NO AI LIMITI IN INTERNET

La CGUE interviene sui "pacchetti" a forfait

Giustizia_21_9_2020.jpg

cms_19140/apertura.jpgTelenor, società ungherese che fornisce servizi di accesso ad internet, proponeva due pacchetti di accesso a “tariffa zero” in base ai quali, esaurito il volume dei dati, restava ferma la possibilità di continuare ad utilizzare alcune applicazioni mentre altre subivano un blocco o un rallentamento del traffico. A questo punto I’Ufficio nazionale dei media e delle comunicazioni ungherese, con due decisioni, ha sancito il mancato rispetto dell’obbligo di equo trattamento del traffico. A sua volta, quindi, la Corte di Budapest-Capitale ha chiesto l’intervento della CGUE in via pregiudiziale. La Corte, con la sentenza emessa nelle cause riunite C-807/18 e C-39/19, ha condiviso l’orientamento dei primi giudici nazionali richiamandosi al principio di "neutralità della rete" . Importante decisione che va segnalata perché costituisce l’inizio di un percorso, essendo il primo intervento di interpretazione del Regolamento 2015/2120 della UE, in particolare del combinato disposto dall’articolo 3, paragrafo 1 e 2. Esaminando tali disposizioni la Corte ha indicato chiaramente ai giudici nazionali di bocciare le pratiche commerciali che si discostano da questi principi, perché il numero complessivo di utenti e di fornitori è tale che l’impatto complessivo di tali accordi comprometterebbe in modo significativo l’esercizio dei diritti degli utenti finali. Aggiunge la Corte UE un’importante precisazione, e cioè che la pratica commerciale è di per sé scorretta e illegittima a prescindere dalla effettiva constatazione, nei singoli casi, che effettivamente vi siano state limitazioni nella compromissione dei diritti degli utenti. Ci dobbiamo aspettare che con questa decisione i gestori europei del traffico Internet imparino la lezione e si astengano in futuro dal porre in essere pratiche come quelle cassate dalla Corte UE? Nessuno deve illudersi, ma questo intervento della Corte può consentire a tutti di nutrire una speranza in più a che un cammino complicato verso il rispetto di norme sovranazionali diventi prima o poi la coscienza comune di un popolo unico. Più o meno. Si può dire che siamo ancora all’inizio ma va bene così. In fondo, la parola “UE” è bella anche solo per quello che promette, perché sembra il vagito di un neonato.

Nicola D’Agostino

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