MINORI E DIPENDENZA SOCIAL - Meta sotto accusa

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cms_32268/1.jpgTrappole per bambini e giovanissimi per creare dipendenza. Meta è sotto accusa e si trova ora sotto tiro dopo il j’accuse di ben 41 stati americani, tutti insieme in difesa dei diritti dei minori. Il caso è senza nessun precedente e pone la società cui fanno capo Instagram, Facebook, WhatsApp e Messenger a difendersi da accuse pesanti come lo sfruttamento di tecnologie per rendere dipendenti i giovanissimi. La Class Action promossa dalla maggior parte degli Stati americani è capeggiata da Colorado e California e l’atto di accusa rivolto a Meta - in particolare verso Facebook e Instagram – è di aver violato le leggi sulla protezione dei consumatori, ingannando gli utenti sulla sicurezza delle sue piattaforme e nel contempo intrappolando i minori attraverso alcune caratteristiche del prodotto risultanti manipolative dal punto di vista psicologico e finalizzate a indurre i giovani utenti a un uso compulsivo e prolungato di piattaforme come in particolare Instagram. A finire sotto accusa sono alcune funzioni delle piattaforme controllate da Meta, come per esempio lo «scroll infinito» e gli avvisi continui e costanti usati per attirare gli utenti più giovani. Meta è inoltre sotto accusa, come detto, per aver violato una legge federale sulla privacy online dei bambini, e di aver raccolto illegalmente i dati personali dei suoi utenti più giovani senza il permesso dei genitori.

cms_32268/2_1698549021.jpgSecondo gli Stati americani che si sono mossi congiuntamente contro la società di Zuckerberg, Meta ha come scopo solo il profitto e per perseguirlo sfrutta tecnologie senza precedenti per attirare prima e intrappolare poi, giovani e adolescenti. Sull’onda di ciò che stanno facendo la maggior parte degli stati americani, si muove anche l’Europa: la Gran Bretagna ha approvato leggi che impongono alle piattaforme di social media di aumentare le protezioni per la privacy e la sicurezza dei minori online. Lo scenario non certo roseo per l’immagine di Facebook, trova un precedente non solo nelle vecchie accuse relative al caso Cambridge Analytica e nelle successive talpe che hanno spifferato ai giornali ciò che accade dietro le quinte, ma anche a ciò che accadde due anni fa, quando sempre Facebook manifestò l’intenzione di sviluppare una versione per minori della sua famosa app Instagram. Le proteste che ne seguirono portarono Meta ad abbandonare l’iniziativa. Messo con le spalle al muro, dopo aver già affrontato in passato come detto burrasche giudiziarie legate a furto di dati e altre operazioni poco lecite ai danni di ignari utenti, Facebook torna nuovamente sul banco degli imputati, un modo anche questo per far parlare di sé. Le preoccupazioni degli stati americani, dai quali si muovono le accuse verso Meta, riguardano due aspetti fondamentali: le fragilità dei minori e il loro rapporto con i device.

cms_32268/3.jpgSpesso lasciati soli davanti a uno schermo, i bambini crescono utilizzando smartphone e tablet con cui non hanno una percezione precisa dei rischi a cui vanno incontro. Gli appelli dei pediatri, psicoanalisti e psicologi su come i social e gli schermi in generale possano incidere negativamente sulla crescita, sul comportamento, sul deficit di attenzione e di concentrazione a causa della costante ed eccessiva esposizione ai flussi di informazioni online, non è una colpa però da attribuire alle sole piattaforme. I social network, se ben utilizzati e sotto l’egida degli adulti, possono avere un effetto stimolante per sviluppare conoscenze e implementare l’informazione. Le attività di comunicazione e di intrattenimento online sono inoltre rilevanti per sviluppare l’autonomia psicosociale degli adolescenti, e sono uno dei fattori che promuovono lo sviluppo dell’identità personale. Non basta allora proibire o sanzionare le piattaforme social. Bisogna intervenire attraverso una educazione ai media che sia in grado di rendere maggiormente consapevoli un pubblico di utenti (i minori) non ancora capace di comprendere determinate dinamiche presenti all’interno del funzionamento dei maggiori social network. Un’adeguata vigilanza limiterebbe probabilmente la forza propulsiva e divulgativa di contenuti che i social hanno.

Andrea Alessandrino

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