NON SOLO LO SCEMPIO "TORTORA"

PIU’ O MENO GRANDI. COMUNQUE "ORRORI" DA "ILLUMINARE"

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A trent’anni dalla prima sentenza con cui, nel settembre 1986, in appello si era dovuta riconoscere la non colpevolezza di Enzo Tortora, condannato l’anno prima a 10 anni di reclusione in base alle accuse infamanti (di traffico di droga e associazione mafiosa), ritenute credibili pur derivando da un manipolo di pentiti, alla ribalta sempre accesa sull’invariata pregiudizievole situazione di mala-giustizia italiana, sono assurti troppi casi resi arcinoti dai media per detenzioni subite da innocenti; senza contare la decisione estrema, ammantata di “compassionevole necessità”, sempre in nome del popolo italiano, circa la eclatante quanto sostanziale condanna a morte di Eluana Englaro privata di nutrizione e idratazione.

Ma da “illuminare” con i fari della cronaca, ci sarebbero tanti altri emblematici casi di malagiustizia che, ottusa sorda cieca strabica, se non addirittura strumentale anche se con implicazioni meno gravi di una ingiusta detenzione, può compromettere il quieto decoroso vivere di onesti cittadini; come può evincersi dalla seguente esposizione di una paradossale perquisizione, con esito negativo, fatta comunque in danno e onta di un Militare con l’accusa di detenzione di bombe ed esplosivi su denuncia di un soggetto “raccomandabilissimo” e persino “in odore di familiarità con una cosca mafiosa”; lo stesso essendo stato in compagnia della “degna comare” per conto della quale aveva minacciato l’alto Ufficiale di farlo saltare in aria con una bomba; minaccia per cui c’era stato anche il rinvio a giudizio da parte dello stesso PM che, successivamente, ha disposto la perquisizione nei confronti del ...minacciato.

OLTRAGGIO AD UN ECCELLENTE “FILONIDE” TOSCANO

Di un uomo eccellente, contemporaneo “Filonide” suo malgrado, si può ben dire che di scellerata ingiustizia fu visto oltremodo patire.

La sua aristocratica origine non era da sito tarantino anche se, a Taranto, per lui si compì, come per l’antico Filonide, il simile destino d’essersi visto obbligato ad orinare alla presenza d’un alto graduato perché, forse, ch’erano vuote di bombe anche le sue mutande doveva dimostrare nel corso d’una perquisizione annoverabile come paradosso da manuale oltre che come “giustiziario” granchio madornale; giacché la calunnia, che a cercare bombe in casa d’un Ammiraglio aveva indirizzato, veniva proprio dal manigoldo che, di farlo saltare in aria con una bomba, lo aveva minacciato e per tale reato era già stato condannato.

Nella inequivocabile ricerca d’una rivalsa per la condanna vistasi comminata, l’infamia in danno dell’onest’uomo era stata da quel delatore combinata, avendo avuto laida “COMARE” nel pervicace fine criminale mirante ad oltraggiare l’onore del galantuomo, altresì alto Ufficiale.

Ma, di costui la grandezza morale si vide brillare, pari a sua chiara innocenza nel tener testa, da nobiluomo di vecchio stampo, al paradosso dell’indecenza della visuale strabica di MADAMA INGIUSTIZIA vilmente usata dal sedicente “bombarolo” che, in degna comaraggine, quella perquisizione aveva mandata a cercare bombe presso un uomo di pace, nella sua casa onorata.

A differenza della storia dell’antico tarantino Filonide che, orinando davanti agli ambasciatori romani e proprio sul loro piede, volle sfidare Roma ladrona; nel caso moderno, a farla da padrona, fu la delinquenza che piegò lo Stato, attraverso chi lo rappresentava, alla condizione di “controllore”, se non proprio di guardone, nei riguardi di un uomo probo mentre orinava; pensando a quante volte, nella sua uniforme, si era parato sull’attenti davanti alla Bandiera simbolo della più alta Istituzione, avendo messo in campo tutto il suo onore indenne da ogni iniqua azione e, certo, non si era sognato di finire guardato a vista nel cesso perché, da una STURA DI FOGNA, un ottuso GIUSTIZIARIO ZELO sarebbe stato fatto fesso.

Dello scempio reso ad un onorevole vissuto il ponderoso segno non va perduto, essendo esempio di un mondo rovesciato ma, anche, mondo che non va ignorato, perché può accadere ancora che si vada a cercare una bomba in direzione opposta rispetto a chi minacci di “far saltare” qualcuno sino all’oltretomba.

Né si accetta che ciò avvenga impunemente, perché una perquisizione fatta “gratuitamente” è medaglia di cui vuol fare a meno l’innocente; mentre, sulla credibilità accordata, in danno di un uomo di valore, ad un fetente, neanche il tempo cancella la macchia che resta indelebile al pari della domanda, che nel caso esposto rimane “imprescrittibile”:

<< Come mai, con una perquisizione che si vorrebbe atto dovuto, non si era scomodato quel balordo (da una Procura già conosciuto) allorquando aveva emesso, da bombarolo, il suo minaccioso raglio; e come mai, invece, quando i suoi panni aveva messo addosso addirittura a un Ammiraglio, gli si era voluto dare così gran peso al punto di perquisire, non il reo, ma chi dalla turpe minaccia era stato leso?>>

Quella perquisizione “gratuita” ad un uomo onorevole svergogna proprio certa “DISCREZIONALE BASSEZZA”, degna d’un “ raglio d’asino” che, si sa, raggiunge solo una conforme "INFIMA ALTEZZA".

Rosa Cavallo

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