PAKISTAN, DONNA LAPIDATA PER ADULTERIO - ARABIA SAUDITA, CONDANNATO A MORTE PER 5 TWEET

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Pakistan, donna lapidata dai parenti per adulterio

Il marito con il cognato e una terza persona sono accusati di omicidio

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Una donna pakistana è stata lapidata dai parenti in Pakistan per una presunta relazione extraconiugale. Fonti locali citate dal quotidiano pakistano ’Dawn’ hanno riferito che la donna è morta per mano del marito, del cognato e di una terza persona, che l’hanno lapidata e picchiata con un oggetto contundente nel distretto di Rajanpur e che successivamente sono scappati.

Hanno inoltre evidenziato che la donna è stata sottoposta due anni fa a due riti tribali in cui ha dovuto camminare su carboni ardenti e rimanere per un po’ con la testa immersa nell’acqua per dimostrare la propria innocenza rispetto alle accuse mosse contro di lei per presunta infedeltà.

Le autorità hanno aperto un’indagine sull’accaduto e hanno accusato i sospettati di omicidio, mentre un alto funzionario della polizia locale ha sottolineato che le forze di sicurezza hanno avviato un’operazione nella zona per cercare di arrestare queste tre persone. Il Pakistan ha modificato il proprio codice penale nel 2005 per impedire ai responsabili dei ’delitti d’onore’ di sfuggire alla giustizia concedendo la grazia in quanto parenti della vittima. Tuttavia, spetta a ciascun giudice decidere se essere condannato nel caso degli altri.

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Arabia Saudita, insegnante condannato a morte per 5 tweet

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Condannato alla pena di morte in Arabia Saudita un insegnante in pensione. E’ finito nel mirino per commenti pubblicati online, denunciano il fratello e Human Rights Watch. Sul suo caso accende i riflettori la Cnn. Muhammad al-Ghamdi, 54enne insegnante saudita in pensione, è stato condannato "dopo cinque tweet in cui criticava la corruzione e gli abusi dei diritti umani", ha scritto la scorsa settimana su X il fratello Saeed bin Nasser al-Ghamdi. Critico nei confronti di Riad, Saeed che vive in esilio volontario nel Regno Unito.

"Le autorità saudite mi hanno chiesto varie volte di tornare in Arabia Saudita, ma mi sono rifiutato - ha detto, come riporta la Cnn - E’ molto probabile che questa condanna alla pena di morte inflitta a mio fratello sia una rappresaglia per la mia attività".

Secondo Human Rights Watch il docente in pensione è stato arrestato lo scorso anno e a luglio è stato condannato "sulla base dell’articolo 30 della legge antiterrorismo" in vigore nella monarchia del Golfo per "aver ’descritto il re o il principe ereditario in un modo che compromette religione o giustizia".

Contro di lui ci sono anche "l’articolo 34, ’sostegno a un’ideologia terroristica’, l’articolo 43, ’comunicazione con un’entità terroristica’ e il 44, pubblicazione di notizie false ’con l’intenzione di commettere un reato di terrorismo’".

"In Arabia Saudita la repressione ha raggiunto un livello terrificante a tal punto che un tribunale può decidere una condanna alla pena di morte per niente altro che pacifici tweet", ha denunciato Joey Shea di Human Rights Watch.

Da inizio anno secondo la European Saudi Organization for Human Rights, nella monarchia del Golfo sono state eseguite almeno 92 condanne a morte.

Anna Maria Stanca

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