NON SI VINCE PIÙ!

E Smith dice che “c’è troppa pressione”

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E anche questa è andata male! Con quella di ieri salgono a 25 le sconfitte nel Torneo delle Sei Nazioni. Se a Cardiff non si è raccolto nulla (partita conclusa a zero punti per l’Italia) e in Francia i 15 punti - più qualche bella giocata individuale - sono arrivati durante la fase di relax degli avversari, in casa contro la Scozia, invece, più che a una battaglia di rugby, abbiamo assistito al festival degli errori; con la differenza che l’avversario ha concretizzato quelle tre/quattro giocate necessarie alla vittoria. Doveva essere la partita del riscatto, la prova di verità e di orgoglio, la battaglia delle battaglie e invece abbiamo assistito a un vano e flebile tentativo di segnare qualche punto per rimanere aggrappati a un match che, tutto sommato, è diventato in salita solo negli ultimi 15 minuti dell’incontro. La terza sfida che ha opposto gli Azzurri agli highlanders, è stata davvero brutta. Il disordine, soprattutto tra le fila Azzurre, l’ha fatta da padrone. Il risultato, ovviamente la dice lunga riguardo alla prestazione dell’Italia, ma vi assicuro che l’Italrugby ha avuto diverse occasioni per ribaltare il risultato, almeno fino a 20 minuti prima della fine del match. Ma non si può pensare, ogni volta, di giocare continuando a sperare negli errori o nelle fasi di stanca dell’avversario.

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I ragazzi erano molto nervosi, c’è troppa pressione addosso. Bisogna eliminare la pressione sulla prestazione, provando a combatterla settimana in settimana”, ha detto, visibilmente teso, Franco Smith in conferenza stampa nel post partita. E ti credo che c’è tensione nello spogliatoio: non si vince da quattro anni! Ma, la pressione, la tensione o i nervi tesi, non bastano a giustificare gli scarsi risultati, in termini di qualità del gioco, dipesi soprattutto dalla mancanza di fondamentali di questo sport. Ancora una volta è mancata la costanza e la determinazione nel lavoro di pulizia dei raggruppamenti: l’Italia ha concesso troppe volte il turn over agli scozzesi. Questo è un serio problema, considerato che gran parte del gioco si sviluppa con l’uscita dell’ovale dalle ruck. Le ripartenze sono così lente da dare il tempo agli avversari di sistemarsi lungo tutta la linea difensiva, costringendoci, spesso, ad andare per le vie centrali. Il morale della favola è che non siamo competitivi in nessuna fase di gioco.

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Ma il tecnico ad interim della nazionale italiana vede il bicchiere mezzo pieno: “Non mi sento di dire che sia stata una performance negativa: abbiamo fatto 250 placcaggi e combattuto alla pari soprattutto in mischia ed in maul. Certo, abbiamo creato diverse opportunità che non abbiamo concretizzato, ma questo è solo l’inizio di un processo di miglioramento e di rinnovamento.” Come dargli torto, oltre tutto è seduto da pochi mesi su di una panchina già incandescente. È difficile biasimarlo, in questo momento. Ha ereditato un fardello molto pesante da portare avanti. Bisogna attendere la fine del Torneo, dandogli tempo per lavorare in tranquillità fino ai prossimi test match. Ma su questo ci torneremo un’altra volta. Sarà di nuovo cucchiaio di legno? Probabilmente si, se consideriamo che per disattendere questa previsione, bisognerebbe vincere almeno 1 dei prossimi due match rimasti, racimolare qualche punto bonus sia in Irlanda che in casa con l’Inghilterra e sperare che la Scozia non vada oltre la vittoria di ieri all’Olimpico. Sulla carta tutto questo è impossibile, ma la matematica non ha ancora condannato gli Azzurri.

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Diamo uno sguardo al match

La prima frazione di gioco si conclude con molti errori da entrambe le parti. L’Italia attacca disordinatamente e non riesce a concludere, mentre la Scozia, nonostante i falli commessi, concretizza con una meta le tre azioni portate nei 22 italiani. Sono 5 le mischie in 8 minuti di gioco. Gli scozzesi impiegano 20 minuti per capire che possono farci male allargando il gioco; infatti arriva al 22° la prima meta (Hogg) con una galoppata sulla fascia destra del campo. E un’altra, questa volta sulla sinistra, fortunatamente viene annullata per in avanti durante il passaggio a Price. C’è molta confusione nel gioco azzurro e anche oggi il XV di Smith non riesce a fare bene il lavoro di pulizia nei raggruppamenti, che ci fa perdere l’ovale in fase di attacco. Si soffre in mischia ordinata e nell’uno contro uno in fase di placcaggio.

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La Scozia, nel secondo tempo ci mette 6’ minuti per trovare l’altra meta. Italia è molto in difficoltà. Gli highlanders, arrivati a Roma con molti problemi, seppur non essendo irresistibili, sono bravi nel placcare e mettere pressione sulla linea dei 22 di Bigi e compagni. Inoltre, l’Italia non riesce a concretizzare il gioco dopo l’uscita dell’ovale dai raggruppamenti. Il gioco italiano è troppo sterile: si percorre il campo inutilmente e, in 40’, sono poche le palle giocate (malamente) nei 22 scozzesi. Al 70’ rimane pure in XIV per un giallo a Zani, concludendo il tentativo di rovesciare il risultato. Finisce 15-0 per la Scozia.

(photo courtesy Guinness Six Nations)

Umberto De Giosa

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