PHYSIOGNOMIA
Una chiave digitale per l’interpretazione di corpi e volti

La fisiognomica, intesa come l’arte di dedurre tratti psicologici e morali a partire dai caratteri fisici, può sembrare una disciplina ai margini della nostra cultura. In realtà, fin dall’antichità ha avuto e ha un ruolo centrale nella comunicazione e nella storia del potere.
A sostenerlo è la giovanissima prof. Elena Berti, dopo la laurea in filologia, letteratura e tradizione classica all’Alma Mater di Bologna e un dottorato in filosofia e filologia medievale, un dottorato in filosofia e filologia medievale, è ora dottoranda di filologia all’Università di Zurigo..
Ho il piacere di condividere con i lettori la sua opinione sulla dimensione iconografica della società moderna e contemporanea a lume delle prospettive offerte dalla digitalizzazione.
1. È ormai invalsa la definizione di civiltà dell’immagine in riferimento al nostro tempo e la ragione è evidente: dall’avvento della fotografia a Instagram e poi a TikTok, il ruolo acquisito dall’immagine rispetto alla parola, in particolare a quella scritta, si è fatto ogni giorno più significativo, finendo se non per minacciarne l’esistenza quanto meno per porsi in una concorrenza spietata.
L’immagine ha sostituito la parola alata tanto cara ad Omero perché più veloce e immediata. La letteratura dell’immagine con i suoi codici ha investito anche i corpi e si è imposta sulle identità, costrette a snaturarsi in ragione di essa, favorendo l’affermarsi di quella che potrebbe dirsi una fisiognomica dell’inganno. Ad uno sguardo superficiale, la letteratura dell’immagine sembra per altro richiedere un grado di attenzione minore per essere compresa, mentre ad un esame appena più attento, può rivelarsi una foresta di simboli, in grado di veicolare più informazioni differenti diventando un linguaggio tanto ricco quanto subdolo. Tuttavia, il moltiplicarsi delle immagini finisce per renderle invisibili, in quanto il semplice guardare non consente una decifrazione e una reale acquisizione del dato visibile, che tende a diventare invisibile anch’esso.[1] Laddove la visual culture finisce, paradossalmente, per non contemplare il vedere tra le possibilità del conoscere, ecco che gli studi di fisiognomica assumono un significato nuovo, quasi un appello per una possibilità di re-interpretazione globale, volta a restituire all’azione di guardare tutte le sue prerogative.
2. La fisiognomica scaturisce da una tensione evolutiva comune alla coscienza umana ossia quello di decifrare l’invisibile (i moti dell’anima) attraverso il visibile (i segni del corpo).
Uno dei maggiori studiosi di fisiognomica del XVIII si domandava così all’interno dei suoi Physiognomische Fragmente zur Beförderung der Menschenkenntnis und Menschenliebe se la natura non fosse di per sé tutta fisionomia, e se vi fosse una qualche conoscenza umana che non si fondasse sull’esteriorità, sul carattere o sul rapporto per l’appunto tra visibile e invisibile.[2] Sebbene le considerazioni di Lavater a proposito della fisiognomica risalgano al XVIII secolo, l’indagine e gli obbiettivi di questa disciplina non sono affatto sconosciuti alla storia del pensiero occidentale. La ricerca di eventuali correlazioni tra gli elementi esteriori (i segni del corpo) e quelli interiori (i comportamenti, le manifestazioni dell’anima) ha radici piuttosto antiche ed inizialmente è volta a decifrare e interpretare non tanto le predisposizioni dell’anima quanto piuttosto l’invisibile per eccellenza: il futuro. È in questa direzione che si sviluppa la prima letteratura fisiognomica che vede nella Šumma AlamdimmÅ« babilonese la più antica testimonianza scritta del materiale divinatorio accadico connesso all’interpretazione dei segni e delle manifestazioni del corpo. In virtù di questa componente divinatoria troviamo la fisiognomica a lungo associata ad altre mantiche, sempre legate all’interpretazione del corpo ma in riferimento a specifiche sezioni: mani (chiromanzia), unghie (onicomanzia), testa (cefalomantia) e fronte (metoposcopia). La dimensione predittiva della fisiognomica prevarrà nei testi ittiti, indiani e cinesi di moltissime epoche e costituirà l’elemento distintivo tra le tradizioni ebraica del Qumran e del Merkavah e araba della firÄsa rispetto a quella greca della φυσιογνωμονικά volta per l’appunto alla conoscenza (γνÏŽσις) della natura (φÏσις) piuttosto che a quella del futuro.[3]
3. La fisiognomica si definisce come tale in ambiente greco dove il φυσιογνωμοωεá¿–ν è ritenuto possibile da Aristotele all’interno degli Analitica priora soltanto ammettendo che tutti i cambiamenti della natura riguardano per definizione sia il corpo che l’anima.
