Oms: "Non torneremo alla vecchia normalità"

In Italia Il totale dei decessi sale a 35.092. Burioni: "Virus pronto a ripartire come ha fatto in Spagna"

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"La pandemia ha sconvolto la vita di miliardi di persone. Molti sono stati a casa per mesi. È perfettamente comprensibile che le persone vogliano andare avanti con la propria vita. Ma non torneremo alla ’vecchia normalità’". Lo ha sottolineato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, in conferenza stampa a Ginevra. La pandemia "ha già cambiato il modo in cui viviamo la nostra vita. Parte dell’adattamento alla "nuova normalità" è trovare il modo di vivere la nostra vita in sicurezza. Come farlo dipenderà da dove viviamo e dalle diverse circostanze. Si tratta solo di fare scelte giuste".

"Chiediamo a tutti di trattare le decisioni su dove vanno, cosa fanno e con chi si incontrano come decisioni di vita o di morte, perché lo sono - ha detto il Dg - Le tue scelte potrebbero fare la differenza tra la vita e la morte per qualcuno che ami o per un perfetto sconosciuto. Nelle ultime settimane abbiamo assistito a focolai associati a discoteche e altri luoghi di aggregazione, anche là dove la trasmissione era stata soppressa. Dobbiamo ricordare che molte persone sono ancora sensibili a questo virus. Finché circola, tutti sono a rischio. Solo perché i casi potrebbero essere a un livello basso, non è sicuro abbassare la guardia", ha detto.

"Non aspettarti che qualcun altro ti protegga. Tutti - ha evidenziato il dottor Tedros - abbiamo un ruolo da svolgere nel proteggere noi stessi e gli altri. Innanzitutto, bisogna conoscere la situazione. Sai quanti casi sono stati segnalati dove vivi ieri? Sai dove trovare queste informazioni? Secondo, sai come ridurre al minimo la tua esposizione? Stai attento a mantenere almeno 1 metro dagli altri? Ti lavi ancora le mani regolarmente? Stai seguendo i consigli delle autorità locali?".

"Non importa dove vivi o quanti anni hai, puoi essere un leader nella tua comunità, non solo per sconfiggere la pandemia", ha concluso.

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cms_18398/Min_Sanita_ISS.jpgAumenta il numero dei nuovi casi che oggi sono 306 mentre ieri se ne erano registrati 282. Sono i dati diffusi dal ministero della Salute sulla situazione del contagio da coronavirus. In totale dall’inizio dell’emergenza sono state contagiate 245.338 persone. Il numero delle persone che al momento hanno il virus sale a 12.404 (+82).

Resta sostanzialmente stabile il numero giornaliero dei morti con coronavirus: nelle ultime 24 ore se ne contano 10 mentre ieri erano stati 9. Il totale dei decessi sale a 35.092. Sono i dati diffusi dal ministero della Salute sulla situazione del contagio.

Sono 214 i guariti dal coronavirus. Così il totale delle persone che hanno superato il virus arriva a 197.842. In terapia ci sono due pazienti in più di ieri e il totale dei ricoverati nelle rianimazioni è di 49 mentre sono 713 i ricoverati con sintomi, 32 in meno di ieri.

Sono 60.311 i tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore, in aumento rispetto a ieri quando ne erano stati fatti 49.318. In totale dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 6.415.041 su 3.840.789 persone.

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La Valle d’Aosta è l’unica regione dove oggi si registrano zero contagi. La maggior parte dei nuovi casi si registra in Lombardia con 82, seguita dall’Emilia Romagna con 55 e dalla provincia autonoma di Trento con 30. Al quarto posto il Lazio con 26 casi, poi il Veneto con 22 e la Campania con 16. Sono 10 i nuovi casi in Abruzzo mentre in tutte le altre regioni si registrano aumenti inferiori alle 10 persone contagiate.

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"Il virus è pronto a ripartire come ha fatto in Spagna". Lo scrive Roberto Burioni su Medical Facts, dove commenta uno studio pubblicato su Jama Internal Medicine sui decessi in Italia e l’impatto del Covid sulla mortalità generale. "Numeri su cui riflettere di fronte alle incognite che ancora permangono", evidenzia Burioni in un articolo dal titolo "non si scherza con i numeri". "In questi giorni si ascoltano molte sterili e inutili discussioni. Alcune sono quelle che tentano di predire un futuro estremamente incerto; altre sono quelle che continuano a dibattere se chi è deceduto è morto ’con il coronavirus’ o ’per il coronavirus’".

"Questa seconda discussione -dice Burioni- è surreale, in quanto basta guardare questo grafico, da poco uscito su una prestigiosa rivista, che mostra quante persone sono morte in ben 1.689 comuni italiani (più del 20% del totale) nei primi mesi degli anni dal 2015 fino al 2020. Come potete vedere, fino alla settimana del 23 febbraio 2020 le persone morivano esattamente nella stessa misura degli anni precedenti. Da quel momento il numero dei morti si è impennato. Negli anni precedenti morivano mediamente 4-5000 persone a settimana; dal 15 al 28 marzo abbiamo superato i diecimila decessi a settimana. Il fatto che questi morti in eccesso siano stati per lo più uomini e siano stati concentrati in Lombardia suggerisce fortemente che questo eccesso di morti sia legato al coronavirus".

Il virologo invita quindi la popolazione a "non abbassare la guardia". "Grazie a sforzi sovrumani gli italiani stanno riuscendo a uscire da questo incubo di morte. Ma il virus -avverte- circola ancora ed è pronto a ripartire, come peraltro ha fatto in Spagna, dove il clima e lo stile di vita non sono certo troppo diversi dal nostro. Insomma, dobbiamo ricominciare a vivere la nostra vita, a lavorare, a vederci e a divertirci. Ma non possiamo permetterci di ignorare alcune semplici e basilari norme di protezione reciproca. Uno di questi è il portare sempre la mascherina negli ambienti affollati".

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