NICOLA D’AGOSTINO, SI RACCONTA IN UN’INTERVISTA

Dai banchi del tribunale agli scaffali delle librerie

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Il mondo dell’arte e quello forense, in apparenza distanti, possono trovare canali di dialogo comuni e stimolanti. Da sempre, avvocati e magistrati sono considerati abili oratori, capaci di convincere con l’uso della parola. Meno nota è la loro attitudine al bello scrivere, abituati, come sono, a utilizzare un linguaggio formale, prettamente forense. Eppure, negli ultimi anni, sugli scaffali delle librerie, si trovano sempre più frequentemente libri scritti da loro, dai principi del foro. Non solo fredde cause giudiziarie, non solo procedimenti amministrativi e udienze. Nelle aule del tribunale e negli studi legali c’è anche un patrimonio di idee narrative che molto spesso gli avvocati possono raccontare, partendo proprio dalle proprie esperienze professionali. Ispirati dalle tante storie che, ogni giorno, per lavoro sono costretti a seguire o semplicemente dalla loro fantasia, gli uomini di legge danno vita a personaggi e intrecci narrativi che catturano l’interesse dei lettori.

cms_605/dagostino_nicola.jpgNicola D’Agostino, barese, di professione avvocato, ha esordito nella scrittura con “La caratteristica L”. Seguono, a distanza di pochi anni, “Baciami ancora” e “Confini violati”. Nei romanzi di Nicola D’Agostino, fiction e realtà si fondono, dando vita ad un genere che è a metà tra romanzo e cronaca: libri nei libri, in cui diversi racconti si intersecano, entrano l’uno nell’altro come matrioske, tracciano sentieri che il lettore non può non esplorare, convergendo in un significativo affresco dei vizi, delle paure, delle speranze di uomini che hanno smarrito le certezze ma che hanno una gran voglia di ritrovarle. Storie che inducono a riflettere sul significato di vecchi sentimenti come l’amore e l’amicizia, sullo stato ambiguo e sfuggente della verità, sui flebili confini tra realtà e immaginazione.

cms_605/melodia_per_epub.jpgStorie, come in “Baciami ancora”, in cui le parole si fondono e vivono attraverso la musica, “Allora, - si legge nella prefazione del romanzo - dov’è il cuore che batte sicuro, sostenendo e dando vita al libro di Nicola D’Agostino “Baciami ancora”? Certamente ed inequivocabilmente nella musica di Puccinni che fa da colonna sonora alla storia di Athor Zicowsky, artista di strada”. Con una scrittura lieve, i romanzi di Nicola D’Agostino ci guidano fra le storie e nella psicologia dei sui personaggi, indagano le crepe dell’esistenza, evocano sentimenti andati e ritrovati. E la lettura, pagina dopo pagina, scorre veloce, fino a condurre il lettore in un punto preciso, in una sorta di luogo geometrico dell’anima, in cui si incontrano dolcezza e brutalità, desiderio e paura, vita e morte. Forte del successo ottenuto, Nicola D’Agostino ha deciso di trasporre sul grande schermo la storia di uno dei suoi romanzi, la storia di Athor e Caterina, teneri e appassionati protagonisti di “Baciami ancora”. Ma lasciamo che sia D’Agostino a parlarci di sé e dei suoi progetti futuri nell’intervista che segue.

Dalle aule di giustizia alle librerie: come si diventa scrittore?

“Lo si è già dentro, credo. Poi qualcosaoffre l’occasione per manifestarlo”


cms_605/copertina_per_epub.jpg“La caratteristica L” (Schena Editore), “Baciami ancora”, “Confini violati” (Adda Editore) sono i suoi tre romanzi. Il legal thriller è il genere letterario diffuso tra gli scrittori-avvocati: quanto la sua professione alimenta i suoi scritti?

Il genere noto come legal thriller è molto incentrato sull’analisi di casi giudiziari. I miei romanzi non hanno propriamente questa caratteristica perché non mi interessa il reportage tribunalizio. Cerco di scrivere storie avvincenti e di costringere il lettore ad appassionarsi a qualcosa, a qualcuno. La professione di avvocato alimenta senz’altro i miei lavori, ma non per i contenuti che, in realtà, il semplice vivere quotidiano propone a chiunque abbia voglia di raccontarli, ma per l’abitudine ad analizzare fatti e a scrivere decentemente per farsi comprendere al meglio; forse è per questo che scrivere un libro è quasi naturale anche per altri avvocati.

Come narratore a chi deve qualcosa?

Alle mie nevrosi. Le persone sane di mente non producono arte, ma la consumano. Si può amare quello che un artista fa, ma bisogna girargli alla larga perché è sicuramente pericoloso.

Ci sono autori a cui è maggiormente legato e da cui si è sentito ispirato?

Amo Proust, Manzoni e Charles Bukowsky. Strano, vero? Comunque l’ispirazione non me l’ha data nessuno. Scrivere è sofferenza e quindi ispirarsi a qualcuno per soffrire sarebbe quasi una forma di perversione

"Baciami ancora" è, mi sembra di capire, il romanzo a cui è più legato...

Non lo so. Di sicuro è quello che mi ha emozionato di più mentre lo scrivevo, forse perché intriso della musica di Puccini. Che c’entra la musica con la scrittura? L’ho detto che gli artisti non ci stanno con la testa…

Ci vuole parlare dei suoi progetti futuri?

Sto scrivendo un nuovo romanzo, sebbene un po’ a rilento perché con un gruppo di amici sto cercando di trasporre sullo schermo la storia del mio secondo romanzo, “Baciami ancora”, di cui è pronta la sceneggiatura e che come film avrà un altro nome. Mi piacerebbe coinvolgere in questa avventura anche tutti i lettori che lo vorranno. Magari, in una prossima occasione, ci torneremo su per spiegare i dettagli.

cms_605/confini_violati_copertina.jpgForse un giorno lascerà la carriera d’avvocato per dedicarsi completamente alla scrittura?

Non penso. Moravia diceva a ragione che gli scrittori propongono sempre la stessa cosa in ogni romanzo. Io non vorrei “finire così”, per così dire, e mi sforzo di sfuggire a questa tendenza naturale, sicché restare libero di fare altro che lo scrittore mi può aiutare a sottrarmi alla noia dell’abitudine che mi ucciderebbe. Forse questo sarà anche un modo per proporre a chi mi legge cose sempre nuove, libere, senza il vincolo di vendere prodotti letterari preconfezionati e “un tanto al chilo”, come la grande editoria ormai impone ai più.

Mary Divella

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