Oltre 80mila morti nel mondo . Oms: "Mascherine creano falso senso sicurezza".

In Italia 17.127 morti. Arcuri: "Nessun imminente liberi tutti". Rezza: "In fase 2 mascherine in pubblico e al chiuso"

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Sono oltre 80mila le persone che nel mondo hanno perso la vita a causa del Covid-19. I dati sono della Johns Hopkins University e parlano di 80.759 vittime a livello mondiale per il nuovo coronavirus. Il Paese più colpito resta l’Italia, con 17.127, seguita dalla Spagna con 13.897 vittime. Sono invece 1.407.123 le persone che hanno contratto il Covid-19 nel mondo. Il maggior numero dei contagiati, 386.800, si trova negli Stati Uniti.

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cms_16964/OMS.jpg"L’uso esteso di mascherine da parte di persone sane nell’ambiente della comunità non è supportato da prove e comporta incertezze e rischi. Non esistono al momento evidenze secondo cui indossare una mascherina (sia medica che di altro tipo) da parte di tutta la comunità possa impedire la trasmissione di infezione da virus respiratori, incluso Covid-19". Lo ribadisce l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in un nuovo documento con linee guida dedicate alle mascherine.

"Indossare una mascherina - evidenzia l’Oms, riprendendo quanto già affermato ieri dal Dg Tedros Adhanom Ghebreyesus - è una delle misure di prevenzione che può limitare la diffusione di alcune malattie virali respiratorie, tra cui Covid-19", in funzione dalla seppure limitata percentuale di contagi che avviene da persone asintomatiche. Tuttavia, la maggioranza delle infezioni avviene da casi positivi sintomatici confermati in laboratorio, ricorda l’Oms, per cui "questa misura da sola non è sufficiente a fornire un livello adeguato di protezione: sia nel caso si usino o meno le mascherine, occorre rispettare al massimo le regole di dell’igiene delle mani e di distanziamento fisico. Gli studi sierologici determineranno la vera entità delle infezioni asintomatiche".

Ancora, "l’uso di mascherine nella comunità può creare un falso senso di sicurezza, e un il rischio di trascurare altri elementi essenziali, come appunto l’igiene delle mani, l’evitare di toccare viso e occhi e il distanziamento fisico". Infine, "le mascherine devono essere riservate agli operatori sanitari e l’uso estensivo potrebbe creare carenze di questi dispositivi per chi ne ha più bisogno. L’Oms continua a monitorare attentamente eventuali modifiche che possano influire su queste indicazioni intermedie. In caso di cambiamenti, verrà pubblicato un ulteriore aggiornamento".

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Salgono a oltre 17mila i morti in Italia nell’emergenza Coronavirus. Secondo i dati diffusi oggi dalla Protezione Civile, nelle ultime 24 ore ci sono state altre 604 vittime. Un dato che porta a 17.127 il totale dei decessi in Italia dall’inizio dell’emergenza. Aumenta però anche il numero delle persone guarite (24392 in totale, di cui 1555 solo nell’ultimo giorno) e calano le persone attualmente ricoverate: sono 258 in meno rispetto a ieri, per un totale di 28718. Tra le notizie positive del giorno vi è ancora quella relativa alla terapia intensiva dove si trovano attualmente 3792 persone, ben 106 in meno di ieri (il calo è arrivato al quarto giorno consecutivo). I casi attualmente positivi sono 94067, più 880: è l’incremento più basso dal 10 marzo scorso. Le persone in isolamento domiciliare sono 61557. In tutto sono stati eseguiti 755445 tamponi. I casi totali di Coronavirus dall’inizio dell’emergenza sono 135586.

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cms_16964/ARCURI_(2).jpg"Il ’bollettino della sofferenza’ evidenzia una parziale inversione di tendenza". Lo afferma il commissario straordinario per l’emergenza coronavirus Domenico Arcuri sottolineando però che "si fatica a gioire, continuiamo a registrare tanti decessi. La cruda realtà è più forte dei numeri e delle simulazioni" e "nessun algoritmo può cancellare il dolore per la perdita di familiari, amici, vite umane".

"E’ fondamentale - avverte - nel periodo di Pasqua, continuare a rispettare il distanziamento sociale e le misure di prevenzione. Non commettiamo errori nei prossimi giorni: saranno giornate fondamentali, dobbiamo tutti tenere sempre tutti e due gli occhi aperti". E poi "attenti a pericolosi miraggi e illusioni ottiche. Non siamo a pochi passi dall’uscita dall’emergenza e dall’ora ’x’ che ci riporterà, con un battito di ciglia, alla situazione di prima. E’ sbagliato immaginare un imminente ’liberi tutti’ dove ciascuno di noi, da un giorno all’altro, torna alle vecchie abitudini".

"Al più - continua - siamo all’inizio di una lunga fase di transizione" e "sarebbe imperdonabile non perseverare rendendo inutili i sacrifici fatti nei giorni che sono alle spalle". "Il numero di chi perderà la vita continuerà a crescere. Nei prossimi giorni non dimenticate mai che questo virus a ieri si è portato con sé 17.127 vite umane - sottolinea - Ecco perché torno a supplicarvi: non cancellate questo numero dalla memoria".

cms_16964/Istituto_superiore_di_sanità,_Gianni_Rezza.jpgCon il ritorno "parziale e programmato" alle attività nella famosa (e tanto attesa) fase 2, "credo che le mascherine siano da considerare nei luoghi pubblici e al chiuso, unitamente alle misure di distanziamento e al lavaggio delle mani. Poi bisognerà ragionare sul tipo di mascherina da utilizzare: non saranno certo quelle destinate ai medici (Ffp2 o Ffp3)". A dirlo è Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, che durante l’ultima conferenza stampa all’Iss per fare il punto su Covid-19 era l’unico esperto ad indossare una mascherina. "Si tratta di un tema complesso: le mascherine chirurgiche sono monouso", riflette l’esperto. Ma certo è una questione "che deve essere valutata".

Per Rezza i numeri "indicano un miglioramento, ma i nuovi casi scendono lentamente. E questo perché in particolare in alcune aree c’è un gran numero di infetti: è il caso della Lombardia, dove insieme ad alcune aree del Veneto, del Piemonte, delle Marche e della Toscana si concentra il grosso della trasmissione. Il problema è che si iniziano a vedere troppe persone in giro. Ecco, il pericolo vero è di mollare prima del tempo. Ma le regole ci sono e vanno rispettate". Ormai le misure sono in piedi da tempo, dunque chi sono i nuovi positivi? "Intanto bisogna dire che i contagi segnalati dalla Protezione civile sono avvenuti in media 10 giorni prima del tampone, dunque i dati giornalieri non fotografano la situazione attuale. Ce lo dice anche il fatto che la pressione sugli ospedali è diminuita. Mentre i riflessi sul numero di decessi si vedranno fra qualche tempo. Ora la trasmissione è intra-familiare, poi c’è il caso delle Rsa. Il problema è che non dobbiamo pensare che il pericolo sia passato. Si sta pensando alla riapertura, che dovrà essere graduale e progressiva, ma è importante il rispetto delle regole, che ci sono e sono chiare", conclude Rezza.

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