NOI ITALIANI SIAMO FATTI COSI’.

EVERSIVI A PAROLE MA IN REALTA’...PIGRI & INDOLENTI

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Milano. In un gelido pomeriggio invernale mi imbacucco per bene, esco dall’albergo e raggiungo un bar. Sento le lamentele degli altri avventori. Vi è chi borbotta di non riuscire ad arrivare a fine mese, altri lamentano che con i miseri stipendi o le scarse pensioni non ce la fanno nemmeno a tirare avanti sino alla seconda settimana. Recepisco da parte di tutti una forma di rabbia e insoddisfazione per come stiano andando le cose. Dopo essermi riscaldato con un grog bollente imbocco una via centrale. Entro in una profumeria e la titolare fa lagnanze per il calo delle vendite e per l’aumento delle tasse. I giovani si lagnano per il lavoro che non c’è e gli automobilisti sono stufi e indignati dagli ingiustificati aumenti sulla benzina, sui pedaggi e sull’energia. I pensionati tirano moccoli contro il governo, contro l’inps e contro le banche che da quest’anno tarderanno di un paio di giorni L’ accredito pensionistico.

Ma non finisce mica qui.

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Un quotidiano economico denuncia la chiusura di diverse aziende motivo per cui i licenziamenti sono all’ordine del giorno. Anche i call center (ndr. leggi caso Almaviva) mettono per strada centinaia di collaboratori, gli insegnanti sono arrabbiati e insoddisfatti a causa del d.l. 42/16 sulla buona scuola e le forze dell’ordine, che avrebbero tutte le buone ragioni per essere più imbestialite di tutti, sono costrette, per ordini superiori, a dover attaccare i cortei pacifisti che tentano di manifestare il loro dissenso contro i governi. Per dirla in breve sono tutti scontenti e pronti a scendere in piazza ma... a parole! Ripeto, solamente a voce con mugugni, brontolii e lamentele.

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Raggiungo a piedi piazza Duomo. Centinaia di persone formano capannelli dove piagnucolando si raccontano l’un l’altro tutta la rabbia che hanno in corpo. Da vecchio e scafato cronista, interpretando la parte di un novello Masaniello, provocatoriamente e trovando terreno fertile, istigo gli scontenti a partecipare ad una vera e propria rivoluzione per nome e per conto di un inesistente movimento. Li esorto spiegando loro che con i soli musi lunghi, in Italia, non si risolverà mai nulla. Bisognerebbe agire. Li esorto a scendere in piazza. Fra i tanti piagnoni eversivi, solamente quattro/cinque hanno accettato di correre subito in Comune a protestare. Tutti gli altri nel giro di qualche secondo si sono dileguati dichiarando di avere, proprio per quella sera, altri impegni improrogabili.

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Vista la loro abulia per una vera ribellione ho calato il carico da undici. Ho parlato di sanità spiegando loro che tutti noi “poveri mortali” siamo costretti a pagare dei tiket esagerati per ogni prestazioni medica, mentre i nostri governanti, bontà loro, godono in Senato e alla Camera di un’assistenza sanitaria specialistica 24 h su 24...gratis et amore Dei.

Da spietato istigatore seriale ho spiegato che, come hanno sempre fatto in tutte le nazioni del mondo e in tutte le epoche sarebbe giusto, una volta per tutte, mostrare i denti e mostrare a chi di competenza tutta la nostra rabbia. Siamo un branco di pecoroni ho urlato e, rifacendomi ad alcune reminiscenze storico-scolastiche, ho ricordato che i Francesi dal 1789 al 1799 fecero una rivoluzione che provocò la caduta dell’ancien regime retto da Luigi XVI che segnò, finalmente, la fine dell’assolutismo e l’inizio di un epoca nella quale la “borghesia” divenne finalmente la classe dominante grazie all’emanazione della prima “dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino.

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Se avessi parlato ai muri sarebbe stata la stessa cosa.

Aumentai la dose descrivendo la rivoluzione Americana che durò ben vent’anni, dal 1763 al 1783. Sembrava fossi riuscito a convincere i pochi rimasti tanto che per un attimo ho creduto di avere i numeri per entrare in politica e fare carriera sino a quando un signore, ultranovantenne con il volto emaciato dal freddo, e una giacchetta in cotone dal colore indefinito, mi prende sottobraccio e mi chiede se potessi offrirgli un caffè.

Come dirgli di no! Accetto l’invito e lo seguo.

cms_5274/6.jpgSi presenta: ”...mi chiamo don Peppino Garramone, ex insegnate di storia nei licei” e, con fare paterno e accento napoletano, mi invita a desistere dicendomi: “...giovanotto, dovete sapere che in Italia, gli unici due veri periodi rivoluzionari furono brevi. Anzi brevissimi! Il primo avvenne esattamente dal 18 al 22 marzo del 1848 e durò solamente 5 giorni. (ndr. le 5 giornate di Milano) Il secondo, un secolo dopo, fu ancora più risicato. Era il 1943 e Napoli, bersaglio dichiarato da tutti gli eserciti, nazisti e alleati, trovò la forza di ribellarsi e di scendere in piazza dimostrando tutto il disagio dal 27 al 30 settembre dello stesso anno. (ndr. le 4 giornate di Napoli) O vulite capì che in due secoli siamo stati “rivoluzionari” per meno di 10 giorni. Mettetevi l’anima in pace...siamo Italiani e siamo un popolo di pecoroni...Giuvinò mi state simpatico assai, ma sentite a me...”mala tempora currunt sed peiora parantur” (ndr. Stiamo vivendo tempi duri ma ne arriveranno di peggiori)e voi perdete tempo con questi...tornatevene a casa...pensate alla salute...fa frìdde assai e o tièmbe è malamente... ” Mi chiede una sigaretta, anzi due e...scompare tra i clienti del bar.

Accetto il saggio consiglio, mi copro per bene e tornandomene in albergo mi convinco che mai fu più appropriata la locuzione latina “Vox populi, vox Dei”.

il Grillo Parlante

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