POLONIA, UNGHERIA E SLOVACCHIA BLOCCANO IL GRANO UCRAINO

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La Polonia, l’Ungheria e la Slovacchia hanno deciso di non accettare più, nei propri mercati interni, l’ingresso di grano ucraino senza dazi doganali. Sullo sfondo anche la Bulgaria sta pensando di attuare le stesse restrizioni. Dall’inizio del conflitto russo-ucraino l’export del grano dell’Ucraina verso l’Unione Europea era stato agevolato con l’esenzione dei dazi doganali. Da qualche mese a questa parte però i rispettivi comparti agricoli di Polonia, Ungheria e Slovacchia hanno riscontrato e lamentato alcune difficoltà, sfociate in questa decisione. Slovacchia a parte, è singolare come il Paese dell’Unione Europea più solidale con l’Ucraina, la Polonia, e quello più critico ed ostile verso Zelensky, l’Ungheria, si siano trovati in accordo sul blocco dell’import agricolo dell’Ucraina, ritenuto fortemente dannoso per le rispettive economie.

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La decisione polacca, che ha bloccato anche altri generi alimentari tra cui frutta, verdura, carne, latte e suoi derivati, subito seguita dall’Ungheria ed in seconda battuta dalla Slovacchia, è arrivata per via dell’accumulo di scorte di grano proveniente dall’Ucraina. Questi raccolti accumulati hanno causato il crollo dei prezzi con conseguenti proteste interne dei lavoratori agricoli. In Polonia il ministro dell’Agricoltura e dello Sviluppo rurale, Henryk Kowalczyk per via della difficile situazione si è dimesso lo scorso 5 aprile, sostituito da Robert Telus. Scendendo maggiormente nel dettaglio, il grano ucraino è pressoché forzato ad uscire dal Paese in direzione dell’Europa Orientale, in quanto l’accordo tra Kiev e Mosca sull’export di grano dal Mar Nero non sta funzionando costantemente. Il grano, una volta approdato nei Paesi UE, dovrebbe essere inviato, oltre che agli Stati membri, in Medio Oriente e Africa. La carenza di mezzi di trasporto, ritardi organizzativi e ulteriori problemi negli accordi hanno fatto si che la stragrande maggioranza del prodotto restasse in territorio europeo, per lo più appunto nei Paesi confinanti e limitrofi all’Ucraina, facendo crollare il prezzo di mercato del grano.

A difendere il blocco degli import ucraini è intervenuto anche il leader del PiS, ovvero il primo partito polacco, Jaroslaw Kaczynski: "L’agricoltura polacca sta affrontando un momento di crisi. (…) Mentre la Polonia sostiene l’Ucraina, Varsavia è stata costretta ad agire per proteggere i suoi agricoltori chiudendo le porte al grano ucraino". La risposta ucraina non si è fatta attendere: "Deploriamo la scelta drastica e unilaterale. Gli agricoltori ucraini stavano affrontando la situazione più difficile". La richiesta polacca è quella di riuscire a trovare un accordo con l’Ucraina, conscia però che se questo venisse firmato, incontrerebbe diversi problemi se non l’inefficacia totale per via dell’attuale quadro giuridico dell’Unione europea. Proprio per questo motivo la Polonia insiste affinché l’UE modifichi la legislazione in materia di commercio con Paesi terzi, nello specifico che le merci importate nell’Unione siano distribuite uniformemente in tutto il continente e non si stabiliscano solo in Polonia o in altri Paesi confinanti con l’Ucraina.

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Al lavoro c’è anche l’Unione Europea per risolvere quanto prima la situazione ed evitare tensioni. La Commissione europea è già in contatto con le autorità dei tre Paesi e sta cercando di capire in modo approfondito il fine della decisione e soprattutto la base legale. Infatti le politiche commerciali sono materia di competenza esclusiva dell’Unione Europea, e ovviamente le azioni unilaterali non sono possibili. Nonostante questo, l’Unione pare orientata verso un approccio più morbido sulla questione, trovando una soluzione che possa risolvere le preoccupazioni soprattutto dei Paesi dell’Est, maggiormente colpiti dalla concorrenza dei prodotti ucraini a basso costo. Oltre ciò la portavoce della Commissione Miriam Garcia Ferrer ha specificato che l’Unione è al lavoro per un secondo pacchetto di aiuti per gli Stati membri a causa dell’eccessivo import del grano ucraino. Lo scorso 20 marzo sono stati proposti 56 milioni dalla riserva di crisi per la Polonia, la Bulgaria e la Romania mentre è ancora in fase di dibattito la cifra dei nuovi aiuti. Da Bruxelles pare che possano arrivare 75milioni suddivisi tra Bulgaria, Polonia, Ungheria, Romania e Slovacchia.

In parallelo, ad inizio aprile, sempre la Commissione europea ha pubblicato una bozza di estensione delle importazioni di cereali dall’Ucraina in esenzione da dazi e quote per un altro anno, dal giugno prossimo fino al 5 giugno 2024.

Riccardo Seghizzi

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