Tutto il sapere fisiognomico greco confluirà poi nei φυσιογνωμονικά – esito di due elaborazioni indipendenti la prima avvenuta in ambiente peripatetico, la seconda successivamente nel II secolo d.C. entrambe poi unite e circolate all’interno del corpus aristotelico – e nelle opere di Loxus, di Polemone di Laodicea e di Adamanzio. Successivamente però la letteratura fisiognomica non riceverà particolare attenzione da parte della cultura latina fino al XIII sec. – fatta eccezione per il trattato De Physiognomonia Liber (conosciuto anche come Anonymous Latinus) ora databile sulla base della lingua e dello stile al IV secolo d. C.[4] Fatto che non stupisce dal momento che il periodo che va dalla fine del XII sec. e all’inizio del XIII rappresenta un importante crocevia intellettuale per la storia delle discipline scientifiche, dalle quali la fisiognomica non rimane esclusa. Proprio su questa fase di riscoperta bisogna soffermarci con più attenzione, in quanto essa costituisce un punto di osservazione privilegiato per l’analisi delle dinamiche interculturali che hanno caratterizzato questa fase della disciplina e delle implicazioni socioculturali a cui questa riscoperta ha portato.
4. In conseguenza ad un ritrovato interesse nei confronti della letteratura greca anche grazie alla mediazione svolta dalla cultura araba iniziarono a circolare, tra XII e XIII secolo per l’appunto, numerose traduzioni di trattati di fisiognomica. La traduzione di Bartolomeo da Messina dei φυσιογνωμονικά; la sezione fisiognomica del Secretum Secretorum, nelle rispettive versioni breve, ad opera di Giovanni di Siviglia, e lunga di Filippo di Tripoli, e quella presente nel Liber Almansorem di Razhes tradotto da Gerardo di Cremona. Sempre in questo periodo, tornarono a circolare il trattato dell’Anonimo Latino e l’opera di Polemone di Laodicea tradotta in arabo nel IX secolo. Questi testi con le loro rispettive traduzioni divengono presto oggetto di numerosi commenti e vanno a costituire le basi per nuove e importanti teorizzazioni volte a sistematizzare il materiale fisiognomico inserendolo nelle contemporanee prospettive filosofiche e teologiche. Grazie all’inclusione e all’attenzione riservata alla fisiognomica da parte di Alberto Magno all’interno del suo De Animalibus, da Michele Scoto all’interno del Liber Phisionomie, da Pietro d’Abano nella sua Compilatio Physionomiae assistiamo ad un progressivo processo di istituzionalizzazione della fisiognomica – documentato dalla presenza della traduzione latina dei Physiognomonica pseudo aristotelici ad opera di Bartolomeo da Messina nelle liste di tassazione dell’Università di Parigi – che la porta ad essere inserita all’interno del curriculum universitario.[5] Accanto a queste opere e ad altre attribuite a diversi autori, come il Super physionomiam Aristotelis di Guglielmo d’Aragona, le Quaestiones in librum phisonomie Aristotelis probabilmente di Rodolfo il Bretone e la Phisionomia Aristotelis di Ruggero Bourth, si diffusero moltissimi testi anonimi tra i quali mi limito a menzionare i più importanti, come l’Exposicio brevis et utilis phisionomie Aristotelis, le Quaestiones de phisionomia ma soprattutto il De physiognomonia libellus, di grande rilievo, per le implicazioni dell’astrologia sulla disciplina.
6. La letteratura fisiognomica affermatasi in questa fase diventerà di riferimento per gli studi di fisiognomica successiva e anche per la trattatistica artistica del XV secolo.
