POCHI FAMILIIARI ATTORNO ALLA BARA DI TOTÒ RIINA

LA BLINDATISSIMA TUMULAZIONE AL CIMITERO DI CORLEONE

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Giallo nel paese del boss: chiuso per ferie il bar dove sono esposti i quadri della figlia, il funerale, che si doveva svolgere durante la notte per evitare eventuali ostentazioni da parte dei familiari, è saltato a causa dell’imbarco della salma sul traghetto. Assente al funerale Giovanni Grizzaffi, nipote prediletto di Totò Riina, considerato l’erede della cosca. La rapida tumulazione è avvenuta nella mattinata di mercoledì 22 novembre. Funerale blindato: le forze dell’ordine, presenti, eseguivano un cordone per allontanare giornalisti e curiosi. La salma, partita da Parma e imbarcata sul traghetto della “grandi navi veloci” Napoli - Palermo, è stata scortata da alcuni suoi parenti. Vietati i funerali pubblici dal Questore del Comune di Palermo Renato Cortese. Non è passato inosservato l’arrivo nel paese: la salma ha fatto il suo ingresso nel corso principale di Corleone per giungere al cimitero. Ad accompagnare il carro funebre della ditta Nicosia di Corleone, che conteneva la salma del padrino, c’erano la moglie Ninetta Bagarella, la figlia primogenita Maria Concetta e il genero Vincenzo Bellomo, marito dell’altra figlia Lucia. Anche il terzogenito Salvo Riina, condannato per mafia e attualmente in libertà vigilata a Padova, grazie a un permesso, era presente ai funerali dopo aver preso un volo da Venezia all’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo.

cms_7790/2.jpgNessun permesso invece per il secondogenito 40enne del Capo dei Capi di Cosa nostra, Giovanni Riina, rinchiuso all’ergastolo da quando aveva 25 anni per aver commesso alcuni omicidi; attorno alla bara del padrino solo pochi familiari, nel corso della breve benedizione sacerdotale subito dopo la tumulazione nella tomba di famiglia. A pochi metri dalla lapide di Riina giacciono anche le salme di Bernardo Provenzano, amico e compagno di una vita criminale, e subito dopo quella di Luciano Liggio: tutti capimafia che hanno segnato drammatici fatti di sangue. Ma quello di Corleone è anche un cimitero di eroi, come Calogero Comaianni, guardia campestre che arrestò per primo il boss Luciano Liggio e Provenzano nel 1945, e Placido Rizzotto, sindacalista - che comprese in primis quello che sarebbero diventati i nuovi mafiosi di Corleone - gettato in una foiba, i cui resti sono stati sepolti qui solo 5 anni fa.

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Rizzotto e Comaianni non hanno ancora avuto giustizia perché in questi due casi Liggio fu assolto per insufficienza di prove. Questi episodi incresciosi, però, non hanno spento le speranze di Giovanna Termini, vice prefetto di Corleone, la quale mira a un futuro nuovo per il paese (il cui comune è stato sciolto per mafia), basato su un percorso di legalità dell’amministrazione comunale, come sostegno alle tante forze ancora integre della società. Un’opportunità rilevante per abbandonare il marchio della mafia che ha pesato tanto su questo paese. Le due commissarie hanno già contattato diversi gruppi e associazioni: a Corleone si respira un’aria di rinnovamento. A tal proposito, ricordiamo la prima iniziativa avvenuta in commemorazione del piccolo Giuseppe Letizia, 12enne assassinato nel 1948 poiché testimone del delitto Rizzotto, in cui tantissimi studenti hanno voluto festeggiare il piccolo martire assieme ai rappresentanti delle istituzioni. Adesso, attorno alla lapide del Capo dei Capi Toto’ Riina, ci sono solamente una decina di familiari che sfuggono all’assedio di curiosi e giornalisti.

Anna Di Fonzo

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