Televisione’.

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Compagnoni, dal 1984 ad oggi ne ha fatta di strada…

Beh, un pochino sì … Non è stato facile soprattutto all’inizio, a Milano, perché il passaggio da una realtà di provincia ad una grande città è stato un po’ traumatico. Ma è stato complicato anche l’avvio a Tele + per problemi organizzativi interni indipendenti dalla mia volontà. Fortunatamente è durato solo pochi mesi perché poi le cose si sono messe in discesa.

Qual è stata la sua più grande soddisfazione dal punto di vista professionale?

Ce ne sono tante che diventa difficile trovarne una. Comunque direi la prima Olimpiade, il primo Mondiale, la prima partita in Champions, il primo posticipo serale …

Insomma sempre la prima volta …

Direi di sì. Ogni esordio mi ha regalato una particolare emozione, unica potrei dire.

La prima Olimpiade per esempio?

In quell’occasione mi ha colpito l’aspetto umano più di quello professionale perché l’Olimpiade è uno straordinario happening dove c’è tutto il mondo, dove si mischiano razze, culture e sport completamente diversi tra loro, atleti e giornalisti da ogni angolo del mondo … insomma un happening fantastico. La Champions League, invece, ti dà l’adrenalina soprattutto quando ci sono partite ad eliminazione diretta.

E della Golden League, invece, che mi dice?

Se parliamo di Golden League penso alla prima volta che ho messo piede al “Bislett Stadion” di Oslo che per me era un tempio irraggiungibile…

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Qual è stata, invece, la partita più complicata da commentare?

In realtà le uniche squadre che mi hanno creato problemi sono state la Corea del Nord e la Corea del Sud perché hanno nomi composti che vanno studiati a memoria e alla perfezione. Per il resto è tutto più semplice. Ho commentato anche una finale di Coppa d’Africa, ma in confronto è stata una passeggiata. Devo ammettere, tuttavia, che c’è stata un’altra partita difficile …

Quale?

Senza dubbio Atalanta-Sassuolo, la prima dopo il lockdown. Fu traumatico perché si arrivava da tre mesi e mezzo di quarantena, lo stadio vuoto, un caldo bestiale e poi avevo ancora negli occhi il filmato delle bare prima della partita… Devo ammettere che in quell’occasione non ho fatto una buona telecronaca … ero totalmente deconcentrato.

Parliamo, allora, di cose più piacevoli. È vero che in lei scorre sangue pugliese?

Non sbaglia affatto. Mio nonno era di Molfetta e per questo sono particolarmente legato al Bari.

Ottimo. Ne approfittiamo subito. Ha mai commentato una partita del Bari al ‘San Nicola’?

Diverse volte. Sia quando era in serie A che in B. Ricordo che durante l’anno di Ventura commentai due partite bellissime: una con l’Inter, l’altra con il Milan, ma non posso dimenticare anche la vittoria sulla Juventus per 1-0 con il gol di Donati e con uno stadio stracolmo di tifosi. Poi sono sceso un altro paio di volte con mia moglie direttamente da San Benedetto del Tronto.

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Che effetto le ha fatto il San Nicola?

Beh, quando ci sono 40.000 o 50.000 spettatori il ‘San Nicola’ si sente. È uno spettacolo nello spettacolo. Il problema di quello stadio e che è talmente grande che quando ci sono 20.000 spettatori, che sono tantissimi sia per la serie B che per alcune piazze di serie A, sembra semivuoto. Ma non è colpa del pubblico.

E cosa mi dice della finale persa dai biancorossi ai play-off?

Premesso che la Reggina lo scorso anno ha fatto un campionato pazzesco, mi ricorda molto la parabola del Napoli. Anche De Laurentiis padre, quando prese il Napoli, perse al primo anno la finale dei play-off in serie C contro l’Avellino per poi stravincere il campionato l’anno dopo. Quando ricostruisci la squadra ci sta che qualcosa non funzioni. Ora mi aspetto che il Bari faccia una squadra per ammazzare il campionato.

