NIKI LAUDA: L’UOMO, IL CAMPIONE…L’EROE

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Tenacia, determinazione e lealtà, sono le tre caratteristiche che da sempre gli hanno dipinto, come marchi indelebili, il suo enigmatico volto da sfinge deturpato dalle fiamme del bolide 312 T nell’incidente di Nurburgring. Un campione nello sport e nella vita imprenditoriale, capace di portare innovazione, anche con pochi mezzi a disposizione, in un periodo non molto florido per il mondo delle quattro ruote sportive. Esempio indiscutibile per tanti assi del volante. Protagonista nel ’76 dell’epica sfida con il britannico James Hunt. Ecco di seguito la sua vita dentro e fuori le piste automobilistiche:

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Dopo il diploma, si forma come meccanico d’auto. Nel 1968 corre nella sua prima corsa, con la Mini Cooper S, a Mühllacken, arrivando secondo. Con la Formula V, nel 1969, inizia a correre sulle monoposto; nel 1970 e la volta della “Tre” e l’anno dopo, grazie a un prestito bancario, prende parte senza successo al Campionato Europeo di Formula 2. Nonostante i fallimenti, però, la casa automobilistica March gli da fiducia facendolo gareggiare nel ‘71 in Formula Uno. Il suo primo Gran Premio è in Austria, ma ancora una volta, sicuramente a causa della mediocrità del mezzo, non riesce ad imporre le proprie qualità: parte in ultima fila e un guaio allo sterzo lo costringe al ritiro. Nel 1972 la March gli offre ancora un sedile, addirittura per l’intero campionato, ma con pessimi risultati. Nel 1973 ricorre a un nuovo prestito bancario, e riesce a trovare un accordo con la BRM; ma la gara migliore è quella in cui rimane in testa al gp del Canada sotto la pioggia per ben 19 giri, ritirandosi solo al sessantaduesimo giro dopo alcuni problemi alla trasmissione. L’occasione della vita arriva nel 1974. Clay Regazzoni, compagno di scuderia alla BRM, lo consiglia a Enzo Ferrari che lo ingaggia nel team di Maranello. Inizia finalmente una nuova era per Niki con il quarto posto nella classifica finale del mondiale: ottiene nove volte la pole position, vincendo in Spagna e in Olanda. Nel 1975, a bordo della leggendaria Ferrari 312 T, Niki Lauda vince il suo primo titolo iridato, con una gara d’anticipo, grazie alla terza posizione guadagnata a Monza. Il 1976, invece d’essere quello della consacrazione, è l’anno del triste epilogo di una carriera iniziata con molti sacrifici: il 1° agosto, nel GP di Germania a Nurburgring, Lauda perde il controllo della sua monoposto che prende fuoco dopo aver sbattuto violentemente il bordo della pista. Il pilota viene estratto dall’abitacolo in condizioni gravissime: riporta ustioni in molte parti del corpo e gravi complicazioni respiratorie.

Le conseguenze dell’episodio drammatico sono rimaste visibili per il resto della sua vita. Dopo esser dato quasi per morto, riesce a riprendersi e a ristabilirsi in tempo record. La sua forza di volontà gli permette di recuperare gran parte delle energie, arrivando, eroicamente, quarto nel GP di Monza. Con due soli gp saltati, in testa alla classifica di pochi punti da James Hunt, nel gran premio del Giappone la pioggia torrenziale lo spinge ad abbandonare la gara, regalando il campionato allo spericolato pilota inglese della MacLaren, giunto terzo a fine gara. Nel 1977, nonostante sia considerato un pilota finito, Lauda vince a sorpresa il suo secondo Mondiale sempre con la Ferrari. Con l’uscita di scena di Luca di Montezemolo, Niki, non nelle grazie del nuovo direttore sportivo, cambia scuderia nel 1978 passando alla Brabham-Alfa. La macchina è diversa, ma le sue elevate doti di pilota gli permettono di conquistare un quarto posto nella classifica finale. Nel 1979, dopo una lunga serie di insuccessi, si ritira dedicandosi alla nuova passione per gli aerei. Nel 1982 rientra nel carrozzone automobilistico a bordo di una McLaren-Ford, arrivando quinto a termine del mondiale, con i GP di Long Beach e Silverstone vinti. Il 1983, a causa dei ripetuti problemi alla vettura, accumula solo pochi punti in classifica, mentre nel 1984 vince il terzo titolo iridato per mezzo punto sul promettente compagno di scuderia, Alain Prost. La deludente stagione 1985 lo costringe al ritiro. Da questo momento si dedica pienamente all’attività imprenditoriale nel settore aereo. Divorzia dalla prima moglie Marlene, con cui ha avuto due figli, Mathias (pilota automobilistico) e Lukas. Nel 2005, Birgit Wetzinger, sua hostess e compagna, gli salva la vita donando uno dei suoi reni, dopo che il primo trapianto era fallito. Nel 2008 si sposa Birgit, di trent’anni più giovane; dalla relazione nascono due gemelli. Nel 2012 il regista americano Ron Howard, gli dedica un film in cui fa rivivere la stagione automobilistica del 1976 di Lauda, il suo incidente e il duello con il controverso campione inglese Hunt.

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Ci vorrà molto tempo per metabolizzare la scomparsa di questo grande, seppur metodico, campione della Formula 1. Aveva da poco compiuto 70 anni. Ha corso la sua ultima gara con caparbietà, riuscendo a sopravvivere dopo un complesso trapianto di polmone a cui era stato sottoposto l’estate scorsa, fino a quando, lunedì sera, delle complicazioni renali lo hanno costretto “al rientro nei box e al definitivo ritiro dalle gare”. Niki, ne sono convinto, ha lottato contro la morte alla sua maniera così come ha sempre fatto sin da quando il destino decise di metterlo sulle piste automobilistiche: con metodo, equilibrio e tanta forza di volontà. E così come già accaduto per Tazio Nuvolari, Enzo Ferrari, Juan Manuel Fangio, Gilles Villeneuve e Ayrton Senna, il suo nome, le sue imprese e la sua vita, sono e rimarranno per sempre nella leggendaria lista degli straordinari uomini delle quattro ruote.

(Foto dal profilo Facebook pubblico di Niki Lauda: si ringrazia)

Umberto De Giosa

 

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