OGGI SI VOTA PER IL RINNOVO DI 38 CONSIGLI PROVINCIALI

Dopo la vittoria del NO, le province chiedono il ripristino dei finanziamenti soppressi dal governo Renzi

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Oggi si terranno le elezioni per il rinnovo dei Consigli in 38 Province italiane e l’orario del voto è dalle ore 8.00 alle ore 20.00. Per effetto della legge Del Rio del 2014, però, il rinnovo dei Consigli Provinciali non avviene più per elezione diretta, ma diventa di secondo livello: ci pensano, infatti, i sindaci e i consiglieri comunali dei Comuni che fanno parte del territorio provinciale.

Già, perché la riforma è stata bocciata il 4 dicembre e le Province continuano ad esistere. Anche se, in realtà, le funzioni e i poteri delle Province sono già stati limitati: la legge Delrio del 2014 le ha private, infatti, di tantissime competenze e ne ha modificato il meccanismo di elezione ma non le ha realmente cancellate, ma solo rivedute e corrette, trasformandole negli enti territoriali di area vasta.

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La legge Delrio era solo il primo passo del processo di abolizione delle Province, che si sarebbe concluso solo con la vittoria del Sì al referendum di dicembre. Un comma, infatti, della Legge Delrio, che aboliva le Province, diceva chiaramente che l’intero provvedimento andava a regime “in attesa” della riforma del Titolo V della Costituzione, che le avrebbe abolite definitivamente. Perché è solo attraverso una legge costituzionale che si può attuare l’abolizione delle Province dalla nostra Carta. La Repubblica Italiana è costituita da Comuni, Province, Città Metropolitane, Regioni e Stato, ognuno dei quali è un ente autonomo con statuto, poteri e funzioni propri: questo è, più o meno, il contenuto dell’articolo 114 della Costituzione; se non si interviene sul testo, con una legge costituzionale, è impossibile modificare la composizione della nostra Repubblica. E mettere in moto quel percorso di smantellamento avviato dalla legge Delrio, appunto.

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Intanto, la riforma non è stata approvata e, non solo oggi si rinnovano i consigli provinciali di 38 province, ma le "province", dopo la vittoria del NO, fanno la voce grossa e si appellano al presidente della Repubblica per chiedere il ripristino dei finanziamenti soppressi dal governo Renzi. Molte sono le polemiche che investono queste elezioni. Il Movimento 5 Stelle, ad esempio, non partecipa, perché, come Di Maio scrive in un Tweet che ha pubblicato nella giornata di venerdì scorso, “le Province dovevano abolirle e sono ancora tra noi. M5S non si candida e non vota alle provinciali”. Ovviamente, spietata è stata la risposta al vicepresidente della Camera, sul web, perché nessuno dimentica che la riforma costituzionale del 4 dicembre, contro cui il M5s si è battuto duramente, votando No, prevedeva tra le altre cose l’abolizione definitiva dalla Costituzione di queste Province che tanto, per lui ed il movimento, sprecano denaro pubblico.

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Di fatto, quelle Province – che a quanto pare non piacciono a nessuno - rimangono al proprio posto. Sarà interessante capire tuttavia se, in un prossimo futuro, ci sarà intenzione, da parte del legislatore nazionale, di reintrodurre il diritto di voto diretto da parte dei cittadini o di lasciare tutto com’è.

Mary Divella

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