In cosa il Bari dovrebbe migliorare per raggiungere la B con minore affanno?

Il Bari ha già una struttura societaria importante, quella del Napoli, che conosce benissimo la categoria. La base è ottima perché è la squadra che ha raggiunto comunque la finale dei play-off. Potrebbero bastare pochi ritocchi, non credo serva tantissimo.

A proposito dei nuovi arrivi che ne pensa di Auteri?

Di Auteri ho sempre sentito parlare benissimo da anni. Ha un gioco molto propositivo, ma anche Andreoni, che ho visto giocare un paio di volte, mi sembra un buon rinforzo.

Vorrebbe dire qualcosa ai tifosi del Bari visto che ne ha la possibilità?

Ai tifosi dico di non fare un dramma per l’ultima sconfitta. È chiaro che quando arrivi ad un passo dal traguardo è sempre una grande delusione. In questi casi, però, è sempre bene guardare chi si ha alle spalle. Nel caso del Bari c’è una società forte e se è andata male quest’anno è difficile che possa andar male una seconda volta. Quindi bisogna stare tranquilli. E comunque si sbrigasse il Bari a salire perché già la serie B sta strettissima a questa piazza.

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Torniamo al suo lavoro. Lei ha lavorato con diversi commentatori di grande livello, vero?

Si è vero, e aggiungo che mi sono trovato davvero bene con tutti, da Mauro a Marchegiani. Ma con Altafini e Di Gennaro posso dire che ho un rapporto speciale.

Anche Altafini in una recente intervista ha parlato bene proprio di lei e di Di Gennaro…

Beh ovviamente non può che farmi piacere. Con il Dige c’è un rapporto ed un feeling proprio speciale, un rapporto bellissimo e poi ci sentiamo di continuo. Antonio è una grande persona, un grande competente di calcio.

Con il Dige ne avete raccontate di partite in tanti anni di lavoro a Sky, vero?

In effetti abbiamo lavorato insieme per circa 11 anni e ne avremmo di aneddoti da raccontare…

Potrebbe svelarne almeno uno?

Certamente.Due anni prima che il Dige andasse via lo aveva già cercato la Rai. Ricordo che quando lui era sul punto di andare via me lo disse ed io ci rimasi molto male, restai senza parole.

Un legame molto solido …

Si, ripeto, ci rimasi davvero molto male anche perché stavamo bene insieme. Antonio capisce al volo e non sempre accade. Poi, però, fui contentissimo quando decise di restare.

cms_19014/5_vpicenotime.jpgCompagnoni, visti i diversi riconoscimenti a lei attribuiti, possiamo dire che la sua brillante carriera non è passata inosservata. Cosa si prova a vincere tanti premi?

Beh, indubbiamente una grande soddisfazione. Effettivamente al premio ‘Paolo Rosi’ del2004, per la categoria ‘Cronisti della Radio-Televisione’, negli anni se ne sono aggiunti altri. L’anno scorso, per esempio, il premio ‘Nando Martellini’ con una giuria particolarmente prestigiosa presieduta dal novantaseienne Sergio Zavoli che è scomparso poco tempo fa. In passato anche l’Oscar dello sport come migliore telecronista e l’ultimo, sabato scorso, il premio ‘Luconi’ a Jesi.

Progetti futuri o un sogno nel cassetto che le piacerebbe realizzare?

Confesso che in passato mi è stata fatta un’offerta allettante, sempre nel calcio, che però mi avrebbe fatto cambiare totalmente lavoro.

Con quale incarico?

Vice presidente con responsabilità nell’area tecnica di una squadra importante di Serie A.

Niente male…

Già. E se avessi accettato quell’incarico il primo che avrei coinvolto sarebbe stato il Dige. All’epoca non ero interessato, ma se ci fosse un progetto analogo adesso se ne potrebbe parlare, però mi diverto molto a fare ciò che faccio.

(Foto da marcheingol.it, napolimagazine.com, facebook.com, veratv.it e picenotime.it – si ringrazia)

Rino Lorusso

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