Oms:"In Europa calo 1% casi in ultima settimana". Covid, idrossiclorochina riduce mortalità in ospedale: studio italiano

In Italia i decessi salgono a 35.445. Ippolito:"Dobbiamo resistere altri 6 mesi, speranze anche da nuove cure"

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cms_18803/OMS.jpg"Dopo un aumento costante registrato nelle scorse settimane, il numero di nuovi casi di coronavirus Sars-CoV-2 segnalati nella Regione europea è diminuito leggermente, dell’1%, negli ultimi 7 giorni". Ma si tratta "solo di una leggera diminuzione", mentre continua "il trend discendente nel numero di morti segnalate nell’area, -12% nell’ultima settimana". A eccezione della "Spagna, dove si registra un aumento del 200% nel numero di decessi segnalati negli ultimi 7 giorni rispetto alla settimana precedente". A tracciare un quadro dell’andamento di Covid-19 a livello globale nell’ultima settimana è l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Per quanto riguarda l’Europa, "diversi Paesi hanno riferito numeri record negli ultimi 7 giorni" rispetto alle loro situazioni "tra cui Croazia (1.480), Polonia (5.091), Ucraina (13.602), Repubblica Ceca (1.899) e Moldavia (3.167). In risposta all’aumento dei casi in tutta la regione", molti esecutivi "hanno recentemente reintrodotto misure sanitarie e sociali, comprese restrizioni di viaggio", ricorda l’Agenzia Onu per la salute.

La settimana tra il 17 e il 23 agosto ha fatto registrare "oltre 1,7 milioni di nuovi casi di Covid-19 e 39mila nuovi morti sono stati segnalati all’Oms" in questo lasso di tempo. A livello globale, l’Organizzazione mondiale della sanità rileva "una diminuzione del 4% nel numero di casi e un aumento del 5% nel numero di decessi rispetto alla settimana precedente (quella dal 10 al 16 agosto)".

Il calo nell’incidenza settimanale è stato segnalato in più regioni del pianeta, "con l’eccezione delle regioni del Sudest asiatico e del Mediterraneo orientale. Sebbene la regione delle Americhe rimanga la più colpita, rappresentando il 50% dei casi segnalati di recente e il 62% dei decessi, è questa l’area che ha registrato la maggiore diminuzione rispetto alla settimana precedente. Il Sudest asiatico, che è la seconda regione più attiva, continua a registrare un aumento pari al 28% e al 15% rispettivamente nei casi e nei decessi riportati di recente".

"Dopo un aumento costante registrato nelle scorse settimane, il numero di nuovi casi di coronavirus Sars-CoV-2 segnalati nella Regione europea è diminuito leggermente, dell’1%, negli ultimi 7 giorni". Ma si tratta "solo di una leggera diminuzione", mentre continua "il trend discendente nel numero di morti segnalate nell’area, -12% nell’ultima settimana". A eccezione della "Spagna, dove si registra un aumento del 200% nel numero di decessi segnalati negli ultimi 7 giorni rispetto alla settimana precedente". A tracciare un quadro dell’andamento di Covid-19 a livello globale nell’ultima settimana è l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Per quanto riguarda l’Europa, "diversi Paesi hanno riferito numeri record negli ultimi 7 giorni" rispetto alle loro situazioni "tra cui Croazia (1.480), Polonia (5.091), Ucraina (13.602), Repubblica Ceca (1.899) e Moldavia (3.167). In risposta all’aumento dei casi in tutta la regione", molti esecutivi "hanno recentemente reintrodotto misure sanitarie e sociali, comprese restrizioni di viaggio", ricorda l’Agenzia Onu per la salute.

La settimana tra il 17 e il 23 agosto ha fatto registrare "oltre 1,7 milioni di nuovi casi di Covid-19 e 39mila nuovi morti sono stati segnalati all’Oms" in questo lasso di tempo. A livello globale, l’Organizzazione mondiale della sanità rileva "una diminuzione del 4% nel numero di casi e un aumento del 5% nel numero di decessi rispetto alla settimana precedente (quella dal 10 al 16 agosto)".

Il calo nell’incidenza settimanale è stato segnalato in più regioni del pianeta, "con l’eccezione delle regioni del Sudest asiatico e del Mediterraneo orientale. Sebbene la regione delle Americhe rimanga la più colpita, rappresentando il 50% dei casi segnalati di recente e il 62% dei decessi, è questa l’area che ha registrato la maggiore diminuzione rispetto alla settimana precedente. Il Sudest asiatico, che è la seconda regione più attiva, continua a registrare un aumento pari al 28% e al 15% rispettivamente nei casi e nei decessi riportati di recente".

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L’idrossiclorochina, vecchio farmaco antimalarico tornato alla ribalta, con non poche polemiche, per il trattamento di Covid-19, ha dimostrato, in uno studio condotto in 33 ospedali italiani, di ridurre del 30% il rischio di morte nei pazienti ospedalizzati per infezione da coronavirus. I risultati della ricerca, coordinata dall’Irccs Neuromed di Pozzilli (Is), portano "un contributo positivo al dibattito in corso su scala internazionale relativamente all’utilizzo dell’idrossiclorochina nella attuale pandemia", commenta l’istituto molisano.

