OMOFOBIA: LA GUERRA DI MARTINA

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Instagram chiude l’account di Martina Tammaro perché non rispetta le condizioni imposte dalla comunità. A questo proposito, occorre capire quali siano i requisiti necessari per prendere parte come utente attivo al social network: se si tratti, cioè, dell’applicazione di una norma o, semplicemente, di un modo di agire aleatorio e spregiudicatamente di parte. La decisione dipende dalla foto di un bacio tra lei e la sua fidanzata, un gesto affettuoso e spontaneo ma poco tollerato dalla sfera omofoba che, a quanto pare, sceglie le regole del gioco. Così Instagram afferma a gran voce che ci sono situazioni tollerabili, come un bacio eterosessuale, e altre intollerabili. È possibile, ad esempio, mostrare la nudità di gran parte del corpo in maniera sfrontata senza essere richiamati a causa di contenuti osceni perché, diciamolo, sono foto che producono un alto quantitativo di cuori. Il like la fa da padrone sui social, prima di qualsiasi dettame morale; poco importa dell’etica dinanzi alla grandezza delle preferenze degli utenti che, in fondo, dettano la loro legge.

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Se la comunità s’indigna, i social si irritano e chiudono i profili non corrispondenti ad opportunità di guadagno poiché, in fin dei conti, si tratta sempre e solo di soldi. Così Martina, che pubblica da sei anni foto di una vita del tutto normale e che, probabilmente, a sua volta guarda - senza segnalare - foto dai contenuti osceni tutti i giorni, combatte strenuamente contro l’ignoranza omofoba. Che, poi, la società circostante dipende dal sostrato culturale in cui si cresce, dall’apertura o chiusura mentale che consente di affrontare la vita in ogni sua accezione.

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Il punto è che se una sola convinzione prende il sopravvento - che riguardi una religione unica, una razza insuperabile o, come in questo caso, l’esclusività dell’amore eterosessuale - si parla di imposizione e incapacità di guardare oltre. Allora Martina, oltre a rendere privato l’account con cui combatte l’omofobia, è costretta a nascondere la propria natura a causa dell’impossibilità altrui di carpire le sfumature della vita. Ecco che muore la libertà di essere e vince la ristrettezza mentale di chi crede nella superiorità della cosiddetta “normalità” stabilita, come sempre, dalla maggioranza.

Alessia Gerletti

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