NESSSUNA LACRIMA ANDRÀ PERDUTA

Francesco esorta alla conversione

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Pensare Dio come padre e servo di tutti non è cosa semplice, soprattutto se in una società come quella odierna, dove l’Io regna sovrano. La prospettiva che Francesco lancia è innovativa, forse per certi aspetti anche sconvolgente, perché mai nessuno mette in evidenza il dolore come formula per la conversione

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La settima santa è appena iniziata, anche se non si avverte molto: ormai cadiamo nel ritualismo di facciata, incapaci di comprendere e accogliere il fratello sofferente. In questi giorni intensi, dove la liturgia ci regala diversi spunti di riflessione, abbiamo il dovere di riscoprire noi stessi. In particolare, bisogna ripartire dalla croce: solo da essa si può aspirare alla vera resurrezione. A rafforzare questa testi è la testimonianza concreta di Gesù, che non ritenne un privilegio l’essere figlio di Dio, anzi decise liberamente di incarnarsi.

Al di là di ogni testi teologica, nel nostro tempo sono tanti i crocifissi messi ai margini della società perché fragili. Il Pontefice delinea la direzione da intraprendere senza usare giri di parole: “Porteremo nella mente e nel cuore le sofferenze dei malati, dei poveri, degli scartati di questo mondo; ricorderemo gli agnelli immolati vittime innocenti delle guerre, delle dittature, delle violenze quotidiane”. Sembra utopico tutto questo, perché davanti al progresso e alla velocità della società la lentezza sembra non essere più ammessa.

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Neanche questa settimana santa riuscirà a cambiare tutto, ma qualcosa bisogna pur fare. Il mondo cristiano deve reagire davanti alla fede dormiente, non si possono accettare fedeli da sagrestia o part-time. La fede sorprende, porta gioia e diffonde la buona novella. Oggi noi cristiani siamo chiusi nel nostro ghetto borghese, sordi davanti alla sofferenza e stupiti della velocità del mondo. Il cambio di passo sarà necessario, altrimenti si resterà in pochi. Tutta la Chiesa (incluso Francesco), è a conoscenza della deriva etica che alberga nel cuore di molti fedeli: siamo cristiani da domenica, che sfoggiano il bel vestito per andare a messa. Ma essere cristiani vuol dire altro, vuol dire andare contro corrente assumendo i rischi del caso. Nessun augurio, ma una sollecitazione a riflettere. Solo così potremo capire chi siamo e cosa vogliamo.

Giuseppe Capano

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