PASQUA SINONIMO DI PACE

Francesco contro ogni guerra

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"Gesù, il crocifisso, è risorto. Questo annuncio che oggi riecheggia non mostra un miraggio, non rivela una formula magica, non indica una via di fuga". Ormai nessuno ne parla con convinzione, forse perché non ci crediamo. Eppure, l’appello del pontefice appare chiaro, nitido nella sua interezza. Il messaggio pasquale, non serve per comunicare auguri di facciata, ma tutt’altro. Riuscire ad entrare nel mistero della resurrezione, implica una presa di consapevolezza. La fede, in questo giorno pseudo festoso, viene messa a dura prova dalla nostra ragione. Il grande dualismo tra fede e ragione, ci spinge a riflettere, cercando di carpire cosa realmente voglia dire essere credenti. La liturgia pasquale, illumina nel buio del mondo come una luce riflessa. Certamente, il dubbio nel credere in tutto ciò resta, soprattutto per chi attende nuovamente la sua venuta. Il periodo storico che stiamo vivendo, fatto di guerre e soprusi verso i più deboli, ci ha resi cinici e privi di solidarietà. Pertanto, il valore odierno attribuito alla resurrezione è marginale. Ormai siamo caduti in ritualismi di facciata, volti solamente a mantenere una buona nomea. In tutto ciò, di cristiano c’è ben poco, ma serve a preservare il salvabile.

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Infatti, arrivare al nocciolo della fede cristiana non è per noi opinionisti ecclesiali. L’invito di una chiesa nuova, sta nella speranza, nello stupore di un Dio fatto carne. La logica dell’amore disinteressato grida allo scandalo, perché per il nostro modo di vivere è inconcepibile. A tal proposito Francesco replica: “Tra le molteplici difficoltà che stiamo attraversando, non dimentichiamo mai che siamo sanati dalle piaghe di Cristo. Alla sua luce, le nostre sofferenze sono trasfigurate”. Niente ci può separare dal suo amore, perché ci considera suoi amici. L’attenzione sul termine “amici” è di vitale importanza. Il cristiano (va ricordato per gli smemorati) non è servo, ma pienamente partecipe al progetto divino. Auspicare qualcosa non è possibile, ma sperare in una chiesa credibile non è poi così difficile. Passati questi giorni festosi (si fa per dire), vedremo realmente di che pasta siamo fatti.

Giuseppe Capano

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