PER NON DIMENTICARE

La giornata della memoria

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Ha scritto Marek Edelman, uno dei capi della rivolta del ghetto di Varsavia e fra i pochissimi sopravvissuti: “Il 10 maggio 1943 finisce la storia drammatica degli ebrei di Varsavia. Il luogo in cui sorgeva il ghetto è ridotto ad una montagna di macerie alta due piani. Coloro che sono caduti hanno compiuto il loro dovere fino in fondo, fino all’ultima goccia di sangue. Sangue che è stato assorbito dalla terra stessa del ghetto di Varsavia. Noi, che siamo sopravvissuti, lasciamo a voi il compito di non far morire la loro memoria”.

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Il 27 gennaio è la giornata della memoria, una ricorrenza riconosciuta dalle Nazioni Unite e celebrata anche in Italia dal 2001 dopo che il parlamento ha votato, nel luglio 2000, la legge per istituire il giorno della memoria. In questo giorno, che coincide con l’arrivo nel gennaio del ’45 delle truppe sovietiche nel campo di Auschwitz, si ricordano le vittime del nazismo, losterminio degli ebrei (“Shoah”) e, nello specifico italiano, le leggi razziali del 1938 e il dramma dei deportati nei lager.

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Una data che viene ricordata contemporaneamente in molti Paesi europei, e che è divenuta, in questi anni, importante e molto sentita dalla popolazione e dalle istituzioni. Perchè il tentativo di annientamento degli ebrei d’Europa perpetrato dal nazismo e dai suoi alleati, nel segno di una ideologia criminale che si abbattè anche contro altre categorie, teorizzando la supremazia di uomini su altri uomini e portando l’Europa e il mondo a una immane catastrofe, è una parte della nostra storia collettiva che scuote le coscienze, spingendo chiunque a chiedersi come possa essere potuto accadere.

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Doveroso, dunque, ricordare. Il dovere della memoria non può mai limitarsi a un’attenzione occasionale: ricordare significa anzitutto accendere sempre nelle generazioni più giovani la fiaccola della memoria. Il Giorno della Memoria viene ricordato nelle scuole, nelle università, ma anche nelle librerie con numerose pubblicazionidedicate a questa dolorosa pagina di storia. Se la società perde coscienza dei diritti e della pace che ha conquistato, scatta l’allarme - sottolinea Stefania Giannini, ministro dell’Istruzione - e il compito della scuola è fondamentale e in Italia, come dimostra la minore diffusione di episodi di antisemitismo rispetto ad altri Paesi, scuola e società hanno fatto molto.

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Nel corso degli anni, la collaborazione tra il Ministero dell’Istruzione e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane si è ispirata a questa visione, cercando di favorire un vero e proprio patto intergenerazionale della memoria in grado di coinvolgere gli allievi di tutte le scuole. Ogni memoria, e in particolare la memoria di questa ferita aperta che ci riguarda tutti, è resa viva dalla voce che la racconta. Per questo, anno dopo anno, il Ministero dell’Istruzione e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane hanno invitato i giovani a ricordare, suscitando grande interesse nelle scuole e dando ai nostri ragazzi una importante occasione di crescita civile e culturale.

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Doveroso ricordare. Doveroso, tuttavia, non solo nei confronti dei sei milioni di ebrei sterminati dalla follia nazista. Perchè la politica dello sterminio nel Novecento non è né cominciata né terminata con Auschwitz: il genocidio degli armeni, le vittime deigulag, la pulizia di classe dei Khmer rossi inCambogia e ancora le pulizie etniche in Jugoslavia e in Ruanda, oltre ai gas di Saddam Hussein contro i curdi, definiti un popolo che non esiste. Doveroso, dunque, ricordare. Certo. Ma anche per non dimenticare che ogni politica dello sterminio dilaga in assenza di democrazia.

(il servizio fotografico è del ns. Fotoreporter Oronzo Lavermicocca)

Mary Divella

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