PREVENZIONE E TERAPIA DELLA COVID-19

Il saggio del Prof. Giulio Tarro

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cms_22794/Prof.jpegUna sana informazione oltre ad essere scevra da pregiudizi, stereotipi, generalizzazioni e banalizzazioni tendenziali deve, rispettando il contenuto delle notizie, garantire il rispetto delle opinioni, segnatamente quando queste s’incentrano in argomenti sui quali il dibattito coinvolge e divide. Poiché nella policy dell’IWP la buona informazione rappresenta sempre un fine valoriale e mai un mezzo proponiamo al vasto pubblico dei lettori il saggio del Prof. Giulio Tarro.

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cms_22794/1.jpgLa gestione italiana dell’epidemia da coronavirus da parte del comitato tecnico scientifico (CTS) è stato un fallimento secondo un editoriale della prestigiosa rivista inglese NATURE come riportato nella prima decade di marzo 2021.

Nel comitato non era presente alcun virologo e la maggior parte dei 24 “esperti” sono stati nominati ad personam senza alcuna competenza sul campo della infezione virale.

Inoltre il CTS con poca o nessuna esperienza ha affermato a gennaio 2021 che mantenere gli studenti sull’apprendimento a distanza avrebbe causato loro un grave impatto sul lato psicologico e personalità. Tale dichiarazione ha avuto conseguenti politiche nazionali pur non avendo alcun membro esperienza nel campo della istruzione, della psicologia infantile o della neuropsichiatria.

Secondo uno studio pubblicato su Science da parte della Emory University di Atlanta il coronavirus assumerà un carattere endemico e la sua letalità, cioè mortalità dei contagiati, finirà per attestarsi intorno allo 0,1% al di sotto dell’influenza stagionale, pertanto forte distanziamento sociale non è la soluzione, lockdown, mascherine, chiusure, caccia al contagiato, colpevolizzazione della gente... Si pretende di perseverare con questa gestione dell’emergenza nell’illusione di fermare un virus ormai ENDEMICO, asintomatico nel 90-95% dei casi, e che potrebbe essere efficacemente affrontato, anche quando colpisce gli anziani, con tempestive cure.

Abbiamo al 90, 95% asintomatici positivi. E gli asintomatici positivi non sono contagiosi. Da sempre. Chi non ha i sintomi, chi non è malato, non può contagiare. Lo ha detto anche l’Oms. Quindi non ha senso chiudere tutti in casa.

Siamo arrivati a un tasso di letalità che, ripeto, è legato alla cattiva gestione dell’emergenza, a cure sbagliate, a posti di terapia intensiva tagliati negli anni scorsi. Qui per usare idrossiclorochina abbiamo dovuto aspettare il Consiglio di Stato! Deve essere chiaro un concetto: il Covid si cura.

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L’idea di usare idrossiclorochina, comunemente usata per curare l’artrite reumatoide e il Lupus Eritematoso Sistemico, contro i coronavirus fu lanciata, quasi venti anni fa, dal ricercatore italiano Andrea Savarino per debellare il virus SARS-CoV-1 che, nel 2003, alimentava una epidemia in Cina. I primi risultati furono incoraggianti ma la repentina scomparsa dell’epidemia di Sars fece quasi dimenticare le capacità di questo farmaco di inibire il contatto tra i virus e l’epitelio delle vie respiratorie che, concentrandosi a livello dei lisosomi, interferisce con il rilascio del genoma virale nel citoplasma grazie all’inibizione di specifici enzimi e che convoglia lo zinco a livello intracellulare bloccando l’RNA polimerasi che è l’enzima centrale della replicazione del virus.

Già nel marzo 2020 alcuni studi suggerivano l’uso dell’idrossiclorochina all’insorgere dei sintomi ascrivibili come Covid ma a rendere popolare questo farmaco è stato certamente Didier Raoult, capo dell’istituto universitario ospedaliero IHU Méditerranée Infection di Marsiglia, che dopo aver guarito innumerevoli pazienti con l’idrossiclorochina e constatato il boicottaggio da parte del mondo accademico nei riguardi di questo economico farmaco (verosimilmente, per questo inviso a “Big Pharma”) fu costretto a mettere su Youtube un suo video che denunciava questa situazione. La successiva campagna di diffamazione subita dal Didier Raoult - definito addirittura sui media un “ciarlatano”, nonostante il suo prestigioso curriculum scientifico – sembrava aver raggiunto il suo scopo con l’articolo di The Lancet, e la successiva messa al bando del farmaco da parte dell’OMS, dell’Ema e la nostrana Aifa. The Guardian all’inizio di aprile 2020 mise in evidenza le basi per una sua ritrattazione da parte della prestigiosa rivista.

