Oltre 3 milioni di casi e 211mila morti nel mondo. Oms: "Pandemia lontana dalla fine"

Quasi 27mila i morti in Italia. Guido Silvestri:"Itre scenari possibili".

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Sono oltre tre milioni i casi e più di 211.000 i morti nel mondo a causa della pandemia di coronavirus. Gli ultimi dati aggiornati della Johns Hopkins University parlano di 3.041.550 casi e 211.159 decessi. Solo negli Stati Uniti i contagi sono 988.451 e 56.245 i decessi.

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"Le misure di lockdown in Europa vengono allentate con il calo del numero di nuovi casi di Covid-19. Continuiamo a sollecitare i Paesi a trovare, isolare, testare e trattare tutti i casi e tracciare ogni contatto, per garantire che queste tendenze in calo continuino. Ma voglio ricordare e ripetere che la pandemia è lontana dalla fine". Lo sottolinea il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, oggi in conferenza stampa a Ginevra.

"Qui da Ginevra noi non possiamo dire quale sia la strategia migliore per allentare il lockdown - puntualizza - L’importante è che si abbia un approccio saggio basato sui dati, che si introduca una sorta di ’contratto sociale’ in modo che le persone comprendano l’importanza del distanziamento sociale, e si facciano investimenti nel sistema sanitario in modo che se il virus tornerà, le strutture non saranno nuovamente sotto pressione".

"Nulla è certo in questo momento - avverte - stiamo osservando tutti i Paesi per capire quale sia la lezione migliore da condividere. Paesi diversi fanno cose anche molto diverse fra loro in questo momento. Non possiamo sapere cosa accadrà fra due, tre, quattro mesi, se il virus riemergerà, ma sappiamo che se allentiamo le misure troppo presto senza un piano questo accadrà. Certamente i grandi assembramenti sappiamo che non sono una buona idea, ma ogni governo deve considerare nel proprio contesto l’impatto positivo a livello economico della riapertura e l’impatto negativo del potenziale riemergere del virus".

"La seconda ondata è nelle nostre mani. Se agiremo bene potremo evitarla, ma nel farlo sono necessari interventi non solo nazionali, ma anche regionali e globali" rimarca il direttore generale dell’Oms.

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"Stiamo imparando ogni giorno qualcosa su questo virus - aggiunge Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico per il coronavirus dell’Oms - ma una cosa molto importante sono i primi dati che ci vengono dagli studi siero-epidemiologici condotti in alcuni Paesi, che segnalano come una larga fetta della popolazione sia ancora suscettibile al virus. Ci sono ancora molte persone che possono essere infettate. Se allentiamo il lockdown quindi dobbiamo rimanere vigili, continuare a studiare con approfondimenti come questo la situazione e identificare quanto prima i nuovi casi".

cms_17258/OMS.jpg"Speriamo che il Solidarity Trial ci aiuti presto a capire quali terapie sono le più sicure ed efficaci per il trattamento dei pazienti con Covid. Ma alla fine avremo bisogno di un vaccino per controllare questo virus" dice Ghebreyesus. "Il successo nello sviluppo di farmaci e vaccini efficaci per Ebola ci ricorda l’enorme valore di questi strumenti - evidenzia - e l’enorme potere dei cittadini e della collaborazione internazionale nello svilupparli. L’Oms ha svolto un ruolo chiave nello sviluppo del vaccino contro Ebola e stiamo facendo lo stesso per Covid-19 anche grazie all’esperienza accumulata con gli altri coronavirus".

In conferenza stampa il direttore generale dell’Oms ricorda poi che "quando la copertura vaccinale diminuisce, altre epidemie sono in agguato con possibili focolai di malattie potenzialmente letali come morbillo e poliomielite". "Ogni anno vengono vaccinati oltre 116 milioni di neonati, pari all’86% di tutti i bambini nati nel mondo. Ma ci sono ancora più di 13 milioni di bambini in tutto il mondo che non vengono immunizzati. Sappiamo che quel numero aumenterà a causa di Covid-19 - sottolinea - Anche quando i servizi sono in funzione, alcuni genitori e operatori sanitari evitano di vaccinare i piccoli a causa delle preoccupazioni su Covid-19. Miti e disinformazione sui vaccini stanno aggiungendo fuoco al fuoco, mettendo a rischio le persone vulnerabili".

