Master Class informale per un mattatore del Cinema

Antonio Albanese tra classe e semplicità

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Nonostante la presenza del primo cittadino di Bari, il sindaco Antonio Decaro, seduto in sala accanto al direttore Felice Laudadio, la lezione di cinema in programmazione per la IV giornata del Bif&st ha, fin dalle prime battute, preso la piega della chiacchierata tra amici. Visibilmente emozionato dall’accoglienza di un pubblico che sa riconoscere nell’uomo la persona meno Cetto Laqualunque del mondo, Antonio Albanese si è concesso, scevro da tutte le maschere che hanno caratterizzato il suo successo al cinema.

La lezione di cinema è stata preceduta dalla proiezione del film Qualunquemente (2011) diretto da Giulio Manfredonia, con cui Albanese ha portato, per la prima volta sul grande schermo, il personaggio più grottesco ma anche più riuscito della sua carriera, quello di Cetto, l’eccentrico politico colluso con la mafia.

E c’è del geniale se si riesce a rendere simpatico, esilarante addirittura, un soggetto cinematografico che definire discutibile è decisamente riduttivo.

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“Per me la comicità è una delle forme d’arte più elevate in assoluto, con una distinzione: io non sono un satiro. La satira ride di altri, io sono invece un umorista, perché l’umorista ride con gli altri”.

Chiarisce subito l’attore, con parole chiare, il suo modo di intendere il personaggio di Cetto, sgombrando il campo a parallelismi con la politica attuale e, nello specifico, con la figura di Silvio Berlusconi. “Io credo che questo sia uno dei film più drammatici che io abbia mai fatto. Vi racconto un aneddoto: eravamo al Festival di Berlino, dove continuavo a chiedermi quale sarebbe stato il giudizio di quel tipo di pubblico. Silenzio in sala per tutto il tempo della proiezione, un silenzio preoccupante, neanche una risata. Alla fine della proiezione, parte un applauso fragoroso ma composto. Si apre il dibattito, a questo punto un tedesco si alza in sala e grida: «Signor Albanese, che bel film drammatico!».

Tanti i personaggi portati al successo da Antonio Albanese: da Frengo a Epifanio, da Alex Drastico a Cetto LaQualunque. “Uno dei complimenti più belli che ho ricevuto lo ricordo perché ero all’aeroporto, ed io non prendo spesso l’aereo. Un signore mi si avvicina e mi dice: «Ma lei è quello che fa Alex Drastico? Che bravo, però non si arrabbi, porterebbe i miei complimenti a quello che fa Epifani?». A quel punto l’ho abbracciato con simpatia, per me è stata un’importante attestazione di stima. Ma tanti sono i personaggi a cui sono legato, per esempio Perego”.

Il personaggio di Perego nasce nel ‘97 all’interno dello spettacolo ‘Giù al nord’, che Albanese ha portato trionfalmente su e giù per l’Italia l’anno dopo. Un vero laboratorio in cui l’attore, grazie al suo talento, riesce a stupire il pubblico con la creazione di un sorprendente numero di maschere stralunate e poetiche. L’esperienza con questi personaggi non è mai archiviata del tutto.

Proprio in questi giorni sto ultimando un mix per una serie televisiva che andrà in onda ad ottobre. Una mia idea, elaborata su sei puntate da trenta minuti l’una, intitolata ‘I topi’. Tratta le vicende di una famiglia di latitanti che vive in un bunker. Mi è sembrata l’occasione giusta per far rivivere Alex Drastico in uno dei personaggi, Sebastiano, sia pure con le dovute rielaborazioni”.

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Una delle caratteristiche di Antonio Albanese è che preferisce lavorare con colleghi con cui ha già sperimentato una certa aderenza. Una simbiosi che consente di annullare le distanze che si vengono a creare tra fisicità diverse. “Io lavoro tendenzialmente sempre con gli stessi attori, perché mi conoscono, evitando le difficoltà di cominciare daccapo con un collega che non si conosce. Vi faccio un esempio: la capacità unica e rara di Nicoletta Braschi di riuscire ad interagire con la fisicità importante di un personaggio come Benigni non è assolutamente facile. Eppure lei riesce ad aderirgli perfettamente, con i suoi tempi, i controtempi, le sue pause mai fini a se stesse”.

Antonio Albanese non è mai sopra le righe, non si sovraespone mai in visibilità forzate. C’è solo se ha realmente qualcosa da dire, contenuti da offrire.

Io amo il mio lavoro. In teatro arrivo anche due ore prima perché non vedo l’ora di salire sul palco, e per questo, ahimè, i colleghi mi prendono in giro. E poi, per un profondo rispetto per il pubblico che ha dovuto uscire di casa ed organizzarsi per venirmi a vedere. Forse è proprio per quel senso di rispetto per il mio lavoro che i registi che hanno lavorato con me mi richiamano sempre”.

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E’ il momento di dispensare consigli ai ragazzi in sala che intendono intraprendere la carriera di attore. Antonio Albanese si rifà ad una frase ad effetto: “Tutti possono fare gli attori, tranne alcuni attori. Ricordatevi che se siete motivati dalla voglia, si può fare qualsiasi cosa, anche costruire un piano in più al Petruzzelli. E’ importante conservare la voglia di stupire il pubblico: questo è un lavoro molto faticoso, però se ci credi nessuno ti può fermare. Non c’è cosa più bella di creare qualcosa che il pubblico non ha mai visto. Per esempio, secondo me, la prosa oggi andrebbe ridisegnata con una drammaturgia nuova, adeguata ai tempi. Occorre uno sviluppo, altrimenti non si coinvolgono i giovani che si sono stufati di vedere lo stesso spettacolo riproposto in quarantadue modi diversi. Certo è un processo rischioso, ma non più di quanto lo sia stato duecento anni fa. Il teatro cresce solo adeguandosi ai nostri tempi, con un linguaggio contemporaneo, diverso, pur senza abbandonare la prosa”.

Antonio Albanese, in serata, ha ricalcato il palco del suggestivo teatro per ritirare il premio Fellini per l’eccellenza cinematografica. Le parole della motivazione del premio sono la sintesi e l’essenza dell’attore, regista, scrittore e imitatore.

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“Ad Antonio Albanese, un attore che sarebbe molto piaciuto al maestro Fellini, per la sua vivace follia, per la sua capacità unica di inventare ed interpretare personaggi diversi. Un’artista che tra teatro, televisione e cinema continua a sorprendere gli spettatori in virtù della volontà di affrontare costantemente le nuove sfide, per raccontare, con ironia e acume, gli italiani di oggi, in tutte le loro debolezze e contraddizioni ma anche con una grande umiltà. Antonio Albanese è un attore e un regista necessario per il nostro cinema, per la sua capacità di dar vita a personaggi tanto estremi quanto surreali, tanto sconcertanti quanto teneri, proiettandoli per sempre nel nostro immaginario…”.

Maria Cristina Negro

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