PRENDERSI CURA

Primo sintomo di civiltà

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Pare che un giorno uno studente chiese all’antropologa Margaret Mead quale fosse il primo segno di civiltà in una cultura antica. Egli si aspettava in risposta cose tipo ami, pentole di fango o pietre da macinare. La studiosa invece, affermò che il primo segno fosse un femore rotto e poi guarito. Mead, infatti, ha spiegato che nel regno animale, se ti rompi una gamba, muori. Non puoi scappare dal pericolo, andare al fiume a bere qualcosa o cercare cibo. Sei “carne di bestie” che si aggirano. Nessun animale sopravvive a una gamba rotta abbastanza a lungo da guarire l’osso. Un femore rotto che è guarito è la prova che qualcuno si è preso il tempo di stare con colui che è caduto, ha bendato la ferita, lo ha portato in un luogo sicuro e lo ha aiutato a riprendersi. Mead ha detto che aiutare qualcun altro nelle difficoltà è il punto in cui inizia la civiltà.

cms_22653/1.jpgChe sia un fatto realmente accaduto o simil leggenda, il succo non cambia. Prendersi cura degli altri è la prima avvisaglia di progresso. A proposito di concetto di comunità e cura, ne scrive Victor Turner. L’antropologo scozzese, tra il 1950-1960 cerca di descrivere un rito curativo a cui aveva assistito, praticato dagli Ndembu, famiglia della popolazione Buntu dello Zambia, chiamato Ihamba.

Al rito curativo dello Ihamba partecipava tutto il villaggio in una forma che oggi definiremmo terapia di gruppo, durante il quale i familiari del malato dovevano dichiarare pubblicamente i propri sentimenti e pensieri caratterizzati da rancore in corrispondenza del malato. La dichiarazione di tali negatività, secondo le loro credenze, aveva il potere di annullare la malattia stessa. In ogni tempo, culture differenti hanno trovato i propri strumenti di cura attraverso guaritori, sciamani e sacerdoti. Nella fase storica che viviamo la fede e la conoscenza vengono incarnate dalla scienza e i luoghi di cura sono oggi l’ospedale e i presidi medico sanitari, di solito costruiti alle periferie dei nuclei urbani.

cms_22653/2_1627439988.jpgLa cura, per come oggi è intesa, è affidata al puro assistenzialismo e perfino, in taluni casi alla carità.

La nota canzone di Battiato intitolata proprio “la cura” ricorda il principio fondamentale dell’evoluzione: amore come dono reciproco.

Pubblicata nel 1997, il testo è perfettamente condivisibile oggi e perfino lungimirante per i tempi che viviamo. Apprezziamone ancora una volta il testo:

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie
Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo
Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai

Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore
Dalle ossessioni delle tue manie
Supererò le correnti gravitazionali
Lo spazio e la luce per non farti invecchiare

E guarirai da tutte le malattie
Perché sei un essere speciale
Ed io, avrò cura di te

Vagavo per i campi del Tennessee
Come vi ero arrivato, chissà
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
Attraversano il mare

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza
I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi
La bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi

Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono
Supererò le correnti gravitazionali
Lo spazio e la luce per non farti invecchiare

Ti salverò da ogni malinconia
Perché sei un essere speciale
Ed io avrò cura di te
Io sì, che avrò cura di te

(Franco Battiato)

cms_22653/3.jpgAiutare gli altri ci fa star meglio? E allora non gridiamolo ai quattro venti, operiamo in silenzio. Aiutare gli altri è il nostro lavoro? Bene, onoriamolo con coscienza e predilezione giorno dopo giorno. Aiutare gli altri è la nostra vocazione?

Spieghiamolo in maniera amorevole diventando esempi. Non allontaniamo le persone e non cerchiamo scuse banali come la distanza. Utilizziamo i cellulari per quello che sono, ossia telefoni, facciamoli squillare e chiediamo “come stai?” sai, ti stavo pensando!”

Prendersi cura, in fondo vuol dire far sentire la propria vicinanza, con amore. Sentirsi amati aiuta il proprio sistema immunitario. Se ognuno, nel proprio piccolo si attiva nella creazione di una rete di connessioni, attraverso la cura e l’ amore, a volte basta solo quello e comunque, tutto il sistema nel complesso ne beneficerà.

Francesca Coppola

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