No alla pena di morte!

ONU si alla moratoria sull’uso della pena di morte.

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cms_263/1__ONU_MORATORIA_10193_a24474.jpgL’approccio dell’Italia alla politica estera in questi anni ha mostrato aspetti positivi e negativi: certamente lodevole il suo ruolo, nelle sedi internazionali, nella lotta per l’abolizione della pena capitale. Dopo aver rimosso dal suo ordinamento ogni riferimento alla pena di morte, l’Italia ha iniziato dal 2007 una lunga e tenace azione diplomatica che ha portato in quello stesso anno al voto dell’Assemblea Generale dell’ONU a favore di una moratoria sull’uso della pena di morte. Negli ultimi dieci anni, diversi paesi hanno dichiarato una moratoria sulle esecuzioni come la Sierra Leone e la Nigeria. Dal 2004, in Tajikistan è in corso una moratoria sia sulle condanne a morte che sulle esecuzioni. Ad aprile del 2007, il Re di Giordania ha sospeso le esecuzioni fino a nuovo ordine. Il governatore dell’Oregon Kitzhaber ha annunciato una moratoria nel 2012 e ha dichiarato che non ci sarebbero state altre esecuzioni durante il suo mandato. Altri paesi non hanno eseguito condanne a morte. Per esempio, in paesi come Antigua e Barbuda, Trinidad e Tobago e in Algeria non ci sono state esecuzioni negli ultimi anni.cms_263/2_emma-bonino.jpg

Grazie ai forti richiami contenuti nelle risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite per le quali il governo italiano si e’ attivamente speso, oggi piu’ di due terzi dei paesi al mondo hanno abolito la pena capitale per legge o di fatto, portando i paesi abolizionisti, circa 150, in netto vantaggio rispetto a quelli mantenitori, ancora oltre 50. E’ un risultato certamente straordinario, oscurato pero’ da un gruppo esiguo di paesi che condividono ancora il triste primato nella esecuzione di pene capitali, quali Iran, Iraq, Cina, Stati Uniti, Yemen, Arabia Saudita e Corea del Nord.cms_263/3__205_mappa-generale_pena_di_morte_2012.jpeg

Dal 2003, ogni 10 ottobre, la Coalizione mondiale contro la pena di morte unisce e invita le Ong, le reti, gli attivisti e le organizzazioni abolizioniste di tutto il mondo a mobilitarsi contro questa pratica disumana e primitiva. La Giornata mondiale contro la pena di morte e’ stata ideata nel 2003 dalla Coalizione mondiale contro la pena di morte per aiutare gli attivisti di tutto il mondo a radunarsi e opporsi alla pena di morte e per unirsi alla lotta per l’abolizione universale. La Coalizione mondiale contro la pena di morte e’ un’alleanza di più di 130 organizzazioni non governative, associazioni di avvocati, autorità locali e sindacati. L’obiettivo e’ rafforzare la dimensione internazionale della lotta per l’abolizione della pena capitale e portare in una dimensione globale azioni isolate intraprese dai suoi membri sul territorio. La Giornata mondiale contro la pena di morte del 2013 e’statadedicata alla campagna contro la pena capitale nei paesi caraibici anglofoni

cms_263/4__italia_images.jpgLa nostra Commissione Internazionale contro la pena di morte, l’organismo indipendente costituito da commissari dei diversi Paesi del mondo, confida nell’Italia e nella sua capacita’ di coinvolgere altri nella sua battaglia ad opera non solo del suo Governo, ma anche di altre istituzioni e associazioni, come la Comunita’ di S. Egidio e Nessun Tocchi Caino che da tempo si distinguono per l’impegno esemplare con cui contrastano la pena di morte. Perche’, nonostante l’esiguo numero di paesi mantenitori, sono ormai la maggioranza gli Stati che hanno abolito la pena capitale o che hanno dichiarato l’uso di una moratoria.

Per di piu’, nessuno studio, finora, ha dimostrato che la pena di morte sia un deterrente piu’ efficace rispetto ad altre punizioni, diversamente invece, molti studi hanno non solo dimostrato come il tasso di omicidi sia piu’ alto negli stati che applicano la pena di morte rispetto a quelli dove questa pratica e’ stata abolita, ma anche come questo aumenti rapidamente dopo le esecuzioni. Per non parlare poi del rischio di mettere a morte una persona innocente.cms_263/5__no_alla_condanna_87307.jpg

Negli USA sono più di 130 le persone che sono state rilasciate dal braccio della morte a seguito di sviluppi che ne hanno dimostrato l’innocenza dopo la chiusura del processo. Puo’ uno stato democratico rischiare che un errore giudiziario, una difesa legale inadeguata, eventuali irregolarita’ commesse da polizia e accusa possano condannare un innocente? O, piuttosto, non deve ogni stato che si dice garante e tutore dei diritti dei propri cittadini e della dignita’ umana di ciascuno, poter permettere la riabilitazione di chiunque abbia commesso un crimine? I diritti umani sono universali, indivisibili e inviolabili. Derivano da molte e diverse tradizioni nel mondo e sono riconosciuti da tutti i membri delle Nazioni Unite come standard verso i quali conformarsi. E uno stato che permette l’esecuzione di una condanna a morte, non solo non riconosce il diritto alla vita, ma dimostra la stessa prontezza del criminale nell’uso della violenza. Un approccio di elevata considerazione e azione concreta per i diritti umani a livello di istituzioni internazionali e di relazioni bilaterali, deve diventare il modello per un impegno internazionale dell’Italia (e non solo) in politica estera che risulti complessivamente autorevole e attento a favorire legislazioni e sistemi in cui tali diritti umani vengano garantiti e rispettati.

Mary Divella

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