Nel SEGNO di GIANO

La mitologia latina

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“Il vecchio Saturno e l’immagine di Giano Bifronte stavano all’ingresso della reggia di Pico” Virgilio (Eneide, libro VII, 180-181).

Una delle ultime straordinarie scoperte archeologiche nel Lazio virgiliano è il ritrovamento a Santa Palomba, l’antica Albunea (tra Roma ed Ardea), di un mosaico di Giano (I secolo d. C.) con l’illusione ottica del giovane e del vecchio. Questo straordinario reperto (unico in Italia) ripropone alla nostra attenzione il tema dominante, sempre attuale, della cultura latina: il mistero del doppio.

Con Giano comincia la mitologia latina, ma alle "favole" dei Latini, identificate con quelle dei Romani, è sempre stata negata la dignità riconosciuta, invece, ai miti dei Greci.

Si è sostenuto, per molto tempo, che i Latini, come i Romani, non conoscevano miti (mythos è una parola greca), ma solo riti (ritus è una parola latina), cioè solo rituali e cerimonie sacre (il "rito" latino, per la precisione, era un concetto di ordine, molto rigoroso, tra le parti di un tutto). I Latini, si riteneva, pensavano praticamente, i Greci miticamente: è un luogo comune della cultura occidentale ritenere che i Greci abbiano fatto tutto prima e meglio degli altri. Le ricerche antropologiche di James G. Frazer alla fine dell’ottocento e soprattutto quelle etnologiche e storico-religiose di A. Brelich nella seconda metà del XX secolo, hanno scoperto e valorizzato i caratteri più autentici ed originali della mitologia latina mettendo in evidenza i temi leggendari che collegavano l’oriente all’occidente mediterraneo prima ancora della colonizzazione greca in Italia.

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La mitologia latina si fonda sul principio originale che la realtà è una totalità duale, negativa e positiva, tenuta insieme dallo stesso legame di opposizione. La mentalità e la mitologia latina sono alimentate da questa perenne ambiguità degli opposti: luce-oscurità, giorno-notte, vita-morte, gioventù-vecchiaia, ma anche ordine- disordine, unità-molteplicità, identità-diversità. Gli elementi fondamentali, presenti anche in ogni rito sacro, erano sempre due, contrastanti e complementari come il fuoco e l’acqua.

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Giano bifronte, una divinità latina che non ha corrispondente in altre mitologie, è una metafora del territorio. I Latini assimilavano la linea dell’orizzonte o la riva del mare a soglie di porte cosmiche e naturali che mettevano in comunicazione il cielo con la terra, la terra con il mare. La porta di Giano, la cosa più antica (come la definiva Ovidio nelle Metamorfosi), è la mente locale dell’immaginario latino dove convergono le logiche opposte che sono, naturalmente, portate a respingersi o ad annullarsi se non ci fosse un mediatore fantastico come Giano capace di "accogliere" un diverso punto di vista: senza questa "apertura" mentale, che è un valore universale, è impossibile ragionare, conoscere e pensare.

cms_3374/foto_5.jpgNella mitologia latina l’immagine di Giano è strettamente legata all’accoglienza del vecchio e saggio dio Saturno nel Lazio come racconta Virgilio nel settimo libro dell’Eneide: “In questa terra giunse dall’Olimpo Saturno scacciato con la violenza da Giove: qui visse in esilio dopo aver perduto il suo regno. Saturno riunì le genti e stabilì le regole comuni. Fu Saturno a chiamare Latium questa terra perché in questi luoghi ospitali aveva trovato, da latitante, un sicuro rifugio dove nascondersi. Il regno di Saturno fu l’età dell’oro per il Lazio e tutti vivevano in pace, ma in seguito nacquero le discordie e le guerre per il desiderio di avere sempre di più”.

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La mitologia latina continua con il re Picus, il figlio di Saturno che fu trasformato in picchio dalla maga Circe: il picchio (Picus viridis) era l’animale totemico dei Latini. Faunus, il figlio di Pico, era la Voce della foresta che aveva il suo oracolo nella sacra grotta di Albunea dove ancora oggi c’è una sorgente sulfurea come ai tempi di Virgilio. Dopo Fauno ci fu il re Latino che ebbe il tragico destino di incontrare Enea.

Giosuè Auletta

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