NATURA AMICA

La Verbena

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La verbena era una delle piante magiche più note e diffuse tra le popolazioni antiche.

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Alcuni fanno derivare il suo nome da Venere mettendo così in risalto le proprietà afrodisiache, confermate da Ippocrate (V sec. a.C.) che raccomanda il decotto di verbena per curare la sterilità delle donne, e Galeno (II sec. d.C.) che indica la verbena per “fortificare il membro”.

cms_23966/2_1638072886.jpgAltri invece associano il termine all’etimo “verber” frusta, perché i suoi rami legati in fascio fungevano da frusta nelle cerimonie rituali e propiziatorie.

In passato la verbena (Verbena officinalis) era considerata così efficace in campo amoroso che per conquistarne il cuore della persona desiderata bastava toccarla dopo essersi sfregati le mani con il succo di questa pianta.

I Romani addirittura la chiamavano “Herba Veneris” e la ritenevano dotata della capacità di riaccendere anche le passioni più sopite.

Le sale per i banchetti dell’imperatore Nerone avevano soffitti intarsiati di avorio, i cui pannelli scorrevano per lasciar cadere una pioggia di verbena e altri profumi, al fine di accrescere negli ospiti l’allegria sensuale.

Alla verbena erano riconosciuti molti poteri, spesso di valore opposti.

Come simbolo di pace era deposta nelle zone sacre dai sacerdoti latini, i Feziali, quando erano in corso trattative sia con gli alleati che con i nemici.

cms_23966/3.jpgQuale elemento di protezione dal malocchio e dai demoni venivano coltivata in casa, come ricorda lo stesso Piero Ispano, medico e futuro Papa Giovanni XXI (XIII sec).

La verbena selvatica cresce ai margini dei boschi e nei luoghi sabbiosi, produce graziosi fiorellini di un delicato color malva dall’aroma tenue.

La pianta contiene un glucoside, la verbenalina, che se assunto quando l’arbusto è fresco ha proprietà terapeutiche di antispasmodico, antinfiammatorio, antidolorifico.

cms_23966/4.jpgPerché la verbena scaturisca le sue qualità afrodisiache, è più potente la selvatica di quella coltivata, si deve raccogliere in una notte di luna piena con la mano sinistra, secondo uno specifico rituale: prima di recidere la pianta è obbligo propiziarsi i favori della natura versando del miele nella terra che l’ha generata e intrecciando intorno ad essa un ferro modellato a forma di cerchio. Non andrebbe inoltre dimenticato di appendere la verbena all’ombra, il più in alto possibile, facendone seccare separatamente gambo e radici.

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Il suo impiego puramente alimentare è ritenuto secondario, anche se le cimette più tenere vengono mescolate nelle insalate.

Diana Filippi

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