MI RACCONTO

"Per me la fotografia è uno stile di vita"

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Spesso mi chiedono cosa sia per me la fotografia e la mia risposta è sempre la stessa, la fotografia è diventata per me uno stile di vita; come diceva Richard Avedon "Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, è come se avessi trascurato qualcosa di essenziale. È come se mi fossi dimenticato di svegliarmi", ed proprio così, la mia macchina fotografica è sempre lì, pronta ad accompagnarmi nelle mie giornate.

Ho sempre fotografato, senza pensare che questa passione un giorno sarebbe diventato il mio lavoro, un lavoro che mi consente di tirare fuori tutta la creatività che ho dentro, che mi permette di uscire dagli schemi per esprimere me stesso.

Cinque anni fa, dopo aver sistemato per l’ultima volta la mia scrivania, spensi le luci del mio vecchio ufficio, chiusi la porta alle mie spalle ed andai via, senza guardarmi indietro, pronto a salire su un treno che non sapevo dove mi avrebbe portato.

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Quello fu il momento in cui varcai una linea immaginaria tra la sicurezza di un lavoro che non mi dava più quello che cercavo e l’incertezza di un futuro che al momento non sapevo cosa mi avrebbe regalato.

Sono stati cinque anni duri, nel corso dei quali ho dovuto combattere anche contro chi, non capendo la mia scelta, mi guardava con occhi sospettosi o mi additava come folle.

Alla fine del duemiladiciannove la svolta, l’incontro con la fotografa Ivana Porta Sunjic e con il suo metodo, un metodo che ha rivoluzionato il mio modo di scattare, demolendo una serie di sicurezze che mi portavo dietro, ma come quando si butta giù un muro, ho scoperto un orizzonte diverso, un panorama fatto si di tecnica, ma soprattutto di idee, di creatività e di capacità di osservazione, che mi ha insegnato a cogliere lo straordinario nell’ordinario, come dice sempre lei ai suoi allievi.

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Mentre vivevo questa nuova stagione del mio lavoro ecco che il virus e le terribili restrizioni di una primavera che non abbiamo vissuto, hanno provato a bloccare il mio desiderio di spiccare il volo. Erano giornate piuttosto buie, ma è stato lì che Ivana con la sua contagiosa forza di volontà, mi ha dato lo spunto per reinventarmi ancora una volta.

Quello è stato il periodo più lungo di studio e soprattutto di desiderio di raccontarmi. Ho recuperato gran parte del materiale scattato in dieci anni di passione per la fotografia e l’ho raccolto in un libro fotografico, mentre continuavo a studiare il metodo che mi ha cambiato la vita.

A fine lockdown, quando stavo cercando di capire cosa fare e come proporre al pubblico la mia arte, è stato il destino a venire, ancora una volta verso di me, facendomi incontrare alcune persone che mi hanno aiutato a rilanciare il mio "lavoro".

Da lì è nato un nuovo percorso, o meglio si è affermato un percorso sulla fotografia delle emozioni, un progetto fotografico al quale tengo particolarmente ed è incentrato sulla ricerca e sulla capacità di catturare le emozioni di chi è davanti alla mia macchina fotografica.

Oggi, da ragazzo timido che voleva diventare un fotografo, grazie agli incontri fatti in questi anni, sono diventato molto più sicuro di me e della mia arte e sono pronto a salire su un nuovo treno per raccontare il bello del nostro mondo e soprattutto raccontare le emozioni che ognuno di noi vive quotidianamente.

Enrico Duratorre

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