MISERICORDIA RECIPROCA PER PACE E VITA

PAPA FRANCESCO E IL SUO APPELLO AL "PERDONO"

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Papa Francesco, essendo stato innalzato al soglio di Pietro giungendo “dai confini del mondo”, non a caso ha scelto di chiamarsi come l’umile fraticello di Assisi del quale ha inteso seguire l’esempio di povertà e ricerca della fraternità e della pace, essendo ben conscio che questa si raggiunge perseguendo quella tolleranza e misericordia da cui si origina il Perdono quale imprescindibile anello di ricongiunzione al Cielo.
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Pertanto, nell’ultimo appello in occasione della sua visita alla Basilica di Santa Maria degli Angeli di Assisi, come aveva già fatto rivolgendosi alla famiglia nel corso del suo primo Angelus, questo Pontefice ha sempre additato, proprio nel “Perdono”, l’arduo sentiero da seguire perchè conduce a quella “gioia della serenità e della pace” che necessita a tutte le compagini di aggregazione umana oltre che alle singole persone che “ se vivono rinchiuse nel rancore e covano odio...rovinano la vita propria e altrui”.
Ne consegue che non conosce tregua l’amara riflessione del Papa circa le drammatiche pieghe che segnano il mondo a causa dell’umana irrazionale cecità verso il necessario dovere di ricercare una globale sintonia in linea con un positivo dispiegarsi della vita in ogni ambito.
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Essendone conferma anche l’ultimo monito: “IL mondo ha bisogno di perdono” di cui indica la sconfinata provenienza da quel Padre di tutti, “Padre misericordioso che, con tanta pazienza, ci comprende e ci attende, non stancandosi mai di perdonarci se sappiamo tornare a Lui con il cuore contrito”; nel contempo, spronandoci a “non stancarci mai di chiedere perdono”, il Papa ci esorta: “impariamo ad essere misericordiosi con tutti...sentire misericordia è il meglio che noi possiamo sentire e un pò di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto”.
Appunto, praticando la misericordia che induce alla riconciliazione del Perdono, coniugheremmo al meglio quella “originaria apertura alla trascendenza che è insita nel cuore dell’uomo”, essendo “sete dell’Assoluto” di cui va seguito l’esempio di misericordia verso tutti.
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Proprio nella globale capienza di quel “tutti” si compendierebbe lo stesso solidale tendere alla sostanziale “cooperazione per il bene comune dell’umanità...per favorire la giustizia, per promuovere la riconciliazione, per costruire la pace.... tutti essendo responsabili verso questo mondo e verso l’intero Creato che dobbiamo amare e custodire... nel dialogo in amicizia e reciproco rispetto quale che sia la tradizione religiosa: cattolica o musulmana”.
Nella speranza che, finalmente, lo spirito di conservazione e custodia del Creato possa prevalere su ataviche tradizioni con travisamenti e relative strumentalizzazioni che, nei vecchi come nei nuovi nostri tempi, all’insegna di un bianco vessillo rosso-crociato o nero come il buio della ignoranza e della disperazione, ci hanno consegnato troppi pregiudizi e rancori duri a morire.

Rosa Cavallo

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