La ricerca, condotta su 3.451 pazienti ricoverati per Covid in 33 ospedali di tutto il territorio nazionale italiano che hanno formato la collaborazione ’Corist’ (COvid-19 RISk and Treatments), pubblicata sulla rivista scientifica European Journal of Internal Medicine, è stata coordinata dal Dipartimento di Epidemiologia e prevenzione del Neuromed, in collaborazione con Mediterranea Cardiocentro di Napoli e Università di Pisa. I ricercatori hanno analizzato numerosi parametri dei pazienti, tra i quali le patologie pregresse, le terapie che seguivano prima di essere colpiti dall’infezione e le terapie intraprese in ospedale specificamente per il trattamento di Covid-19. Tutte queste informazioni sono state confrontate con l’evoluzione e l’esito finale dell’infezione.

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"Abbiamo potuto osservare - spiega Augusto Di Castelnuovo, epidemiologo Neuromed, attualmente presso Mediterranea Cardiocentro di Napoli - che i pazienti ai quali è stata somministrata idrossiclorochina hanno avuto un tasso di mortalità intraospedaliera inferiore del 30% rispetto a quelli che non avevano ricevuto questo trattamento, naturalmente a parità delle altre condizioni valutate". "I nostri dati - prosegue Di Castelnuovo - sono stati sottoposti ad analisi statistiche estremamente rigorose, che hanno tenuto conto di tutte le variabili e tutti i possibili fattori di confondimento che potessero entrare in gioco e hanno valutato il ruolo di questo farmaco in svariati sottogruppi di pazienti. Il risultato favorevole all’uso dell’idrossiclorochina si è mantenuto invariato, rivelandosi particolarmente efficace nei pazienti che, al ricovero, mostravano uno stato infiammatorio più evidente".

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"In attesa di un vaccino, identificare terapie efficaci rappresenta una priorità assoluta -dice Licia Iacoviello, direttore del Dipartimento di Epidemiologia e prevenzione di Neuromed e professore ordinario di Igiene e Sanità pubblica all’Università dell’Insubria a Varese – e siamo convinti che questa ricerca darà un contributo importante al dibattito internazionale sul ruolo dell’idrossiclorochina nella terapia dei pazienti ospedalizzati per coronavirus. Ulteriori studi osservazionali e trial clinici attualmente in corso - aggiunge - permetteranno di valutare con precisione il ruolo del farmaco e le modalità di somministrazione più adeguate. Ma i dati sostengono l’utilizzo nei pazienti Covid-19 dell’idrossiclorochina alle dosi usate in Italia (200 mg, due volte al giorno), più basse di quelle usate in studi effettuati in altri Paesi e che non hanno osservato un’efficacia del farmaco".

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"In questi mesi - commenta Giovanni de Gaetano, presidente di Neuromed - l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha raccomandato uno stop all’ utilizzo dell’idrossiclorochina sulla base di uno studio osservazionale internazionale, successivamente ritirato dagli stessi autori della ricerca. Ora i dati dello studio Corist, derivanti da una straordinaria collaborazione nazionale, potranno aiutare le autorità competenti a meglio chiarire il ruolo di questo farmaco nel trattamento dei pazienti Covid-19”.

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I dati del ministero della Salute registrano un calo dei nuovi positivi nonostante l’aumento dei tamponi effettuati: 72.341. I casi dall’inizio dell’emergenza salgono così a 35.445, i decessi a 35.445. Attualmente i positivi sono 19.714 (+519): 1.058 ricoverati con sintomi (+13 rispetto a ieri), 66 in terapia intensiva (+1) e 18.590 in isolamento domiciliare. Il numero dei dimessi/guariti sale a 206.015 (+353).

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Per quanto riguarda le regioni, solo il Molise non ha fatto registrare nuovi casi nelle ultime 24 ore, mentre l’incremento più alto è nel Lazio con 143 nuovi positivi, poi la Campania con 138 e Lombardia e Veneto con 119.

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"Nei prossimi tre mesi inizieremo ad avere i dati sull’efficacia del vaccino che abbiamo iniziato a sperimentare. Non si tratta di arrivare prima degli altri, ciò che importa è fare bene le cose. E avere un vaccino italiano per Sars-CoV-2 è importantissimo, non dipenderemo da altri Paesi". Lo afferma il professore Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani in un’intervista al quotidiano ’Il Messaggero’.

"Per una previsione mi affido a ciò che ha detto negli Stati Uniti il professore Anthony Fauci, direttore dell’Istituto malattie infettive americano: vaccini su vasta scala potrebbero essere pronti nel primo trimestre 2021, ma dipende da come andranno le sperimentazioni - continua Ippolito - Lasciamo perdere quanto dicono Putin o la Cina. Oggi la rivista Science, giustamente, spiega quanto sia pericoloso saltare le fasi necessarie alla sperimentazione".

"Abbiamo un sistema sanitario già più preparato rispetto a prima - sottolinea Ippolito - Inoltre, speriamo di avere presto gli anticorpi monoclonali, che sono in fase di studio, una delle opzioni possibili prima del vaccino. Sono un farmaco, un grande strumento, e su questo potremo ragionare già nei mesi a venire. Possono essere utili per trattare o per fare profilassi su pazienti ad alto rischio. Sfruttiamo la grande competenza dei medici italiani, l’esperienza che hanno maturato nell’affrontare la malattia. Dobbiamo però esser tutti molto attenti, riducendo al minimo i rischi di esposizione. Vanno applicate con scrupolo le misure di contenimento. Diciamo la verità, negli ultimi tempi questa attenzione è mancata. Come dice anche il professore Alberto Mantovani, le prove scientifiche sono l’unica cosa che conta, e ci dicono che il virus esiste, circola, è tra noi, non è mutato".

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