La Compilatio di Pietro d’Abano, ad esempio, costituirà la fonte principale per lo Speculum Physionomie di Michele Savonarola e per il Reductorium Phisionomie di Rolandus Scriptoris e per il ciclo di affreschi presenti nel palazzo della Ragione di Padova. Sulla tradizione latina del XIII secolo si baseranno anche la sezione fisiognomica presente all’interno del De expetendis et fugiendis rebus di Lorenzo Valla dal titolo De corporis physiognomia contenuta nella terza parte del libro De corporis commodis et incommodis; l’opera Chyromantie ac physionomie anastasis: cum approbatione magistri Alexandri de Achillinis composta a Bologna nel 1504 da Bartolomeo dalla Rocca in collaborazione con Alessandro Achillini; il De cardinalatudi Paolo Cortesi volta ad inserire la fisiognomica all’interno degli studi di etica e retorica. Come visto per la realizzazione degli affreschi del Palazzo della Ragione le teorie fisiognomiche trovarono applicazione anche in campo artistico e in particolare nella trattatistica figurativa.[6] Leon Battista Alberti ritiene fondamentale infatti che i pittori adeguino «i moti del corpo agli affetti dell’animo» sulla base, dunque, dei principi fisiognomici individua ad esempio nella fronte bassa, il capo languido e nelle membra stracche e abbandonate le caratteristiche di un malinconico, mentre la faccia e gli occhi gonfi e rossi, le membra veloci e stizzose caratterizzano gli iracondi.[7] Anche in Leonardo si incontra una riflessione fisiognomica, sebbene sembri che egli voglia prendere distanza dalle caratteristiche di pseudo-scientificità che, evidentemente, la fisiognomica progressivamente stava tornando ad acquisire; nel suo Libro de Pittura la troviamo infatti nuovamente associata alla chiromanzia ed entrambe vengono definite due chimere senza alcun fondamento scientifico. Tuttavia, sempre Leonardo si trova ad ammettere che «i segni del volto mostrano in parte la natura degli uomini, i loro vizi e complessioni» e anche lui riferisce marcati rilievi e profondità del viso per gli uomini bestiali e iracondi.[8]
7. Nel quadro che abbiamo delineato dunque emergono due dati utili per le prospettive in cui può muoversi la ricerca in ambito fisiognomico nel futuro: (a) lo stretto rapporto che lega testi di epoche e lingue diverse, la cui diffusione è comunque circoscritta e delineate sembrano essere le linee di trasmissione, e (b) l’imprescindibile ruolo dell’iconografia e della rappresentazione grafica nell’evoluzione della fisiognomica: l’immagine può essere infatti contemporaneamente oggetto dell’osservazione e risultato della teorizzazione. L’opportunità di creare dunque correlazioni immediate tra dati testuali e grafici rappresenta una linea essenziale degli studi ed essa si offre oggi, grazie alla tecnologia, si offre come una reale possibilità.
Tuttavia, mentre negli ultimi anni sono state create e implementate numerose banche dati che permettono di individuare velocemente correlazioni tra testi consentendo una ricerca per parola o stringhe di parola (si pensi, ad esempio, ai database di Brepols, del Theasurus linguae Greacae, del Corpus Corporum dell’Università di Zurigo), non è ancora stato elaborato un progetto che metta i singoli testi in stretto rapporto tra loro e soprattutto che li ponga in diretta relazione con i testimoni manoscritti che li trasmettono. Ancora più rari inoltre sono i progetti digitali che includono le immagini tra le fonti disponibili o nei risultati potenziali. Un tentativo di far dialogare fonti iconografiche e letterarie mostrando le potenzialità che il digitale offre in questo senso, è stato fatto nel progetto ICONOS, promosso dal Dipartimento di Storia dell’arte e spettacolo, Facoltà di Lettere e Filosofia, Sapienza Università di Roma che ha riconosciuto l’imprescindibile relazione che tra la letteratura mitologica e la sua rappresentazione iconografica.[9] Tale progetto, oltre ad essere dedicato esclusivamente alla mitologia, permetteva un limitato controllo dei testi i quali non sono posti in relazione né con i testi che ne costituiscono la fonte né con la loro stessa tradizione indiretta né tanto meno con i manoscritti.
