NEL MONDO 33 MILIONI I CASI E OLTRE 1 MILIONE I DECESSI

In Italia i decessi salgono a 35.875. Ricciardi: "Seconda ondata? Mai finita la prima ma virus ripartito"

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Nel mondo sono più di 33 milioni i casi di coronavirus, mentre quasi un milione di persone ha perso la vita per complicanze legate all’infezione. Sono dati della Johns Hopkins University, che aggiorna a 33.078.537 il numero dei contagi a livello globale. Si avvicina al milione, invece, il numero delle vittime, attestato a 997.737 per la Johns Hopkins University.

Gli Stati Uniti restano il Paese più colpito, con oltre sette milioni di casi, seguito dall’India, dove sono stati superati i sei milioni di contagi.

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cms_19281/Min_Sanita_ISS.jpgSecondo i dati del ministero della Salute,in Italia i positivi sono sopra quota 50mila. Nelle ultime ore sono stati registrati altri 24 morti, che portano il totale a 35.875 dall’inizio dell’emergenza. I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 271.Nessuna regione ha registrato zero contagi.Picco di casi in Campania , segue il Lazio, il Veneto. Scende la Lombardia. Un solo riscontro in Valle d’Aosta, 2 in Friuli Venezia Giulia e 4 in Abruzzo e Molise.

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E’ iniziata la seconda ondata in Italia? "In realtà non è mai finita la prima. Abbiamo appiattito la curva ma tecnicamente l’azzeramento non è mai avvenuto. E ora, dopo i comportamenti estivi e il freddo, il virus è ripartito". Lo ha detto Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, intervenuto a SkyTg24. Un fenomeno atteso, ha spiegato l’esperto.

Aumentano i casi di Campania e Lazio "ma i numeri sono ancora controllabili, anche se queste regioni hanno visto aumentare i casi di oltre il 100%. Non siamo ancora alla dimensione del lockdown, ma servono misure stringenti" ha aggiunto. "Il lockdown comunque va fatto a misura del focolaio epidemico", ha chiarito Ricciardi, specificando che si tratta "dell’ultima strada", da applicare per spegnere i focolai.

Riguardo ai posti in terapia intensiva, questi "sono stati raddoppiati, oggi sono più di 10mila e su quella sono abbastanza tranquillo. Il problema sono i posti in sub-intensiva, i pronto soccorso. Su queste cose l’Italia è a macchia di leopardo: ci sono Regioni pronte e altre ancora impreparate", in particolare per quanto riguarda gli accessi separati tra pazienti sospetti Covid e non. "Occorre accelerare i preparativi, per evitare di andare in terapia intensiva" ha affermato.

Quanto ai "test rapidi sono migliorati notevolmente. Negli aeroporti, nelle scuole e quando bisogna fare analisi su grandi masse di popolazione diventano un’opzione molto seria. Non sono ancora affidabili al 100%, però consentono sicuramente di identificare i super diffusori e quindi sono uno strumento importante. Per primi al mondo abbiamo iniziato ad utilizzarli negli aeroporti, stiamo pensando di utilizzarli anche in altri ambienti, per esempio le scuole".

Parlando degli altri Paesi, Ricciardi ha spiegato che il tampone per chi proviene dalla Gran Bretagna "non è ancora all’ordine del giorno. In questo momento la Gran Bretagna non presenta dati come la Francia e la Spagna su cui abbiamo preso delle misure adeguate" ha detto l’esperto. "Abbiamo proposto che il meccanismo dei tamponi fosse coordinato a livello europeo, per evitare che dai Paesi dove c’è un’alta circolazione i cittadini arrivino senza controllo", ha ricordato.

Poi gli stadi. "Abbiamo privilegiato l’apertura delle scuole mettendo in circolazione dieci milioni di persone all’interno di ambienti chiusi, non è pensabile di aprire a migliaia di persone degli stadi - ha ribadito Ricciardi - È qualcosa che in questo momento non è pensabile, sarà pensabile nel momento in cui effettivamente continueremo a tenere la circolazione del virus sotto controllo. In questo momento, con i nostri dati e con quelli dei Paesi circostanti, non ci possiamo permettere di abbassare la guardia".

L’esperto è intervenuto anche sulla questione della disponibilità di dosi di vaccino anti-influenza. "Abbiamo aumentato enormemente l’approvvigionamento, ma tutti i Paesi si sono mossi e nel mondo non c’è di fatto neanche una dose di vaccino anti-influenzale. Ma con le dosi che abbiamo, quasi 20 milioni, potranno essere vaccinati gli operatori sanitari, quelli di pubblica utilità e tutte le persone fragili, o per età o per malattia. Questo lo possiamo fare: non possiamo vaccinare tutti gli italiani, ma una parte consistente, che ci consentirà di ridurre notevolmente la circolazione del virus" ha concluso.

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