Oms: "Svezia possibile esempio nostra vita con il virus"

Sono 27.682 i morti in Italia dall’inizio dell’emergenza Coronavirus.Carlo Foresta :"Con Covid-19 il sesso debole è quello maschile"

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"C’è la percezione che la Svezia non abbia messo in campo nessuna misura e che abbia lasciato che il virus si diffondesse nella popolazione. Nulla è più lontano dalla verità. In Svezia stanno capendo come convivere con il virus in tempo reale, il loro modello è un strategia forte di controllo e una forte fiducia e collaborazione da parte della comunità. Vedremo se sarà un modello di pieno successo o meno". Lo evidenzia Mike Ryan, capo del Programma di emergenze sanitarie dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in conferenza stampa a Ginevra. "La Svezia - spiega - ha implementato una forte strategia di sanità pubblica, puntando sulle misure di igiene, di distanziamento, proteggendo le persone nelle residenze assistenziali. E quello che ha differenziato molto l’approccio, è stato il rapporto con la popolazione, che ha avuto una forte volontà di aderire al distanziamento fisico e di auto-regolarsi. In questo senso le politiche pubbliche si sono basate su un’alleanza con la popolazione. In più, il sistema sanitario è sempre rimasto al giusto livello di capacità di risposta all’emergenza. Se dobbiamo arrivare a un nuovo modello di vita di ritorno alla società senza nuovi lockdown, penso che la Svezia possa essere un esempio da seguire. Dobbiamo adattarci a relazioni modulate dalla presenza del virus, dobbiamo sapere che c’è, in famiglia, in comunità e questo potrebbe cambiare il modo in cui viviamo", ha concluso Ryan.

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cms_17283/LOGO-PROTEZIONE-CIVILE-NAZIONALE.jpgSono 27.682 i morti in Italia dall’inizio dell’emergenza Coronavirus: di questi, 323 hanno perso la vita nelle ultime 24 ore. I dati forniti dalla Protezione Civile confermano però anche il calo nel numero dei malati. Gli attualmente positivi sono 104.657, con una diminuzione di 548 unità rispetto a ieri. I guariti sono in tutto 71.252, in aumento di 2.311 nelle ultime 24 ore. Calano ancora i ricoverati con sintomi (19.210, -513) e i pazienti in terapia intensiva (1.795, -68).

In isolamento domiciliare si trovano ancora 83.652 persone. I casi totali dall’inizio dell’emergenza sono 203.591 (+2.086). In tutto sono stati eseguiti 1.910.761 tamponi, i casi testati sono 1.313.460.

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"Il sesso debole? Con Covid-19 non ci sono dubbi: è quello maschile. E questo a causa delle intrinseche differenze ormonali e genetiche tra i due generi". Ne è convinto l’andrologo Carlo Foresta dell’Università di Padova, che oggi ha coordinato un seminario via web sul ’Sistema endocrino-riproduttivo e Covid-19’, e che all’Adnkronos Salute spiega: "Sono convinto che sarebbe opportuno adottare un trattamento differente tra uomini e donne per battere il virus".

Nel corso dell’incontro si è discusso molto sulle attuali conoscenze relative ai meccanismi attraverso i quali il Sars-CoV-2 presenta manifestazioni cliniche di diversa gravità e frequenza nei due sessi, e di come queste possano indicare nuove e mirate strategie farmacologiche. Dalla discussione è emerso che le conoscenze attuali "escludono - ribadisce Foresta, che aveva già analizzato la questione qualche giorno fa - che il testicolo possa essere una sede di accumulo del virus e quindi avere un ruolo nella gravità della patologia. D’altra parte ad oggi in nessun caso è stato individuato il virus nel liquido seminale di soggetti infetti".

Le cause della maggior gravità e letalità da Covid-19 nel sesso maschile "va ricercata nelle intrinseche differenze ormonali e genetiche tra i due generi". Foresta, coadiuvato da Emanuela Rocca e Andrea Di Nisio dell’ateneo padovano, ha evidenziato come numerose "cause genetiche e ormonali siano alla base della diversità di manifestazioni cliniche nei due sessi".

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"La diversa costituzione dei cromosomi sessuali, XX nelle donne e XY negli uomini, può determinare una predisposizione del maschio a sviluppare forme più severe dell’infezione. Inoltre gli ormoni maschili come il testosterone facilitano l’estensione dell’infezione e quindi lo svilupparsi di manifestazioni cliniche più gravi", spiega ancora Foresta.

cms_17283/Luca_De_Toni_.jpgDal canto suo Luca De Toni dell’Università di Padova ha proposto, sulla base delle evidenze scientifiche internazionali, varie ipotesi di trattamento genere-specifico, analizzando molecole anti-androgeniche già utilizzate contro il tumore alla prostata. Inoltre ha sottolineato la possibilità che un farmaco in sperimentazione, il camostat mesilato, "agisca bloccando il meccanismo d’ingresso del virus, con possibile riduzione della capacità infettante".

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Durante il seminario, Mauro Costa dell’Ospedale evangelico internazionale di Genova ha affrontato il tema di Covid-19 nelle donne in gravidanza: la gravidanza non peggiora l’andamento clinico dell’infezione, ma va valutata con attenzione la presenza di fattori di rischio che aggravano il decorso di Covid-19 (ipertensione, obesità, diabete, patologie immunitarie o rischio di trombosi). Frequentemente le donne in gravidanza positive al tampone risultano asintomatiche, tanto da suggerire ai ginecologi cautela e controlli in tutte le gravidanze anche in assenza di sintomi. Infine è stato sottolineato che i neonati possono contrarre l’infezione dalla madre dopo la nascita, mentre non è ancora unanime il giudizio sulla possibile trasmissione attraverso la placenta.

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Andrea Doria dell’Università di Padova ha affrontato l’approccio terapeutico per contrastare la tempesta infiammatoria tipica delle manifestazioni cliniche più gravi. L’ampia variabilità delle manifestazioni cliniche, ricordano gli esperti, dipende dalla capacità del nostro organismo di elaborare una risposta immunitaria efficiente. Nella relazione sono state descritte le numerose molecole attualmente in uso, anche in via sperimentale, per contrastare l’infiammazione, tra cui clorochina ed idrossiclorochina, colchicina, anti recettore dell’IL-6 (interleuchina 6) e anti recettore dell’IL-1. Questi farmaci sono impiegati nelle situazioni emergenziali e sono in corso studi clinici multicentrici per valutarne l’efficacia clinica e la sicurezza.

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