Nel mondo 7,5 mln di casi .Tarik Jašarević:"Ondate ricorrenti".Bruce Beutler:"Seconda ondata non ci sarà"

Salgono a 34.167 le vittime in Italia.Massimo Scaccabarozzi:"Un giorno per produrre farmaco, per vaccino mesi"

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Nel mondo sono ormai più di 7,5 milioni i casi confermati di coronaviurs. E’ quanto emerge dai dati della Johns Hopkins University che parlano di 7.514.481 di contagi a livello globale. I decessi sono 421.458. Gli Stati Uniti restano il Paese più colpito con 2.023.347 di casi e 113.820 morti.

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La seconda ondata di contagi da nuovo coronavirus ci sarà? "L’Oms, insieme ai partner, continua a lavorare per pianificare qualsiasi scenario. Sebbene non sia noto come si evolverà la pandemia, sulla base delle prove attuali, lo scenario più plausibile è quello di ondate epidemiche ricorrenti intervallate da periodi di trasmissione di basso livello". Lo spiega all’Adnkronos Salute un portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tarik Jašarević.

"Non possiamo supporre che la tendenza al ’ribasso’ della malattia" che si osserva in alcune zone del mondo, al contrario purtroppo di altre, prosegue Jašarević, "si sia verificata naturalmente. Tutto ciò è accaduto grazie alle severe misure di sanità pubblica messe in atto dai Paesi per spezzare la catena di trasmissione nelle comunità. Speriamo di poter mantenere livelli ugualmente bassi nel tempo. Ma il mondo è ancora alle prese con una grande ondata della pandemia di Covid-19 e non c’è spazio per l’autocompiacimento. Tutti i Paesi, compresi quelli che stanno registrando meno casi e stanno allentando le restrizioni, devono continuare a rilevare e testare casi sospetti, isolare e trattare casi confermati e rintracciare tutti i loro contatti; promuovere pratiche igieniche adeguate; proteggere gli operatori sanitari; aumentare la capacità del proprio sistema sanitario".

Il mondo combatte, ma aspetta anche di avere l’arma per definizione contro il virus: un vaccino: "Lo sviluppo di un vaccino - ricorda il portavoce Oms - richiede in genere diversi anni. Anche se si accelerano i tempi, è un lavoro che richiederà tempo. L’Oms sta lavorando con partner di tutto il mondo per velocizzare la ricerca e lo sviluppo di un vaccino sicuro ed efficace e garantire un accesso equo ai miliardi di persone che ne avranno bisogno. Il primo studio sui vaccini è iniziato solo 60 giorni dopo che la sequenza genetica del virus è stata condivisa dalla Cina: un risultato incredibile. Oggi più di 130 vaccini sono allo studio a livello globale, di cui 10 in fase clinica e diversi nella fase di pre-valutazione. L’Oms si impegna a garantire che, man mano che vengono sviluppati medicinali e vaccini, siano equamente condivisi con tutti i paesi e le persone".

Chiarimenti giungono anche sul contagio da parte degli asintomatici: "Abbiamo bisogno di più dati per comprendere meglio come avviene la trasmissione. Le prove attuali suggeriscono che la maggior parte dei contagi avviene da persone sintomatiche ad altre con cui sono state a stretto contatto. Non è ancora noto quanti di questi contagi siano provocati da persone senza sintomi. Durante la conferenza stampa dell’8 giugno, quando Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico per il coronavirus dell’Oms, ha affermato che la trasmissione asintomatica è molto rara, la sua risposta si riferiva a un sottoinsieme di studi e dati condivisi da alcuni Stati membri. In quegli studi, in cui sono stati seguiti casi asintomatici, è emerso come ’molto raro’ trovare una trasmissione secondaria".

Spazio poi al tema dell’immunità. "Ci aspettiamo - assicura Jašarević - che la maggior parte delle persone infette da Covid-19 sviluppi una risposta anticorpale in grado di fornire un certo livello di protezione. Quello che non sappiamo ancora è il livello di protezione o quanto durerà. Stiamo lavorando con scienziati di tutto il mondo per comprendere meglio la risposta dell’organismo a questo virus ma finora, nessuno studio ha risposto a queste importanti domande. Per questo motivo, non può esistere alcun ’passaporto di immunità’ o ’certificato di assenza di rischi’.