8. La proposta per un futuro e ampio progetto in grado di coinvolgere più realtà in Italia e all’estero, consiste nel creare un database inizialmente esclusivamente dedicato alle opere di fisiognomica che ne raccolga tutta la letteratura, in tutte le versioni linguistiche in cui sono disponibili i testi, potenzialmente senza porsi limitazioni temporali, che consenta di rintracciare in opere diverse o in traduzioni in lingue diverse della medesima opera la stessa parola o le stesse stringe di parole e che consenta inoltre per ciascun tratto fisiognomico individuato di visualizzarlo graficamente ed eventualmente nei suoi paralleli iconografici.
Sebbene questo lavoro sia oggi concepibile in virtù della rinnovata attenzione che la fisiognomica sta ricevendo soprattutto per quanto riguarda i testi e le rispettive traduzioni che hanno circolato in epoca medievale, interesse che ha portato all’edizione critica e ad un approfondito studio della tradizione di molti testi, alcuni dei quali sicuramente tra i più importanti (mi riferisco principalmente alle recenti edizioni del Liber Phisionomie di Michele Scoto, dei Physiognomonica dello Pseudo Aristotele e quelle imminenti la Compilatio phisionomiae di Pietro d’Abano e dello Speculum Physionomie di Michele Savonarola), ancora manca una revisione accurata delle edizioni moderne ma ormai datate e un’edizione criticamente fondata di numerose opere di fisiognomia, specialmente quelle anonime, che ancora solo marginalmente considerate. La possibilità di disporre di edizioni critiche valide consente infatti di disporre di uno attento studio sulla tradizione manoscritta e conseguentemente di creare correlazioni non soltanto tra testi ma anche tra manoscritti. In questo modo sarà possibile inserire i dati di questi studi all’interno del database che a sua volta consentirà di visualizzare per ciascuna parola o, eventualmente per stringa di parola, non soltanto gli eventuali paralleli testuali e iconografici ma anche le fonti manoscritte che li trasmettono.
9. Una tale banca dati, tuttavia, non costituirebbe un utile strumento esclusivamente per gli studi di fisiognomica ma le sue funzionalità potrebbero essere estese ad altri testi che ugualmente richiedono una veloce corrispondenza tra il dato testuale e la sua visualizzazione grafica. A tal proposito numerosi (e anch’essi solo recentemente studiati) sono i trattati di chiromanzia, geomanzia e astrologia medievale in grado di influenzare non solo i trattati contemporanee o immediatamente successivi ma anche la letteratura e le tradizioni successive. La necessità di una visualizzazione e rappresentazione grafica per questi testi era già sentita in epoca medievale, si trovano infatti già all’interno degli stessi manoscritti diagrammi esplicati e riproduzioni grafiche delle situazioni descritte dai trattati che si pongono dunque ad interpretazione di un’immagine, consentendoci una riflessione generale.
L’iper-visualizzazione e della riproducibilità dell’immagine, la distruzione che al loro moltiplicarsi inevitabilmente consegue, rappresentano un rischio che non deve però nascondere le possibilità che la tecnologia ci offre. In una nuova via dei saperi che coinvolge discipline antiche e nuove si potranno trovare le vie per riconquistare l’esplosiva verità delle immagini. Con essa si potranno anche riscattare i corpi e i volti, attraverso un’interpretazione dei loro significati, dell’immaginazione e delle storie a cui hanno dato luogo, nella ricerca difficile delle individualità dinamiche a cui corrispondono. In questa prospettiva, un progetto dedicato alla trans-cultura dei testi fisiognomici e al loro dialogo con sistemi di immagini, rappresenta solo una possibilità per la ricerca e insieme un cambiamento di prospettiva nei confronti di una deriva generale della vita sociale.
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Note: [1] Didi-Huberman 2009: p. 256. [2] Lavater 1775. [3] Akasoy 2008: pp. 120 e 123. [4] Devriese 2019: p. 4. [5] Devirese 2019: p. XXII. [6] Vìgh 2013: pp. 36-38. [7] Castelli 1999: pp. 64-65. [8] Leonardo da Vinci 1995: p. 292.[9] Per l’accesso al sito de progetto: https://www.iconos.it/.
Per maggiori approfondimenti sulla tematica: DiCultHer https://www.diculther.it/rivista/, la meta-rivista open access per promuovere l’educazione alla Cultura Digitale e le ricerche sul digitale applicato al patrimonio culturale.
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