MESSICO, ANCORA UN GIORNALISTA UCCISO

Salgono a 9 gli omicidi nel 2022

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cms_25968/0.jpgA perdere la vita, questa volta, è stato Luis Enrique Ramírez, 59 anni, giornalista e fondatore del sito digitale Fuentes Fidedigna. Ramírez è stato trovato morto vicino a Culiacán, nello stato di Sinaloa, regione da molto tempo devastata e vessata dalle bande criminali e dai narcotrafficanti. Dettagli ancor più macabri sono stati diffusi dagli organi di stampa messicani. Il corpo è stato trovato in sacchetti di plastica neri sul ciglio di una strada sterrata México-Nogales nella città di Las Nanchiz, ed il cadavere mostrava molteplici segni di colpi al cranio. Luis Enrique Ramírez era stato rapito da uomini armati mercoledì sera nel suo quartiere, per poi essere ritrovato morto. Il giornale di Ramirez, Fuentes Fidedigna, scrive relativamente poco delle violenze del cartello della droga di Sinaloa, ma si è occupato di diverse controversie politiche locali, che sono spesso un argomento rischioso in Messico per i giornalisti che operano in provincia.

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Purtroppo questo caso di omicidio ad un giornalista, non è un evento isolato in Messico. Dall’inizio dell’anno sono già 9 i reporter uccisi dalle bande criminali, mentre dal 2000 sono 153, secondo i dati di Article19, organizzazione indipendente a difesa della libertà di espressione. Scendendo ancor più nel dettaglio, sempre secondo il rapporto dell’organizzazione, durante l’amministrazione del presidente Andrés Manuel López Obrador, 34 sono i giornalisti uccisi. Il Messico è quindi uno dei Paesi più pericolosi al mondo, sia come sicurezza generale, sia soprattutto per chi svolge l’attività giornalistica. A certificare ciò vi sono i numeri e dati di Reporters Without Borders, che tenendo conto di diversi fattori, mette il Messico al 127esimo posto su 180 Paesi, come libertà di stampa.

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Per i numeri riguardo alla sicurezza invece lo Stato centroamericano si posiziona addirittura al 179esimo posto. Le classifiche stilate da Reporters tengono conto della possibilità di identificare, raccogliere e diffondere notizie, senza correre rischi di danni fisici, psicologici o emotivi o professionali. Si intuisce subito quindi che in Messico essere giornalista o reporter è altamente rischioso, tanto di più rispetto che farlo in Paesi con guerre e conflitti in corso. Il Paese latinoamericano si trova in una posizione in classifica peggiore, ad esempio, di Russia (157), Iraq (che è al posto 166), Afganistan (171), Corea del Nord (176), Yemen (177). Da questo punto di vista, peggio del Messico c’è solo la Birmania.

Riccardo Seghizzi

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