Infine, le mascherine: "L’Oms - ricorda - ha aggiornato le sue linee guida sull’uso delle mascherine, incorporando nuovi risultati di ricerca: si raccomanda l’uso di mascherine mediche alle persone malate di Covid-19, a chi si prende cura di loro a casa e agli operatori sanitari quando trattano pazienti sospetti o confermati Covid-19. Nelle aree a trasmissione diffusa, l’Oms consiglia a tutte le persone che lavorano nelle aree cliniche di una struttura sanitaria di indossare una mascherina; nelle aree con trasmissione all’interno della comunità, le persone di età pari o superiore a 60 anni, o quelle con malattie croniche, devono indossare una mascherina nelle situazioni in cui non è possibile il distanziamento fisico".

"I Governi - ribadisce in conclusione Jašarević - dovrebbero incoraggiare il grande pubblico a indossare mascherine laddove vi sia una trasmissione diffusa e il distanziamento fisico sia difficile, ad esempio sui trasporti pubblici, nei negozi o in altri ambienti confinati o affollati. Secondo l’Oms, comunque, le mascherine fanno parte di un ’pacchetto’ di misure di prevenzione e controllo delle infezioni insieme al distanziamento fisico e all’igiene delle mani. L’uso di una mascherina da solo non è sufficiente per fornire un livello adeguato di protezione".

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"Nella maggior parte dei paesi europei e degli Stati Uniti, sembra che il tasso di nuovi casi e il tasso di mortalità stiano gradualmente diminuendo, anche se le persone hanno iniziato a uscire di nuovo, a tornare al lavoro e a interagire di più. Insieme ai lockdown, i cambiamenti nel comportamento (distanziamento sociale, uso di mascherine) sembrano aver avuto effetti protettivi. La popolazione non è così vulnerabile come all’inizio, quando nessuna di queste misure era stata intrapresa. Questo è vero, anche se attualmente solo una piccola percentuale della popolazione è stata infettata. Ma tutto ciò mi porta a pensare che non ci sarà una seconda ondata" di contagi da coronavirus. A dirlo all’AdnKronos Salute è Bruce Beutler, premio Nobel per la Medicina 2011.

Beutler, attualmente direttore del Center for the Genetics of Host Defense dell UT Southwestern Medical Center di Dallas (Usa), ha vinto il prestigioso riconoscimento con i suoi colleghi Jules Hoffmann e Ralph Steinman, grazie al suo lavoro sulle cellule dendritiche e sul loro ruolo nell’immunità adattativa, con cui ha contribuito a svelare alcuni dei più importanti segreti del modo in cui il nostro organismo si difende dagli attacchi esterni attraverso, appunto, il sistema immunitario.

Secondo il premio Nobel, comunque, "tutte le misure di prevenzione di base che abbiamo implementato non basteranno ad eliminare completamente il virus, e la vita quotidiana per tutti rimarrà certamente più scomoda di prima. E’ molto probabile che solo un vaccino efficace sarà in grado di estinguere completamente la pandemia".

Ma quando arriverà il vaccino? "Ci sono opinioni realistiche - ricorda Beutler - secondo cui il vaccino potrebbe essere prodotto su larga scala dall’inizio del prossimo anno. Tuttavia, non vi è alcuna certezza al riguardo". E quando arriverà e potrà essere utilizzato, darà una protezione completa? "Questo non è ancora del tutto chiaro. Molti vaccini offrono una protezione di lunga durata (decenni o anche di più), altri proteggono solo per poco tempo. Ma poiché un vaccino non esiste ancora, non possiamo saperlo".

Anche "le persone infettate che hanno avuto una forte risposta anticorpale - evidenzia l’immunologo - hanno probabilmente meno probabilità di contrarre la malattia una seconda volta e possono conferire ’immunità di gregge’, proteggendo effettivamente gli altri, perché non sono più in grado di essere untori. Ma come per la domanda sul vaccino, non c’è ancora abbastanza esperienza per conoscere il grado o la durata dell’immunità".

Altro tema ’caldo’ di questi giorni: gli asintomatici possono infettare gli altri? "Sì - assicura il premio Nobel - tuttavia, una persona asintomatica è probabilmente meno infettiva di una sintomatica. Indubbiamente, inoltre, molte persone hanno avuto l’infezione da Covid-19 e si sono riprese, non sono mai state diagnosticate". Esiste la possibilità di un danno a lungo termine per i pazienti che guariscono dall’infezione? "Nelle persone gravemente colpite che sopravvivono all’infezione, il danno polmonare può essere permanente e invalidante". Secondo Beutler, infine, è "sicuro che sia possibile essere infettati anche all’aperto, anche se la probabilità è notevolmente inferiore rispetto a uno spazio chiuso".