"Le campagne di vaccinazione contro la polio sono già state sospese e in alcuni Paesi i servizi di immunizzazione di routine vengono ridimensionati o chiusi. Con l’inizio della stagione influenzale nell’emisfero meridionale, è fondamentale che tutti ricevano il vaccino contro l’influenza stagionale. Sappiamo poi che i bambini sono a rischio relativamente basso di malattia grave e morte per Covid-19, ma - scandisce - possono essere ad alto rischio di altre malattie prevenibili con i vaccini".

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Sono quasi 27mila i morti in Italia nell’emergenza Coronavirus. Secondo i dati forniti dalla Protezione Civile nelle ultime 24 ore hanno perso la vita altre 333 persone (ieri i morti erano 260, il numero più basso da metà marzo), portando così a 26.977 il numero dei decessi dall’inizio della crisi. I casi totali sono 199.414 (+1739), i pazienti guariti 66.624 di cui 1.696 nelle ultime 24 ore. Torna a scendere il numero delle persone attualmente positive, in tutto 105.813 (-290).

Sono oltre mille in meno rispetto a ieri i pazienti ricoverati con sintomi (20.353, -1019) e scende ancora il numero delle persone in terapia intensiva (1.956, -53). In isolamento domiciliare 83.504 persone. In tutto sono stati eseguiti 1.789.662 tamponi, i casi testati sono 1.237.317.

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Sperare il meglio, ma essere pronti al peggio. Dopo l’annuncio della ’road map’ per la fase 2 dell’emergenza coronavirus, si può riassumere così il consiglio che arriva dal virologo Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta e co-fondatore del Patto trasversale per la scienza insieme a Roberto Burioni. Se "per il momento possiamo dire che il virus è in ritirata e che stiamo andando lentamente, ma fermamente, verso la fine della prima ondata", per lo scienziato italiano negli Usa "sarà fondamentale gestire la ’riapertura’ basandosi il più possibile sui dati scientifici ed epidemiologici di monitoraggio di un potenziale ritorno del virus".

Premesso che "ovviamente nessuno conosce" ciò che accadrà in futuro, nelle sue ’Pillole di ottimismo’ su Facebook, anzi di ’Ottimismo che viene dalla conoscenza’, Silvestri ipotizza tre tipi di scenario: "Lo scenario peggiore è quello di un virus che torna verso dicembre-gennaio senza essersi attenuato, trovandoci senza terapie efficaci e pronto ad attaccare ampie fasce di suscettibili (cioè non immuni) soprattutto al Centro-Sud, ma anche al Nord. In questo caso la partita si giocherà a livello di prevenzione dei contagi ed è a questo che dobbiamo prepararci", ammonisce il virologo. "Scenari intermedi sono basati sulla diffusione di un virus a patogenesi attenuata (letalità ridotta) e/o sulla presenza di terapie efficaci. Lo scenario migliore è quello del virus che si estingue e non torna più: uno scenario che io vedo poco probabile", con chance di concretizzarsi inferiori al 10% secondo lo scienziato, "ma che nessuno può escludere con certezza".

Sulla base degli ultimi dati sulla diffusione dell’epidemia in Italia, Silvestri vuole "enfatizzare il quattordicesimo giorno consecutivo di calo del numero totale dei pazienti in terapia intensiva. Siamo ora scesi a 2.009, quindi ormai meno della metà del picco, che è stato il 4 aprile scorso a quota 4.068. Da notare anche che, al momento del picco, i ricoveri in terapia intensiva rappresentavano il 14,2% del totale dei ricoveri ospedalieri, mentre oggi sono solo il 9,4%".

Per il virologo "questo dato suggerisce una potenziale riduzione di gravità di Covid-19. Da notare infine che il numero dei morti di ieri (260) è il più basso da 40 giorni a questa parte, e che la temuta ’ondata del Sud’ continua a non dare segni di sé (e io credo/spero francamente che non arriverà proprio)". "Ci sono tre fattori principali che hanno contribuito - in misura che ancora non possiamo quantificare con esattezza - a questa ritirata del virus in Italia (e in molti altri Paesi)", analizza lo scienziato. "Sono il cosiddetto lockdown (o isolamento sociale), lo stabilirsi di immunità naturale in una parte importante della popolazione e la stagionalità, che sappiamo valere per gli altri virus respiratori, tutti amanti della stagione invernale. Ricordo che, dei tre fattori, solo l’immunità naturale ci può proteggere contro il ritorno del virus in inverno. Però la durata di questa immunità non è ancora nota e dovrà essere monitorata nel tempo". Da qui la necessità, dal 4 maggio, di gestire la fase 2 con l’occhio fisso sui dati del contagio.

(fonte AdnKronos)

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