POLITICA LIQUIDA:SOCIAL APPEAL E LEADERISMO

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cms_27810/1.jpgUna volta erano i giornali, in particolare i quotidiani, ad avere il compito di informare e raggiungere i diversi militanti dei partiti, in uno scenario politico meno frammentato e disintermediato di quello attuale. Oggi che i quotidiani sono letti da una ristretta minoranza che andrebbe tutelata e salvaguardata, abbiamo davanti canali di comunicazione che confluiscono tutti in un unico ambiente: il digitale. Persino la vecchia e tanto amata televisione ha deposto le armi del monopolio della diffusione di massa che le apparteneva da decenni, per adattarsi e sopravvivere all’esplosione della galassia internet. La rete, del resto, si è subito configurata sin dagli albori come uno spazio caratterizzato dall’uso di un linguaggio immediato che consente non solo al leader di turno di rafforzare la propria immagine, ma anche a colui il quale ha bisogno di riabilitarsi agli occhi di un pubblico che spesso difetta di memoria politica. La rete ha sconfitto l’unilateralità dei vecchi media (il broadcasting) e ha certificato l’esistenza e la forza endogena di un ambiente caratterizzato da una forte architettura in grado di creare e diffondere senso e permettere di passare da una comunicazione verticale a una orizzontale. Il valore aggiunto del web sembra proprio essere il far cadere le vecchie barriere tra l’emittente e il destinatario, avvolgere l’interlocutore all’interno di una comunità dove regna la possibilità di espressione e di ascolto delle opinioni di tutti, creare cioè una reazione di fiducia che spinga gli utenti di oggi, così come si faceva con la massa di ieri, a partecipare alle decisioni della politica.

cms_27810/2_1665285786.jpgSi tratta di una vera e propria partecipazione? Oppure sarebbe meglio considerarla una retorica altamente efficace per sottolineare la crisi di credibilità degli attori politici? L’e-democracy, ovvero la modalità digitale con la quale i cittadini fanno sentire la propria voce ai governanti, spesso è confluita in una sorta e banale partecipazione eterodiretta. Il nuovo partecipazionismo digitale si riduce pertanto a una forma deviata di “partecipazione disconnessa” che nulla ha a che fare con la formazione di una coscienza civica. A livello di mero partecipazionismo infatti le decisioni appaiono ritualizzate e già digerite da un’élite formatasi in un partito-piattaforma dove prolifera e sguazza la figura del leader. Il nuovo leaderismo, nato nell’alveo del ricorso a tecnologie digitali mai del tutto neutre, favorisce il nascere di spazi di standardizzazione delle pratiche partecipative, sempre più ridotte a un sì o a un no, a essere favorevole o contrario su decisioni già prese in altre sedi. La realtà politica attuale si chiarisce meglio nel momento in cui il partito digitale o piattaforma, propone dunque la figura del leader supremo, unico capo e unica voce di un processo di personalizzazione della politica e del partito che attorno a un solo uomo costruisce un prodotto da poter essere opportunamente venduto sul mercato. Si parla a tal proposito di brand leader, soggetto-oggetto su cui gli addetti ai lavori, ghost writer, spin doctor e social media manager, provano a bypassare i vecchi media e avvalersi della rete per divulgare meglio e più velocemente il suo messaggio.

cms_27810/3.jpgFavorire dunque l’esposizione mediatica pubblicando in prima persona post e immagini, renderebbe concreto l’obiettivo che sottende questo processo, ovvero la disintermediazione della politica che ha come fine il portare il leader a costruire il suo rapporto con il pubblico in via diretta e referenziale. È l’apoteosi e la concretizzazione della nascita del partito liquido, nutrito di retorica della partecipazione e di una cosiddetta apertura in senso democratico ma senza logiche partecipative alla base, un ossimoro degno della nostra società neoliberista e tecnopopulista. Questa mediamorfosi operata dai media digitali rappresenta un processo di trasformazione che interessa non solo la realtà sociale, ma comprende una neocultura basata sul self-branding, sulla promozione della propria immagine, oltre che sulla gestione della reputazione. Fare a meno degli intermediari, puntare su questioni divisive, appellarsi all’emotività, sono gli aspetti che meglio rappresentano l’agenda del buon leader sui social, aspetti in grado di far emergere l’effetto polarizzante di qualsiasi tema sulle piattaforme considerate ormai a pieno titolo le artefici della costruzione dello spazio pubblico contemporaneo.

Andrea Alessandrino

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