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cms_17874/LOGO-PROTEZIONE-CIVILE-NAZIONALE.jpgSono 379 i nuovi casi di Coronavirus in Italia nelle ultime 24 ore: di questi, secondo i dati forniti dalla Protezione Civile, 252 (il 66% del totale) sono stati registrati in Lombardia. Sono quattro, invece, le Regioni a zero contagi: si tratta di Sicilia, Umbria, Valle d’Aosta e Molise. In tutto sono 236.142 i casi dall’inizio dell’emergenza mentre il conto totale delle vittime sale a 34.167, di cui 53 nelle ultime 24 ore. Le persone attualmente positive sono 30.637, in calo di 1.073 rispetto a ieri. I ricoverati con sintomi sono 4.131 (-189), i pazienti in terapia intensiva 236 (-13). In isolamento domiciliare si trovano ancora 26.270 persone. Nelle ultime 24 ore si contano altri 1.399 guariti, per un totale di 171.338. In tutto sono stati eseguiti 4.433.879 tamponi (+52.530). I casi testati sono 2.746.545.

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"Produrre un vaccino non è come produrre una compressa, per cui bastano pochi giorni. Per produrre un vaccino occorrono mesi e mesi, in più ogni prodotto ha una sua storia e non si può produrre qualsiasi vaccino ovunque. Servono bioreattori specifici che o hai o non hai, e dire oggi dove sarà prodotto il vaccino contro Covid-19 è difficile perché non sappiamo quale sarà il vaccino (o i vaccini) di successo". Così Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, all’Adnkronos Salute.

"Ci sono nel mondo 136 progetti in sviluppo - ricorda - di cui 8 in fase I e II. Però la ricerca è un processo lungo e non è prevedibile. Ce ne sono appunto 136 allo studio, di cui 33 molto promettenti, ma per dire quale arriverà in fondo bisognerà aspettare i risultati di fase II e III. Poi quello che è importante è che tutte le aziende, in un mondo globale, siano pronte a metterli a disposizione di tutti. La ricerca avviene ovunque, in più Paesi insieme soprattutto in questa fase in cui l’arruolamento deve avvenire dove ci sono i malati. E cosa ancora più importante, molte aziende che sto sentendo, impegnate in questi progetti, stanno parallelamente potenziando le loro produzioni per arrivare ad avere a disposizione miliardi di dosi".

"Il ministro della Salute, Roberto Speranza - prosegue Scaccabarozzi - ha creato una coalizione, la Inclusive Vaccine Alliance, formata da lui, il ministro tedesco, quello francese e quello olandese, che si occuperà della programmazione per far sì che in nessun Paese manchino i vaccini, indipendentemente da dove arriveranno. Se verrà dagli Usa non possiamo di certo dire che sarà solo americano, così come se dovesse essere prodotto in Italia non lo sarà sicuramente solo per il nostro Paese. L’importante è che ne arrivi uno".

"Chiaramente - precisa il presidente di Farmindustria - sarei contento di avere produzione o parte della produzione in Italia, ma l’importante è che questo ’scudo’ arrivi e che le aziende si facciano trovare pronte, sempre considerando che non ci si improvvisa produttori di vaccini: da noi abbiamo qualche hub produttivo e dunque anche alleanze internazionali, ma occorre verificare che questi hub abbiamo gli strumenti adatti a produrre quel o quei vaccini".

Sulla programmazione per la campagna vaccinale anti-influenza stagionale, che dovrebbe mettere al sicuro gli italiani anche da alcuni rischi legati al coronavirus e dal pericolo di ’false diagnosi’ di Covid-19, inoltre, sottolinea il presidente di Farmindustria, "siamo in ritardo". "Il ministero della Salute è uscito con le linee guida, ma non tutte le Regioni sono partite coi bandi. C’è un dialogo continuo ministero-industria, stiamo cercando di fare le previsioni, ma siamo in ritardo". "I vaccini che serviranno a settembre - fa notare Scaccabarozzi - sono già stati prodotti e quelli che produciamo da qui a luglio non saranno disponibili prima di ottobre-novembre, perché i tempi di produzione sono lunghi, a causa dei numerosi test e controlli di sicurezza. Le linee guida ora ci sono, le Regioni devono correre per i bandi. Le aziende sono pronte a programmare e sono coinvolte nel dialogo sul tema dei tempi, ma non spetta a noi fare le campagne vaccinali. Per farci trovare pronti dobbiamo sapere in tempi utili quanti vaccini servono", conclude.

(Fonte AdnKronos - foto dal web - Gi articoli:Tarik Jašarević,OMS:"Scenario più plausibile? Ondate ricorrenti"e Bruce Beutler,immunologo premio Nobel per la Medicina 2011:"Seconda ondata non ci sarà", sono di Barbara Di Chiara)

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