Campagna denigratoria, miseramente fallita grazie all’inedito sollevamento – ed è un precedente che lascia ben sperare - di centinaia di medici e della stessa opinione pubblica che si è tradotto anche in una ordinanza del Consiglio di Stato che ha obbligato l’Aifa a rimuovere il divieto di prescrivere l’idrossiclorochina per la cura domiciliare dei pazienti Covid. Idrossiclorochina che, nel gennaio 2021, ha trovato anche la sua “consacrazione accademica” da parte dell’American Journal of Medicine (Effected of Hydroxychloroquine in Hospitalized Patients with COVID-19. The recovery Collaborative Group. The New England Journal of Medicine, Vol. 383, N. 21 November 19, 2020 page 2030-2040.

Hydroxchloroquine with on without Azithromycina in Mild to Moderate COVID-19 A.B. Cavalcanti and et al. The New England Journal of Medicine, Vol. 383, N. 21, November 19, 2020 page 2041-2052).

Ma in nome di quali argomentazioni era stata boicottata l’idrossiclorochina? Essendo impossibile confutare la sua efficacia contro il Covid, “riviste scientifiche” e associazioni mediche (sulla cui autonomia dalle aziende farmaceutiche è meglio stendere un pietoso velo) si concentrarono sui rischi connessi all’assunzione di questo farmaco; rischi incredibilmente amplificati dai media.

Lo stesso rischio di scompensi cardiaci legati all’assunzione di idrossiclorochina veniva enfatizzato e sbandierato in ogni dove. Certo. Come per tutti i farmaci anche l’idrossiclorochina comporta, oltre a benefici, dei rischi. Ma sarebbe bastato analizzare lo stato clinico dei 65mila italiani affetti da artrite reumatoide e lupus (tutti inseriti in un Registro nazionale con codice Icd9 714) che ogni giorno assumono idrossiclorochina per accertarsi del bassissimo rischio di questo farmaco.

cms_22794/3v.jpgIntanto l’eliminazione di tutte le assurde norme profilattiche sinora imposte come le onnipresenti mascherine che in molte nazioni non si usano più da mesi. Poi basta agli inaffidabili tamponi disseminati in tutte le regioni per mettere in isolamento i “contagiati” e annunciare fantomatici “focolai” di Covid. Ci vuole una stabile struttura di monitoraggio del contagio gestita dallo Stato che miri ad accertare il livello di immunità acquisita. Basta al mercanteggiamento tra esperti per stabilire il da farsi. Meglio invece un unico epidemiologo alla direzione sanitaria dell’emergenza. Proteggere le categorie a rischio garantendo la ripresa delle visite ambulatoriali e domiciliari. Basta con il terrorismo mediatico e basta con la censura. Tutta la documentazione relativa all’emergenza, comprese le cartelle cliniche dei “morti per Covid”, gli studi scientifici, i motivi dell’esclusione o dell’inserimento di farmaci, i contratti con aziende farmaceutiche, deve essere messa subito a disposizione del Parlamento, dei ricercatori e del pubblico.

Le mascherine vanno indossate quando servono. Se c’è il distanziamento si può fare a meno anche della mascherina, soprattutto all’aperto. La mascherina serve nei luoghi al chiuso o nei locali in cui ci sono contatti inferiori a un metro. Non se ne deve fare un abuso, perché a lungo andare possono diventare dannose per la salute. Non tutti siamo uguali e non se ne può imporre l’uso indiscriminato e ovunque”. Solo i contagiati devono portare le mascherine e devono avere accortezza con le distanze quando frequentano persone a rischio. Ma ai bambini non si può imporre la mascherina. Per lo meno fino a 12 anni. Le norme igieniche vanno rispettate con attenzione da tutti, con buon senso. D’altra parte l’uso delle mascherine sotto i sei anni è completamente proibito (OMS) dal momento che si potrebbe indurre un “autismo” funzionale, perché vi sono tre aree della corteccia cerebrale in evoluzione in base all’associazionismo ed alle emozioni che un bambino recepisce a quella età.

