PACE ALL’ORIZZONTE TRA LE DUE COREE?

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Uno dei punti più alti e di tensione della Guerra Fredda. Stati Uniti ed Unione Sovietica a muovere le pedine dello scacchiere. Decine di migliaia di morti e feriti, danni inestimabili a popolazioni, culture, città. Questi sono solo alcuni degli aspetti fondamentali della Guerra di Corea, combattuta nella penisola asiatica dal1950 al 1953.

Ora, dopo oltre settant’anni, il presidente della Corea del Sud Moon Jae-In ha dichiarato che ‘’in linea di principio’’ ci sarebbe un accordo per porre fine alla guerra di Corea, che portò appunto alla divisione totale, a livello di popolazione, antropologia, cultura, istituzioni di ogni tipologia ed assetto governativo, tra Corea del Sud e Corea del Nord.

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Prima di capire la missione finale del presidente Moon, che giungerà alla fine del suo mandato il marzo prossimo, è bene fare un riassunto del conflitto tra le due Coree.

Il contesto di partenza è la fine della Seconda guerra mondiale, ovvero nel 1945, quando il territorio coreano, occupato dal Giappone, fu suddiviso in due zone d’influenza lungo il 38° parallelo (linea dove tutt’oggi si trova la ‘’zona demilitarizzata”, DMZ).

Dopo il conflitto bellico più grande del globo, andò in scena appunto la Guerra Fredda con due protagonisti indiscussi, gli USA e l’URSS. Questi due giganti influenzarono rispettivamente la parte Sud e Nord della Corea.

La divisione, che avrebbe dovuto essere solo temporanea, divenne ben presto molto di più. Nel 1950, il nonno dell’attuale presidente della Corea del Nord, Kim Il-sung, invase la parte meridionale del paese, sostenuto dall’Unione Sovietica e dalla Cina.

Svariati scontri si susseguirono a favore sia della parte Nord, sia di quella Sud (con intervento americano). Nessun combattimento però diede un esito reale e duraturo, con diversi periodi di stallo.

Inizialmente fu la Nord Corea ad avere la meglio con la presa di Seul, salvo poi essere rispedita ai confini del paese dal contingente delle Nazioni Unite e dagli USA.

Nel 1951 i trattati per un armistizio iniziarono, dando i loro frutti nel luglio 1953. Corea del Nord, Cina e USA parteciparono, creando una zona demilitarizzata lungo il confine e dividendo il paese in due. Il Nord finirà sotto la dinastia dei Kim, mentre il Sud sotto protezione americana.

I danni provocati da questa guerra si stimano in 150mila militari per la Corea del Sud ed ONU, mentre oltre 500mila per la Cina e forze nordcoreane; infine, oltre due milioni di civili coreani persero la vita.

L’aspetto surreale è che, nonostante i combattimenti siano cessati ufficialmente nel 1953, la guerra non è realmente conclusa in quanto nessun trattato di pace è stato firmato.

Tornando all’attualità, il presidente Moon Jae-in, in occasione di una conferenza stampa dall’Australia, ha ribadito questo concetto di ‘’linea di principio’’ per un accordo di pace.

I primi sintomi della volontà del presidente sudcoreano di cercare una pace ufficiosa si erano palesati già a settembre, quando ha dedicato interamente il suo discorso all’Assemblea generale dell’ONU proprio a questa tematica.

Anche in questa ultima uscita Moon non è sceso nel dettaglio, bensì si è limitato a dire che tutte le parti - ovvero le due Coree, la Cina e gli Stati Uniti - sono d’accordo su questa possibilità. Ma nessun negoziato è cominciato, in quanto la Corea del Nord impone come precondizione la fine dell’ostilità americana nei suoi confronti (gli USA hanno 28.500 soldati in Corea del Sud).

Nonostante questo scoglio, molti giornali pensano che già nelle prossime settimane il primo passo della pace congiunta potrebbe arrivare dalla Corea del Sud e dagli Stati Uniti.

Qualcosa quindi pare muoversi, ma già in passato svariati tentativi erano risultati vani. Nel 2018 già questa possibilità si era paventata, salvo poi concludersi con un nulla di fatto.

D’altro canto, però, l’attuale presidente sudcoreano si è già molto speso in questa operazione, con svariate azioni della diplomazia della Corea del Sud, tentativi di dialogo con il Nord e trattative per convincere Joe Biden a dichiarare unilateralmente la fine del conflitto.

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Come detto, gli scogli non sono pochi. In primo luogo, per la Corea la minaccia sta negli USA. Il contingente militare nella penisola è un pericolo ed in più contro la Corea del Nord gravano sanzioni economiche targate Stati Uniti.

Il paese a stelle e strisce invece vorrebbe la denuclearizzazione del paese, cioè la rinuncia del programma nucleare nordcoreano.

Più defilata vi è la Cina, che gradirebbe volentieri la firma del trattato di pace.

La situazione nella penisola è identica da ormai da dieci anni, ma un trattato pacificatore potrebbe in primis giovare proprio alle due Coree, risanando i rapporti ormai logorati dall’amministrazione Trump. Nonostante tutto, però, molti giornali ed analisti internazionali pensano che difficilmente l’impresa di Moon si potrà compiere.

Riccardo Seghizzi

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