Oltre mezzo milione di morti nel mondo.

In Italia le vittime, dall’inizio dell’emergenza, sono 34.767.Bassetti: "Non condivido Oms, siamo a titoli di coda"

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Sono più di 500.000, quasi 502.000, i decessi nel mondo a causa della pandemia di coronavirus. Secondo l’ultimo aggiornamento della Johns Hopkins University (Jhu) si contano 501.893 morti, di cui 125.803 solo negli Stati Uniti, il Paese più colpito dalla pandemia. Qui, stando a quanto emerso dai dati della Jhu, si sono registrati 288 decessi in 24 ore. A livello globale i contagi hanno superato i 10 milioni e sono 10.145.791 i casi finora accertati, ben 2.548.996 dei quali negli Stati Uniti.

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cms_18106/LOGO-PROTEZIONE-CIVILE-NAZIONALE.jpgAltri 23 morti in Italia per coronavirus. Le vittime, dall’inizio dell’emergenza, sono 34.767. I nuovi casi sono 142, per un totale di 240.578 dall’inizio della crisi. Vengono segnalati altri 1.052 guariti che portano la cifra complessiva a 190.248. In 11 regioni non sono stati registrati decessi, mentre 7 regioni non hanno indicato nuovi casi positivi nelle ultime 24 ore. Sono 11, inoltre, le regioni prive di pazienti ricoverati in terapia intensiva. Le persone in isolamento domiciliare sono 14.380, quelle ricoverate con sintomi sono 1.090. In terapia intensiva, 93 pazienti. I casi attualmente positivi sono 14.380.

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"In Italia abbiamo visto uno tsunami e l’abbiamo affrontato. Oggi i numeri ci dicono che, almeno per questa fase epidemica, siamo a titoli di coda perché i dati, malati e decessi, mi pare siano incoraggianti. Dire che il peggio deve ancora arrivare non lo condivido, e l’allarme dell’Oms oltretutto si riferisce alla situazione a livello globale". Lo afferma Matteo Bassetti, direttore della clinica Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, commentando le parole di Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, secondo il quale "il peggio deve ancora arrivare".

"E’ evidente che ci sono Paesi dove i numeri cresceranno, il Brasile e gli Usa, e dove non stati fatti di certo gli sforzi che abbiamo fatto noi in Italia con il lockdown, le misure di distanziamento, il rafforzamento della medicina del territorio e l’implementazione dei posti in terapia intensiva", aggiunge l’infettivologo.

"Prevedere cosa potrà accadere ad ottobre è difficile anche se io non credo ci sarà un altro tsunami. Avremo dei casi, tanti o pochi, ma sapremo affrontarli perché ora il sistema è preparato, abbiamo i nostri laboratori che lavorano con la medicina del territorio. Sono convinto che tutto funzionerà", spiega ancora il virologo. Secondo Bassetti, "vivere i prossimi tre mesi con la spada di Damocle sulla testa di una seconda ondata non è una cosa buona per l’economia, per l’aspetto psicologico e per il sistema sanitario. Oggi noi dobbiamo dire forte e chiaro che abbiamo fatto un grande lavoro. Cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno e non sempre mezzo vuoto", continua.

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