MICHAEL BURGESS: “CITTADINI SORVEGLIATI E INFLUENZATI”

Secondo il capo dei servizi segreti australiani ci sarebbero “più spie ora che durante la Guerra Fredda”

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Usare come termine di paragone un evento entrato nei libri di storia e che ha segnato letteralmente un’epoca è una mossa ardita. Sia perché si tenderebbe a sminuire l’evento preso in considerazione, sia perché, soprattutto, si rischia di dare al secondo termine di paragone i contorni del catastrofico. Ma evidentemente Michael Burgess, capo dell’Australian Security Intelligence Organisation, non è dello stesso avviso: “Ci sono più spie straniere e loro collaboratori che operano contro gli interessi australiani di quanti ce ne fossero durante la Guerra Fredda”. Parafrasando: lo spionaggio in Australia ha oscurato i livelli del conflitto tra Russia e Stati Uniti. Il che dà da pensare, considerando il fatto che i vertici del controspionaggio australiano non sono soliti sbilanciarsi. Mentre la dichiarazione fatta in Parlamento è tutto fuorché neutrale. “I cittadini sono sorvegliati e influenzati da potenze straniere”.

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In Australia esistono dei gruppi di diaspora, ovvero degli esuli di etnia uigura provenienti dalla regione cinese dello Xinjiang, i quali sono stati presi di mira mentre vivevano in Australia e in altri stati democratici. Per questo, secondo Burgess, il principale colpevole delle azioni di “contro-controspionaggio” è solo uno. Anche degli studenti di Hong Kong iscritti alle università di Melbourne e dintorni hanno denunciato minacce e intimidazioni alle famiglie in patria, specialmente dopo le protese nel centro indipendente a favore della democrazia. Ovviamente Burgess, non avendo prove concrete a confermarlo, non ha fatto nessun nome nel suo discorso rivolto ai parlamentari di Canberra. In una situazione così delicata e in bilico, un infortunio diplomatico avrebbe inferto il colpo di grazia.

La sorveglianza straniera e l’intimidazione dei gruppi della diaspora è niente di meno che un attacco alla sovranità dell’Australia – sostiene il capo del controspionaggio – è inaccettabile che la gente in Australia venga intimidita, semplicemente per aver sostenuto le riforme democratiche o per aver criticato le violazioni dei diritti umani”. I politici della nazione tra l’altro, stando a quanto riferisce, sarebbero stati dei bersagli di primo piano nel tentativo di rubare i segreti e manipolare il processo decisionale. “Vediamo le prove che i servizi segreti coltivano in modo ingannevole i politici di tutti i livelli di governo per promuovere gli interessi dei Paesi stranieri”. Duncan Lewis, predecessore di Burgess, è dello stesso avviso: “Qualcuno stava tentando di prendere il controllo del sistema politico australiano attraverso lo spionaggio e la manipolazione, soprattutto nell’episodio di una campagna ad ampio raggio che ha preso di mira anche i media e le università”.

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I funzionari dei servizi segreti sostengono che ci siano stati degli sforzi del misterioso manipolatore, la cui identità non è stata ancora confermata, per influenzare la politica d’oltreoceano attraverso donazioni, investimenti e gruppi comunitari. Che, inoltre, sono aumentati nel corso degli anni. Ovviamente, come si suol dire, “i balli non si fanno da soli”: anche gli Stati Uniti si rivelano preoccupati da questa situazione, mettendo in guardia il loro alleato. Australia e America, infatti, sono membri dell’alleanza Five Eyes per la condivisione dell’intelligence, che comprende anche Gran Bretagna, Canada e Nuova Zelanda.

Francesco Bulzis

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