Occhio al sovranismo polacco!

Alcune valutazioni per le prossime elezioni europee

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In vista delle prossime elezioni europee, è necessario dare uno sguardo al panorama politico dei vari paesi membri, che sarà determinante per il futuro dell’Unione Europea, considerando la spinta dei populismi, dei sovranismi e delle forze euroscettiche. Particolarmente preoccupante sul quadro generale sono i paesi della zona Visegrad, inclusiva di Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca; un blocco tendenzialmente conservatore capeggiato dall’ungherese Orban e dal polacco Morawiecki, i quali, assumendo come propria la causa della conservazione integrale della tradizione cristiana e dei valori della famiglia, si sono opposti fermamente all’aborto e ai diritti civili, e sono entrati in aperto contrasto con il Parlamento europeo sulla questione migranti, rifiutando il piano di redistribuzione previamente accettato da tutti gli stati membri, saltato, alla fine, per colpa della loro decisione di chiudere i confini. Negli ultimi mesi, però, la Polonia ha proseguito in questa direzione, rincarando la dose con la tanto controversa riforma della giustizia che, come ha sottolineato la Commissione Europea, avrebbe minato l’ordine democratico, mettendo a repentaglio lo stato di diritto tramite un significativo ridimensionamento dell’indipendenza della magistratura. La riforma, infatti, prevedeva l’attribuzione del potere di nomina dei giudici della Corte Suprema all’esecutivo. A questo si aggiunge l’opposizione alla legge sul diritto d’autore e ancora le forti limitazioni alla libertà d’espressione e di stampa con la riforma del 2015 riguardante i media, che prevedeva la nomina governativa dei vertici dei mezzi di informazione pubblici.

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Una vera deriva autoritaria propria di uno stato paternalistico, che è stata anche contestata da una buona fetta di popolazione lungo le rive della Vistola. Basti pensare che, riguardo alla libertà di stampa, l’accentramento delle fonti di informazione nelle mani del governo e di conseguenza la limitazione dell’espressione di posizioni contrarie a quelle dell’esecutivo, non possono che avere come unico fine quello di ostacolare la possibilità di ribalta della minoranza. Quindi, nonostante l’evidente incompatibilità di indirizzo politico tra il paese guidato da Diritto e Giustizia (PiS) e i requisiti imposti dall’Unione per ottenere e mantenere lo status di proprio membro, l’ipotesi dell’eventuale Polandexit, è stata completamente affossata dall’esplicita strategia del premier Mateusz Morawiecki e del suo collega, senonchè presidente del partito Diritto e Giustizia, Jarosław Kaczyński, di cambiare l’Europa dall’interno. E questa è una posizione da non sottovalutare se consideriamo che in termini di seggi è al 5° posto nel Parlamento europeo, dopo Germania, Francia, Italia e Spagna. Stando ai sondaggi, con 51 seggi (52, a seconda dei risvolti della Brexit) al momento sarebbe proprio Diritto e giustizia, la forza politica favorita, con una percentuale di voti del 41,1%, contro il 26,2% dei propri oppositori, Piattaforma civica e il 9,2% del nuovo partito d’opposizione, Primavera. L’euroscetticismo di una parte politica polacca, comunque, è contraddittorio in quanto come paese deve molto all’intervento dell’Unione; basti pensare che dal 2004 al 20014, ovvero il suo primo decennio da paese membro, il suo Pil è raddoppiato e la disoccupazione ha raggiunto i minimi storici, ma ciò non toglie che si tratta di una presa di posizione da non sottovalutare.

Federica Scippa

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