PIERO E IL "PARADISO PERDUTO"

Di Aldo Rossetti (fotografo)

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Esiste un borgo, poco distante da dove abito, tra il mare e la laguna, dove il tempo sembra si sia fermato, dove il passare inesorabile delle stagioni è scandito da un vecchio orologio di un campanile e dal silenzio delle poche persone rimaste a coltivare i campi.

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Lio Piccolo è una frazione immersa nel verde lussureggiante della penisola di Cavallino Treporti, poco distante da Venezia, a pochi minuti di battello da Burano e Torcello.

Questo è un antico borgo rurale, prevalentemente agricolo, con pochi edifici, qualche casa disabitata o in rovina.

Una piccola chiesa con il campanile e l’orologio che batte inesorabilmente le sue ore, tutto ancora lontano dal turismo di massa mordi e fuggi.

Gli ultimi scavi archeologici confermano il legame con le origini romane di queste terre, non siamo tanto distanti da Torcello con l’antica cattedrale Romanica e i suoi mosaici; qui vicino le antiche saline della Repubblica di Venezia.

Questa terra da sempre era considerata l’orto di Venezia, ricca di vigne e lussureggiante di frutta e verdure uniche.

E’ qui che con cadenza quasi quotidiana esco per le mie escursioni fotografiche, per cercare nel silenzio gli ultimi contadini rimasti a presidio di una terra ancora fertile e ricca di coltivazioni.

E’ qui che lontano dall’invasione caotica del turismo si possono incontrare e vedere gli Aironi, i Fenicotteri Rosa, i Cavalieri d’Italia, le Sterne, le Garzette, i Germani Reali, una natura ricca, incontaminata e generosa.

Qui molte volte, alla sera mi ritiro per guardare i tramonti di fuoco, quando il sole va a dormire in lontananza tra l’isola di Burano, le guglie e i campanili di Venezia.

In una bella giornata di sole primaverile, mi avvio tra i canali di questa oasi di pace, attraversando gli specchi d’acqua, le barene e i campi coltivati.

Mi fermo, osservo, fotografo, non c’è un’anima viva, ma so già dove devo andare, so già qual è la mia meta finale.

Mi spingo oltre, attraverso il borgo di Lio Piccolo, lungo un argine in un silenzio quasi religioso, sto per incontrare Piero e la sua storia, una storia che merita di essere raccontata e fotografata.

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Gian Pietro Ballarin oggi ha 76 anni, un bel viso profondo e solare, ha vissuto ed è nato qui, per anni ha lavorato a Venezia, ed ogni giorno lo puoi trovare insieme ai suoi amici, seduto vicino al suo campo, intento a costruire qualche scultura in legno o a dipingere.

Quella di Piero è una storia straordinaria, forse unica, una passione per l’arte, una vita spesa a coltivare il suo campo nel mezzo di questa laguna e lontano dal chiasso del mondo.

Mentre guardo i suoi quadri e le sue sculture in legno, mi racconta la sua passione nel ricostruire gli alberi da frutta antichi che una volta crescevano in tutto questo territorio.

Mi racconta con la semplicità delle persone umili ma ricche di cultura e conoscenza, che dopo la tragica alluvione del 1966, l’acqua salata del mare aveva invaso tutte queste terre per giorni e giorni, come quasi un diluvio universale.

"L’Acqua Grande", come qui viene chiamata ancora oggi da queste parti, era rimasta sopra i campi coltivati per decine di giorni distruggendo tutte le coltivazioni di allora, quasi tutti gli alberi da frutta erano andati perduti bruciati dalla salsedine del mare.

Mi racconta con amore: "Vedi Aldo, bisognava ricostruire tutte quelle piante da frutto che erano rimaste distrutte, le Pesche Bianche, la Prugna Rossa, il Pero di San Pietro, bisognava trovare le radici, partire dagli innesti e tentare di ricostruire il più possibile, senza che nulla andasse perduto".

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Piero oggi, oltre che dedicarsi alla scultura del legno e alla pittura, per anni ha ricostruito nel suo orto una quantità enorme di quegli alberi da frutta.

Nel suo giardino ci sono oggi frutti di ogni stagione, ha avuto la capacità, la sapienza, la tenacia e l’amore di censire e tracciare molte piante antiche andate distrutte, coltivarle con sapienza, dedicargli una parte del suo tempo e ridargli una nuova vita.

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Si avvicina l’ora del tramonto, è stato un bel pomeriggio ricco di emozioni, mi dirigo verso casa pieno di un sapere antico che mi avvicina alla "Genesi dell’Uomo", mi ritorna in mente quel passo dai testi sacri:

"Il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo… perché lo coltivasse e lo custodisse"…

Passo molti dei miei giorni tra questi campi, tra questa gente che mi avvicina a quel "Paradiso Perduto", ma ritrovato nella sapienza e nelle mani di Piero.

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