PATTO MILITARE TRA MALI, BURKINA FASO E NIGER

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Un nuovo fronte di alleanza strategica è stato sancito lo scorso 16 settembre: Mali, Burkina Faso e Niger hanno sottoscritto un patto di mutuo soccorso principalmente militare, secondo il quale “qualsiasi attacco alla sovranità e all’integrità territoriale di una o più parti contraenti sarà considerato come un’aggressione contro le altre parti e farà scattare il dovere di assistenza e soccorso da parte di tutte le parti, individualmente o collettivamente, compreso l’uso della forza armata per ripristinare e garantire la sicurezza all’interno dell’area coperta dall’Alleanza” (art. 6 della Carta). Francia in particolare, Occidente più in generale, sono quindi avvertiti. Questa zona del Sahel è stata caratterizzata, più in generale negli ultimi due anni, da un “risveglio” nazionalistico che, per mezzo di colpi di stato, ha fatto sì che si instaurassero nuovi regimi militari che hanno deposto governi più o meno democratici, promuovendo però una nuova immagine sovrana e indipendente da ogni tipo di colonizzazione de facto. E, rialzando la testa, questi tre Paesi stanno anche provando a cercare alleati appartenenti al un blocco diverso da quello Occidentale. Leggasi Russia.

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La mossa di oggi era stata comunque già anticipata da promesse di sostegno unilaterali, in particolare da parte del Burkina Faso verso il Niger, paese che più recentemente è stato interessato dal golpe che ha portato alla cacciata – in atto - dei francesi dalla nazione. Ecco che truppe del Burkina Faso erano pronte per essere schierate in territorio nigerino, come prova di amicizia e causa comune contro un eventuale attacco esterno proclamato, quantomeno formalmente, per il ripristino della democrazia, ovvero del presidente Bazoum. “Ciò che incide sulla sicurezza del Niger incide fondamentalmente sulla sicurezza del Burkina Faso”, aveva detto ad inizio mese il ministro della Difesa di quest’ultima nazione Kassoum Coulibaly. Dello stesso avviso il governo del Mali, per cui c’era da aspettarsi questa mossa. Dopotutto, già lo scorso 25 agosto il neo governo nigerino aveva autorizzato Burkina Faso e Mali “a intervenire sul territorio del Niger in caso di aggressione”. Tuttavia, a margine della firma congiunta del documento, il ministro degli Esteri del Mali Abdoulaye Diop ha dichiarato che “questa alleanza sarà una combinazione di sforzi militari ed economici tra i tre Paesi”, aprendo quindi a una nuova forma di collaborazione basata non soltanto sull’uso della forza militare. Anche se, in ogni caso, “la nostra priorità è la lotta al terrorismo nei tre Paesi”, ha specificato.

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È infatti da sottolineare che, soprattutto dal 2020, questi tre Stati sono stati accomunati da continue violenze jihadiste, soprattutto la zona del “Liptako-Gourma”, con la costruzione di una compagine locale dell’IS dal nome ISGS, ovvero Stato Islamico nel Grande Sahara. “La creazione dell’Alleanza degli Stati del Sahel segna una tappa decisiva nella cooperazione tra Burkina Faso, Mali e Niger. Per la sovranità e lo sviluppo dei nostri popoli, guideremo la lotta contro il terrorismo nel nostro spazio comune, fino alla vittoria” ha affermato il capitano Ibrahim Traorè, presidente attuale del Burkina Faso. Il suo volto è divenuto molto noto sul web, in particolare per il discorso offerto alla corte di Putin durante il recente summit Russia-Africa tenutosi a San Pietroburgo. In ogni caso la “Carta”, nel suo articolo 11, lascia spazio ad un allargamento di questa sorta di mini-Nato, “a qualsiasi altro Stato che condivida le stesse realtà geografiche, politiche e socio-culturali” dei tre sottoscrittori.

Enrico Picciolo

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