Nel triangolo della magia bianca

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L’Italia, il Bel Paese, la nazione con più luoghi d’arte al mondo. Chiunque venga qui in vacanza resta affascinato da Firenze, Roma, Venezia. Non esiste città senza monumenti, non esiste paese che non abbia un qualche sito archeologico oppure un residuato storico. Ma nella penisola non c’e’ solo bellezza artistica, non esistono solo piazze e chiese, non si pensa solo ai paesaggi naturali. Esiste infatti una solida tradizione relativa ai luoghi misteriosi, ed in ogni Regione si possono trovare siti in cui le ombre oscurano la realtà. Partendo dalla città magica per eccellenza, Torino, unica metropoli al mondo ad essere ricompresa sia nel triangolo della magia bianca, formato assieme a Praga e Lione, sia in quello della magia nera con Londra e San Francisco.

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Nel capoluogo del Piemonte infatti si trova, sconosciuta anche alla maggior parte degli abitanti, la Real Chiesa di San Lorenzo, il primo edificio di culto ad ospitare la Sacra Sindone quando venne portata in Italia nel 1578. Nelle decorazioni e negli affreschi sono presenti 400 angeli, ognuno con un volto diverso, e negli otto spicchi che vanno a formare la volta si delineano altrettanti volti truci. Inoltre, nei giorni dell’Equinozio di Primavera e d’Autunno,è stato osservato un fenomeno sorprendente, allorquando il raggio che entra a mezzogiorno dalla cupola va a colpire l’oblò della prima cappella accanto all’altare, attraverso cui viene filtrato, illuminando un affresco (Dio Padre) che altrimenti sarebbe completamente buio e invisibile. Ma a Torino esistono altri misteri, uno dei quali, meno conosciuto ma non per questo privo di suggestione, è dato dalla disposizione di 5 residenze sabaude, le quali, unite da linee virtuali, andrebbero a disegnare un pentacolo magico. Arrivando poi in piazza Solferino si trova la Fontana delle Quattro Stagioni, a prima vista una normale opera di recente fattura, ma di cui si dice che le statue maschili rappresentino le due colonne del Tempio Massonico, Jachin e Boaz. Tutte e 4 le colonne inoltre sono allegorie delle quattro età dell’uomo e dei 4 processi di trasmutazione alchemica, il divenire del piombo in oro direbbero i più terreni. Altri simboli si trovano sul retro di questa fontana. Basta avere la pazienza di cercarli, e la sapienza per interpretarli. A Torino inoltre venne ospitato Nostradamus, per cui Margherita di Valois, moglie del duca Emanuele Filiberto, fece allestire due laboratori alchemici sotto due torri medievali. E di grotte alchemiche in città ne esisterebbero almeno 30, secondo le leggende ancora diffuse.

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Traversato il Po ci si trova davanti alla chiesa della Gran Madre di Dio, al cui interno, secondo una leggenda, sarebbe nascosto il Graal. Gli indizi sarebbero forniti dalle sue statue situate di fronte alla chiesa, due donne che rappresenterebbero una la religione, con impresso sulla fronte l’occhio divino, e l’altra la fede, con un calice nella mano destra, ed il cui sguardo indicherebbe il luogo dove cercare. Concludendo il tour esoterico non si può infine non fermarsi, dopo aver visitato il Museo Egizio ed il Museo della Sindone, in piazza Statuto. Qui, in questa piazza dove una volta sorgeva Villa Domus Morozzo, la stessa dove soggiornò Nostradamus, si erge un obelisco, sotto cui la vulgata popolare afferma vi sia un ingresso per l’inferno. E forse non è un caso che proprio questa piazza costituisca il vertice del triangolo planetario della Magia Nera. Sono solo leggende, voci, ma possiamo chiudere l’articolo riportando le parole di Giovanni Paolo II, pronunciate in occasione della sua visita proprio nella città sabauda, e che procurarono imbarazzi all’ufficio stampa apostolico: “La città di Torino era per me un’enigma. Ma, dalla Storia della Salvezza, sappiamo che là dove ci sono i Santi entra anche un altro che non si presenta con il suo nome. Si chiama il Principe di questo mondo, il Demonio. Quando ci sono tanti santi è perché ce n’è bisogno. Tu Torino hai bisogno di una conversione eccezionale, superiore”.

Paolo Varese

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