National institute of allergy and infectious diseases: "antivirale remdesivir accorcia tempi di guarigione"

32.735 il totale delle vittime in Italia. Zangrillo: "Virus meno letale adesso"

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Il farmaco antivirale sperimentale remdesivir è superiore allo standard di cura per il trattamento di Covid-19, in particolare ’accorciando’ i tempi di guarigione, secondo un rapporto pubblicato oggi sul ’New England Journal of Medicine’. L’analisi preliminare si basa sui dati del trial terapeutico adattivo Covid-19 (Actt) sponsorizzato dal National institute of allergy and infectious diseases (Niaid), guidato da Anthony Fauci. Lo studio randomizzato e controllato ha arruolato adulti ricoverati con Covid-19 con evidenza di coinvolgimento del tratto respiratorio inferiore (malattia generalmente da moderata a grave).

Gli studiosi hanno scoperto che remdesivir è stato benefico soprattutto per i pazienti ospedalizzati con forma grave di Covid-19 che avevano bisogno di ossigeno supplementare. I risultati sui benefici in altri sottogruppi di pazienti sono stati meno conclusivi in ​​questa analisi preliminare.

Lo studio è iniziato il 21 febbraio 2020 e ha arruolato 1.063 partecipanti in 10 Paesi in 58 giorni. I pazienti hanno firmato il consenso informato per partecipare alla sperimentazione e sono stati assegnati in modo casuale a ricevere le cure standard impiegate nel loro Paese e un trattamento di 10 giorni con remdesivir per via endovenosa, oppure cure standard e un placebo. Il trial era in doppio cieco, il che significa che né gli investigatori né i pazienti sapevano chi stava ricevendo remdesivir e chi un placebo.

La sperimentazione ha chiuso l’arruolamento il 19 aprile 2020. Il 27 aprile 2020 (mentre era ancora in corso il follow-up dei partecipanti), un comitato indipendente di monitoraggio dei dati e della sicurezza che sovrintendeva alla sperimentazione ha esaminato i risultati e ha condiviso le proprie analisi preliminari con il Niaid. L’Istituto ha rapidamente reso pubblici i risultati, descritti nel rapporto pubblicato oggi sul Nejm.

Ebbene, il rapporto rileva che i pazienti che hanno ricevuto remdesivir hanno giovato di un tempo di recupero più breve rispetto a quelli che hanno ricevuto placebo. Lo studio ha definito il recupero come dimissioni dall’ospedale o uno stato medico sufficientemente buono da essere dimessi dall’ospedale. Il tempo mediano di recupero è stato di 11 giorni per i pazienti trattati con remdesivir, rispetto a 15 giorni per quelli che hanno ricevuto il placebo. I risultati sono statisticamente significativi e si basano su un’analisi di 1.059 partecipanti (538 che hanno ricevuto remdesivir e 521 che hanno ricevuto placebo).

I risultati della sperimentazione hanno anche suggerito un beneficio in termini di sopravvivenza, con un tasso di mortalità a 14 giorni del 7,1% per il gruppo trattato con remdesivir rispetto all’11,9% per il gruppo placebo; tuttavia, la differenza di mortalità non è risultata statisticamente significativa. In definitiva, secondo gli autori i risultati supportano remdesivir come terapia standard per i pazienti ricoverati in ospedale con Covid-19 e che richiedono una terapia con ossigeno supplementare. L’8 maggio 2020 il Niaid ha iniziato uno studio clinico (noto come Actt 2) per valutare remdesivir in combinazione con il farmaco antinfiammatorio baricitinib rispetto al solo remdesivir.

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cms_17617/LOGO-PROTEZIONE-CIVILE-NAZIONALE.jpgRispetto a ieri i deceduti con coronavirus in Italia sono 119 e portano il totale delle vittime a 32.735, secondo i dati diffusi dalla Protezione civile. Nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione di Covid-19 sul nostro territorio, il totale delle persone che hanno contratto il virus è di 229.327, con un incremento rispetto a ieri di 669 nuovi casi.

Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale a 138.840, con un incremento di 2.120 persone rispetto a ieri. Le persone ancora malate sono 57.752, 1.570 in meno di ieri. Tra gli attualmente positivi, 572 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 23 pazienti rispetto a ieri; 8.695 persone sono ricoverate con sintomi, con un decremento di 262 pazienti rispetto a ieri, mentre 48.485 persone, pari all’84% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi.

Quattro regioni e Bolzano fanno registrare oggi zero contagi: si tratta di Calabria, Valle d’Aosta, Sardegna e Sicilia. Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 25.630 in Lombardia, 8.025 in Piemonte, 4.570 in Emilia-Romagna, 2.841 in Veneto, 1.766 in Toscana, 1.734 in Liguria, 3.581 nel Lazio, 1.713 nelle Marche, 1.273 in Campania, 1.805 in Puglia, 565 nella Provincia autonoma di Trento, 1.512 in Sicilia, 459 in Friuli Venezia Giulia, 1.168 in Abruzzo, 214 nella Provincia autonoma di Bolzano, 56 in Umbria, 287 in Sardegna, 35 in Valle d’Aosta, 288 in Calabria, 189 in Molise e 41 in Basilicata.

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"Il virus è meno letale adesso". Lo ha detto Alberto Zangrillo, direttore dell’unità di anestesia e rianimazione dell’ospedale San Raffaele di Milano intervenendo in collegamento a Petrolio su Rai Due.

“Troppi hanno parlato di sofferenza fisica senza averla mai vista” e “oggi dopo diverso tempo serve non terrorizzare più le persone perché la carica virale è diminuita come attestano i tamponi”, ha sottolineato. “Attestiamo che il virus non è mutato ma che forse sta risentendo dei fattori ambientali e delle temperature”, ha concluso.

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