PERFORMATTIVITA’ E PROIEZIONE DI SE’

La deriva del corpo nella società dell’immagine

Performatività_e_proiezione_di_sé.jpg

cms_21900/1.jpgAutorappresentazione, nuovi canoni di bellezza (stereotipata), alte performance richieste, strategie di brand image applicate al corpo. Si può così sintetizzare il baricentro sociale ed emotivo degli adolescenti, e non solo, che usano i social. L’immagine deve essere priva di imperfezioni, sia nei confronti di standard al femminile sia sull’aspetto degli uomini, affinché il corpo, come elemento visibile e imprescindibile del video (ergo sum), abbia potenziali implicazioni su quello che poi diverrà il costrutto sociale di un neo valore allineato al contemporaneo. L’egemonia prima di Instagram e ora di TikTok (solo per citare le più conosciute) sta lì a sottolineare le caratteristiche della bulimica offerta di bellezza giocata attraverso le prestazioni degli individui nei milioni di video presenti su queste piattaforme. Permormatività individuale vuol dire allora in un contesto di tal genere, un corpo sempre attivo e in movimento, espressioni facciali cangianti, abbigliamento come metafora comunicativa. Sono tali elementi, presi assieme nell’esibizione casalinga, ad attivare l’attrattività o la non attrattività del singolo utente. Elementi comuni e concetti derivati ​​da nuove interpretazioni culturali e sociali, diventano la bellezza con tutto il correlato e imprescindibile appeal sessuale (rinforzato da sguardi languidi, occhiolini e sorrisi maliziosi).

cms_21900/2.jpgIl mondo social non accetta, spesso bandisce urbi et orbi, ogni concetto legato al decadimento del corpo, alla vecchiaia, alla disabilità e all’imperfezione, una forma di ageismo che evidenzia, a forza di video e immagini, che il passare degli anni non è attraente perché inespressivo. Il corpo nell’età della tecnica e dell’onlife è legato alla sua fitness, a una prospettiva che rafforza a colpi di like, immagini e video, una giovinezza vivace, in salute, dunque sessualmente appetibile, e sempre in movimento. Le imperfezioni, che siano legate all’età o alla precaria condizione di salute, riguardano non solo il normale passare degli anni e il conseguente decadimento fisico, ma anche tutte le normali e fisiologiche esplosioni ormonali peculiari dell’adolescenza; via quindi brufoli e acne, bollati come poco attraenti se non addirittura repellenti alla vista (bodyshaming). Sarà la platea sconfinata delle piattaforme social a esprimere il proprio giudizio insindacabile, una platea anonima e priva di consustanzialità etica e ontologica su cosa sia il bene e cosa possa riferirsi al male nel giudizio affrettato ed emozionale del mondo social, in quella mancanza di profondità e di superficialità intronata com’è da una gregaria prospettiva comune.

cms_21900/3.jpgLa forza della stereotipizzazione di ogni atteggiamento, posa o sguardo, è allargata anche alla divisione di genere, iperfemminilizzando l’immaginario sessuale ed erotico legato alla figura della donna e approvando le scelte e gli atavici modi comportamentali dell’uomo. I social rafforzano e veicolano dunque non solo la superficialità della visibilità su cui viaggiano i binari di genere, ma fanno passare l’errato messaggio che l’intero aspetto visivo del genere si possa ridurre a un’immagine corporea eseguita, a un comportamento (sottomesso e mansueto per le donne, fiducioso e dominatore per l’uomo) che grazie all’unico canale della sensualità estremizzata possa servire alla donna per aprirsi all’altro. Gli utenti si riconoscono e riconoscono l’esistenza dell’altro solo mostrando immagini corroborate da atteggiamenti sensuali, unici canali in grado di trasmettere, mostrare e definire efficacemente il concetto di bellezza legato a un iper modello di genere visivo che favorisce la giovinezza, la salute e un corpo in forma attraverso video e conseguenti giudizi di valore, perfettamente aderenti a norme di bellezza tradizionali e performance eterosessuali di desiderabilità femminile e maschile. Nonostante l’imperante dittatura dei social media nel mondo della comunicazione, rimane però un punto di contatto con i vecchi media, dato dalle tendenze pubblicitarie veicolate in particolar modo dalla tv. Tecniche di posa e sguardi seducenti evidenti nelle cosiddette challenge di TikTok, evidenziano come giovanissimi utenti smaliziati denotino un certo abilismo tecnico-video-fotografico come il guardare in camera e il mostrare empatia con lo spettatore tramite sguardi seducenti atti a carpirne la massima attenzione. Sono i costrutti visivi altamente stereotipati e convenzionalizzati su una base comune composta da sessuotipiche performance corporali ad attualizzare un sistema gerarchico di giudizio fondato su valori binari dell’immagine (buona/cattiva, bella/brutta) in cui, nonostante un integralismo digital-tecnocratico, vi è un impatto dell’immagine di bellezza tradizionale veicolata da forme e contenuti ancora massmediatici.

Andrea Alessandrino

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos