Madri lavoratrici in colpa?

Lo spot che ha destato critiche

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Un noto marchio di borse e scarpe, in occasione della Festa della mamma, ha realizzato uno spot che fa leva sul senso di colpa delle madri lavoratrici. Ma di cosa tratta il video incriminato? Si parla di un consulente del lavoro il quale convoca nel suo ufficio le dipendenti e, richiamandole, sottolinea il fatto che esse non abbiano svolto al meglio il proprio lavoro. Le donne, incredule, chiedono delucidazioni. Il capo artefice del richiamo, sollecitato dal consulente, fa entrare nell’ufficio dei bambini, i quali leggono alle proprie madri delle lettere in cui esprimono il loro disappunto per la loro assenza a casa, dovuta al lavoro e agli orari da rispettare. La richiesta è quella, insomma, di essere più mamme e meno lavoratrici.

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Tantissime sono state le critiche al video mosse da più parti del Paese. Per tale ragione una madre lavoratrice, a nome di tante altre donne, con una sua lettera all’azienda ha chiesto la cancellazione immediata dello spot. La stessa ha commentato dicendo: "Volevate colpire il nostro cuore, siete riusciti a darci sui nervi e sicuramente quello della conciliazione fra lavoro e famiglia è un nervo scoperto per molte donne. L’uniformità degli argomenti mostra quanto questo nervo scoperto sia trasversale per censo, età e geografia: a guardare la sollevazione si direbbe un’emergenza. E che un’azienda abbia confezionato uno spot promozionale su una rivendicazione sociale, facendo leva su un disagio, si fa fatica a digerirlo”.

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Le donne lavoratrici faticano, si sa, quotidianamente. Hanno ritmi a volte disumani e spesso non sono affiancate dai loro mariti o compagni, come se crescere figli riguardasse solo le madri. Molte sono state le critiche, inoltre, per aver coinvolto i bambini. A quanto pare, lo spot è stato realizzato con delle donne che realmente lavorano nell’azienda, con i loro veri figli, i quali dalla postazione del datore di lavoro le accusano perché quello che fanno non è abbastanza.
Quello che le mamme spiegano fra un’indignazione e l’altra - si legge in una nota testata - e probabilmente anche tra le mura domestiche, è che il loro lavoro è realizzazione personale, autonomia, ma anche la possibilità di dare un futuro ai loro figli e alle loro figlie. Che fare questo non è sempre facile, e perciò si sarebbero aspettate sostegno, e non una messa sotto accusa”.

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Ci sono voluti anni affinché si potesse raggiungere la parità dei diritti con l’altro sesso. Sfatiamo dunque il mito secondo cui deve essere sempre la donna a dedicare più tempo alla famiglia. Recuperiamo la dimensione del focolare con la presenza più massiccia anche dei papà. Ne gioveranno tutti!

Ester Lucchese

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