Nuove mobilitazioni in Venezuela

I militari pro Guaidò, liberano Leopoldo Lopez

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Gli aggiornamenti della drammatica questione venezuelana non possono che aprire un panorama nuovo sulla scena politica nazionale. La liberazione di Leopoldo Lopez dagli arresti domiciliari, da parte di soldati sostenitori del presidente ad interim Juan Guaidó, è un avvenimento di una certa rilevanza per diverse ragioni. In primis, è da rimarcare l’intervento di un corpo armato nei favori di Guaidó, che segna una battuta d’arresto per il proselitismo maduriano riguardo la sicurezza e l’integrità del suo regime. Infatti, se prima, nonostante la delegittimazione formale delle sue istituzioni e il non riconoscimento da parte della comunità internazionale della sua stessa nomina di secondo mandato da presidente, Maduro poteva far leva sulla fedeltà indiscussa del suo esercito e sul monopolio delle forze armate organizzate, quest’evento cambia le carte in tavola, dimostrando che anche l’opposizione è ormai in un certo qual modo, per lo meno gerarchizzata nelle funzioni proprie di ogni stato civile; con un proprio esercito non mercenario, bensì fidelizzato sulla base di principi condivisi, e con a capo di questo ambizioso progetto due menti, Guaidò e Lopez, che hanno il proprio seguito, ma hanno anche alle spalle una partecipazione storica al partito Voluntad Popular. La situazione sembra come mai fino ad ora essere a favore del progetto di Guaidó.

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La vicenda di Lopez infatti ha messo in luce anche una forte collusione del sistema giudiziario venezuelano, a servizio dei fini del regime, non quindi indipendente da ogni altro potere come la tradizione democratica ragionevolmente impone a salvaguardia dei diritti individuali di ciascun cittadino, contro le possibili forme di usurpazione degli altri poteri. Si pensi che prima di questi arresti domiciliari, Leopoldo Lopez, era stato già obiettivo di tentativi di boicottaggio politico, mascherati da sentenze giudiziarie. Nel 2004 a causa di accuse di nepotismo e appropriazione indebita di fondi è stato dismesso dall’attività politica per ben 6 anni; dopo aver citato a giudizio lo stato venezuelano, la Corte interamericana dei diritti umani si è espressa a suo favore, ma le autorità venezuelane si sono rifiutate di accettare questa pronuncia giurisprudenziale. In seguito, è stato rinchiuso per anni nel carcere militare Ramo Verde, accusato di incendio doloso prima e di terrorismo e istigazione pubblica alla violenza poi. Ad oggi le sue dichiarazioni parlano chiaro: "È un inferno, ma non ne ho paura; non ho paura di Maduro, non ho paura della dittatura". Dopo la sua liberazione, Lopez è stato ospitato insieme alla sua famiglia dall’ambasciata spagnola. Intanto nel paese continuano le mobilitazioni e gli scontri, con un nuovo bilancio di 5 morti, tra cui 3 minorenni. Guaidò ha precisato su Twitter che durante questi ulteriori 3 giorni di mobilitazioni dovranno svolgersi assemblee in tutto il paese per creare spazi per il confronto e divulgare il “progetto libertà”. In questo clima sembra proprio che sia Maduro a costituire la vera opposizione, soprattutto della volontà popolare

(Foto AdnKronos)

Federica Scippa

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