Nuove frontiere per i trapianti di utero

Entro dicembre a Catania i primi trapianti sperimentali con donatrice in morte cerebrale

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Parla siciliano il grande traguardo realizzato nel campo della sperimentazione per i trapianti di utero. Dopo due anni di un iter burocratico particolarmente impegnativo per i trapianti sperimentali rispetto a quelli convenzionali, e dopo aver ottenuto il parere favorevole di scienziati e delle massime autorità tecniche presenti sul territorio, è arrivato il via libera per quello che diventerà il secondo centro per il trapianto di utero in Europa dopo l’unico attualmente operativo, che si trova in Svezia.

La struttura, già esistente all’interno del Policlinico di Catania, si avvarrà di una convenzione con il reparto di ginecologia dell’Ospedale Cannizzaro.

Coordineranno la nuova attività Pierfrancesco Veroux, direttore dell’Unità operativa complessa del Centro Trapianti di Catania, e Paolo Scollo, direttore dell’Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia del dipartimento materno e infantile dell’Azienda Ospedaliera Cannizzaro di Catania.

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Si tratta della prima autorizzazione nazionale e di una delle prime in campo europeo sul fronte della donazione da cadavere per il trapianto di utero. Questo significa che c’è in Sicilia grande capacità, professionalità e credibilità dei professionisti che operano nel settore. A Catania, dove c’è una tradizione ginecologica e trapiantologica importante, per due anni abbiamo lavorato su questo progetto che il Consiglio Superiore di Sanità ha appena approvato e che rappresenta un passo importante per la Sicilia e per l’Italia intera”, queste le parole del direttore del Centro Nazionale Trapianti Alessandro Nanni Costa nella conferenza stampa di giugno, alla presenza della coordinatrice del Centro regionale Trapianti Bruna Piazza.

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Il direttore Nanni Costa, in un dibattito televisivo, ha precisato l’importanza del programma in quanto assolutamente innovativo: “Il nostro programma prevede l’uso di un donatore di organi che ha delle caratteristiche particolari. Ci siamo preparati con grande attenzione ed esserci arrivati è una grande soddisfazione. E’ un programma che va incontro ad uno dei principali problemi della nostra società che è quello dell’infertilità, e si rivolge a delle donne che hanno una patologia specifica, la sindrome di Rokitaski, malattia rara che colpisce donne che nascono senza utero e a cui spesso si associa l’aplasia vaginale. Dal punto di vista chirurgico sarà veramente interessante osservare le implicazioni della tecnologia dei trapianti applicata al campo ginecologico”.

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Paolo Scollo, direttore dell’Unità operativa ostetricia e ginecologia del “Cannizzaro” di Catania, ha spiegato che il trapianto di utero prevede una condizione temporanea: “Nel protocollo è previsto che, essendo il trapianto finalizzato ad una gravidanza, dopo il periodo fertile l’utero trapiantato possa essere rimosso. Le pazienti sottoposte a trapianto dovranno affrontare una terapia soppressiva per evitare il rigetto, per cui, finita la fase riproduttiva, la paziente potrà scegliere liberamente di rimuovere l’organo per evitare di continuare a prendere gli immunosoppressori che, essendo farmaci, comportano effetti collaterali. Le pazienti sono giovani che sono nate con una patologia mal formativa (sindrome di Rokitaski, ndr) ma hanno le ovaie e quindi posseggono un proprio corredo genetico. Nei casi in cui la mancanza dell’utero si associa ad altre patologie, come per esempio alla mancanza di vagina, in contemporanea faremo anche la neovagina con delle tecniche di chirurgia adeguate.

Stiamo avendo una grande richiesta, quasi inaspettatamente. In Italia c’è l’Associazione delle pazienti con sindrome di Rokitaski che conta oltre 250 iscritti. In questa fase sperimentale abbiamo l’autorizzazione per fare 2-3-4 trapianti all’anno per cui sono fiducioso che potremo soddisfare tutte le richieste. Abbiamo iniziato l’arruolamento delle pazienti, ne abbiamo 30-35 già arruolate ed in attesa. Le prime 4 pazienti sono in corso di preparazione al trapianto e ritengo che entro la fine dell’anno ci sarà il primo trapianto.

