MESSICO, STRAGE IN UN CENTRO DI RIABILITAZIONE

Un regolamento di conti dei cartelli della droga?

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Almeno 24 persone sono state uccise e altre sette ferite in un centro di riabilitazione per tossicodipendenti a Irapuato, nello stato centrale messicano di Guanajuato. Secondo quanto riferito da testimoni, gli assassini sono arrivati sul posto, hanno costretto le vittime a sdraiarsi a terra e hanno aperto il fuoco. Sette i feriti. Non ci sono, al momento, dettagli esaurienti sul terrificante avvenimento, il quale, tra l’altro, è tutt’altro che episodico. Guanajuato è lo stato messicano dove sono stati registrati più omicidi nel 2019. Un regolamento di conti? Un agguato orchestrato da fanatici proibizionisti? Difficile a dirsi. Ciò che è certo è che nello stato del Centro America la situazione è totalmente fuori controllo. Le amministrazioni non riescono in alcun modo a tenere in sicurezza i cittadini e questi ultimi sono quindi in balìa dei cartelli della droga, i quali, tra l’altro, sono spesso e volentieri in contrasto tra di loro, tanto da spingere a parlare di una vera e propria “guerra messicana della droga”: in alcuni anni particolarmente bui, quest’ultima miete oltre diecimila vittime.

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I numeri del giro d’affari criminale in Messico sono spaventosi: il Dipartimento di Giustizia statunitense stima che i guadagni all’ingrosso dalle vendite di droga vadano da 13,6 a 48,4 miliardi di dollari l’anno. Nemesio Oseguera, noto come El Mencho, ha recentemente raccolto l’eredità di El Chapo. Su di lui vi è una taglia da 10 milioni di dollari, ma egli possiede letteralmente un impero con un vero e proprio esercito personale, stimato intorno alle 10 mila unità. Dopo la strage avvenuta al centro per tossicodipendenti, il presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador ha dichiarato: “Non permetteremo che il Messico cada nell’anarchia e nel disordine”. Eppure, anche solo con i pochi dati forniti in questo articolo, si può ben capire che le parole di Obrador non solo sono parole al vento, ma arrivano decisamente troppo tardi, perché il Messico è già caduto nell’anarchia e nel disordine. O meglio: non proprio anarchia, bensì nel governo dei cartelli della droga. Coloro che più di tutti pagano questa situazione sono i cittadini, che oltre ad essere vittime della violenza incontrastata della criminalità nel proprio Paese, si ritrovano anche a dover sopportare odiosi pregiudizi razziali all’estero. Una cosa verso la quale noi italiani, che spesso veniamo definiti “mafiosi” prima ancora di esserci presentati, dovremmo provare particolare empatia.

Giulio Negri

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