PERCORSI DI-VINI

Il vino da Messa

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Ogni giorno in Italia e nel mondo vengono celebrate migliaia di messe che utilizzano del vino a complemento della ritualità dei sacramenti.

Fin da bambino nel frequentare le varie parrocchie, assistendo alle messe, mi chiedevo quale fosse il vino che il prete sull’altare menzionava durante la funzione religiosa.

Ho atteso quasi 40 anni per scoprirlo, non che non potessi saperlo prima ma sicuramente la curiosità era stata superata dalle esigenze della quotidianità. Sta di fatto che rispolverando la mia curiosità, comprendo che l’utilizzo del vino durante le funzioni religiose è regolato dal diritto canonico che, al Canone 924, paragrafo 3 afferma: “Il vino deve essere naturale, del frutto della vite e non alterato.”

cms_23836/1.jpg Un approfondimento lo abbiamo con l’Istruzione “Redemptionis Sacramentum” che, nel capitolo III, paragrafo 50, specifica: “Il vino utilizzato nella celebrazione del santo sacrificio eucaristico deve essere naturale, del frutto della vite, genuino, non alterato, né commisto a sostanze estranee. Nella stessa celebrazione della Messa va mescolata ad esso una modica quantità di acqua. Con la massima cura si badi che il vino destinato all’Eucaristia sia conservato in perfetto stato e non diventi aceto. È assolutamente vietato usare del vino, sulla cui genuinità e provenienza ci sia dubbio: la Chiesa esige, infatti, certezza rispetto alle condizioni necessarie per la validità dei sacramenti. Non si ammetta, poi, nessun pretesto a favore di altre bevande di qualsiasi genere, che non costituiscono materia valida.”

Il Vaticano è molto severo nell’applicazione di tali norme: organi specifici di controllo verificano ogni 2 o 3 anni le vigne riservate ai vini da messa dei Produttori selezionati, certificando il prosieguo della idoneità e consentendo di etichettare il vino ottenuto come "ex genimine vitis”, ossia da vigne naturali senza aggiunta di ulteriori sostanze.

cms_23836/2_1637028095.jpgDurante la funzione il vino viene consacrato benedicendolo e versandolo nel calice. Per tale motivo non potrà essere sprecato e nel caso ne rimanga, questo deve essere bevuto dall’officiante e coperto per tutta la durata della funzione da un telo consacrato.

Le disposizioni in materia sono cogenti: il mancato rispetto delle stesse espone i trasgressori a possibili scomuniche.

Ma questi vini possono essere degustati al di fuori della funzione da noi persone comuni? Certamente sì.

Fin quando il vino non è immesso nella funzione non assume carattere di sacralità e pertanto è consumabile normalmente. Personalmente ne consiglio la degustazione magari in abbinamento ad un dolcetto secco come, ad esempio, i cantucci toscani, lasciandoci ammaliare dalla amabilità di questo nettare che ci potrebbe condurre, con una certa disinvoltura, ad un momento di intensa meditazione.

Carlo Dugo

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