Nell’arruolamento, oltre alle pazienti con sindrome di Rokitaski, il protocollo prevede anche pazienti a cui manca l’utero asportato in seguito a patologia benigna o per asportazione conseguente a complicanze dopo un parto.

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Per candidarsi all’arruolamento abbiamo istituito una pagina Facebook, un numero telefonico ed un indirizzo mail, trapiantouterocatania@gmx.com. Le nostre pazienti sono molto motivate anche perché sanno che si tratta di un iter lungo che impegna per molti mesi. Dopo un primo colloquio per valutare la fattibilità della coppia parte un iter di analisi cliniche per la conferma della diagnosi che ci presentano le pazienti, quindi a seguito approvazione la paziente passa al mio centro di procreazione assistita dove verrà sottoposta ad una terapia di stimolazione ormonale. Gli ovociti recuperati vengono quindi crioconservati, questo perché, una volta fatto il trapianto, con gli immunosoppressori non è più possibile stimolare le ovaie a produrre gli ovociti pertanto ci si prepara ad una fecondazione assistita omologa. Dopo la valutazione dal punto di vista immunologico della paziente si procede all’inserimento nella lista di attesa regionale fino a quando non si troverà un donatore.

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Abbiamo richiesto ed ottenuto l’autorizzazione per fare questo tipo di trapianto anche in caso di donna in morte cerebrale. L’organo che andremo a trattare, la pelvi, è una zona molto complessa del nostro corpo per cui, soprattutto la fase dell’espianto, pur in presenza di paziente in morte cerebrale, è una fase lunga in quanto si tratta di espiantare un organo che poi sia possibile reimpiantare con tutte le sue connessioni, sia vascolari che anatomiche, nell’idea che dovrà successivamente condurre una gravidanza”.

Il trapianto di utero apre una serie di riflessioni etiche e morali profonde. In Svezia, unica struttura attualmente operativa nel settore in Europa, presso l’Università di Gothenburg sono stati effettuati trapianti con organi appartenenti a donne in menopausa che li hanno ceduti a donne più giovani. In cinque casi su nove le donatrici erano le madri delle donne che ricevevano l’utero, quindi donne che hanno procreato con lo stesso utero dal quale sono nate.

Il dibattito riaccende il tema delle donazioni che al Policlinico di Catania ha già fatto registrare un forte calo nel secondo semestre del 2018: a fronte dei 25 donatori registrati ad oggi, nello stesso periodo del 2017 se ne erano registrati 45.

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Match it now, alla sua terza edizione,è l’iniziativa che per una settimana, a partire da oggi, mobiliterà più di 180 piazze italiane in una campagna sulla sensibilizzazione alla donazione di organi.

“In Italia abbiamo un registro con più di 400mila donatori di staminali emopoietiche. Il nostro obiettivo è di raccogliere adesioni tra persone giovani al di sotto dei 30-35 anni e per farlo andiamo nelle piazze per una settimana, una volta l’anno. C’è bisogno di questo per curare i malati, dobbiamo raccogliere 30mila donatori giovani all’anno, sono tanti, e durante questa settimana speriamo di raccoglierne 5mila, questo l’appello del dottor Costa, direttore del centro nazionale trapianti dell’Istituto Superiore di Sanità.

Match it Now”, evento nazionale dedicato alla donazione di midollo osseo e delle cellule staminali emopoietiche, è promosso dal Centro Nazionale Trapianti, Centro Nazionale Sangue, Registro Donatori di Midollo Osseo (IBMDR), dalla Federazione ADMO e Dalla Federazione ADOCES. Durante la manifestazione sarà possibile accedere immediatamente al primo screening necessario per l’iscrizione nel Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo.

La settimana è patrocinata dal Ministero della Salute e dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano – CONI.

Per info www.matchitnow.it

www.trapianti.salute.gov.it

Maria Cristina Negro

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