Da uno studio pubblicato il 17 febbraio su The Lancet: “Clarifying the evidence on SARS-CoV-2 antigen rapid tests in public health responses to COVID-19”. I frammenti di RNA possono persistere, anche nella cavità nasale, per settimane dopo che l’infezione è già stata debellata (quindi non persistono virioni vitali all’interno dell’organismo). Questo, insieme a fenomeni di cross-reattività (positività verso coronavirus simili al Sars-Cov-2, legati all’impiego di elevate concentrazioni del primer di innesco della PCR è alla base dei falsi positivi PCR, che, pertanto, non rappresentano il metodo di riferimento per il tracciamento di massa. Che il metodo per stabilire le attuali zone gialle, arancioni e rosse calcolando i supposti “contagiati” è sbagliato; ci stanno imponendo confinamenti e chiusure assolutamente inutili dal punto di vista sanitario."

Il rilievo di casi positivi asintomatici nel post-lockdown di Wuhan l’epicentro dell’epidemia cinese è stato molto basso (0,303/10.000) e non vi è stata alcuna evidenza che i casi identificati come positivi asintomatici fossero infettivi.

Queste osservazioni su dieci milioni di abitanti hanno permesso la decisione delle autorità di adeguare le strategie di prevenzione e controllo nel periodo post lockdown. Ulteriori studi sono richiesti per valutare pienamente l’importo e l’effettivo costo dello screening a tutta la città dell’infezione da SARS-CoV-2 sulla salute, il comportamento, l’economia e i rapporti sociali della popolazione. (NATURE COMMUNICATIONS| (2020) 11:5917 | - https://doi.org/10.1038/s41467-020-19802-w | www.nature.com/naturecommunications)

"È davvero una follia proseguire con la caccia al contagiato da “isolare”, anche perché, il Sars-Cov-2 (e le sue innumerevoli “varianti”) essendo estremamente contagioso e non producendo una immunità stabile, al pari di quello della varicella, si avvia a diventare (o è già diventato) endemico nella popolazione. E, di certo, non lo si schioda da questa con mascherine, lockdown, scuole chiuse, e distanziamento sociale." (Science)

"Come attestato dai pochi dati resi pubblici dalle case farmaceutiche che li producono, gli attuali vaccini non garantiscono una immunità perenne né, tantomeno, una “immunità sterile” al vaccinato che continua, quindi, a trasmettere il virus. Promettono soltanto di ridurre i sintomi dell’infezione; sintomi che nel 90-95% degli “infettati” addirittura non si manifestano. Sarebbe stato logico, quindi, che ad essere vaccinati fossero solo gli anziani nei quali l’insorgere del Covid rappresenta un reale pericolo. Se gli anziani over 80 fossero stati vaccinati a gennaio come inizialmente previsto, non ci sarebbero stati 500 morti al giorno. Si è scelto, invece, una vaccinazione di massa che - oltre a moltiplicare i rischi, inevitabilmente connessi ai vaccini - non garantirà una pur provvisoria immunità di gregge.

"Quindi bisogna cambiare completamente la fallimentare gestione dell’emergenza Covid che si protrae, ormai, da un anno. Serve quella che potrebbe essere una nuova, efficace, strategia sanitaria. Ad esempio l’eliminazione di tutte le assurde “norme profilattiche” sinora imposte. Misure profilattiche che, invece, i milioni di ipocondriaci che i lockdown sono riusciti a creare considerano ormai “normali”. Come le onnipresenti “mascherine” che, in molte nazioni, come la Russia ad esempio, non si usano più da mesi. In Svezia non si sono mai usate. In Italia, invece, non solo si addita come “untore” chi non si copre anche il naso con la mascherina, ma si continua ad inneggiare a governanti che hanno annunciato nuovi ferrei lockdown per cercare di “salvare le vacanze di Pasqua”, dimenticandosi cosa sono state le vacanze natalizie."

"Intanto, invece degli inaffidabili tamponi disseminati senza alcun criterio dalle Regioni per mettere in isolamento i “contagiati” e annunciare fantomatici “focolai di Covid”, una stabile struttura di monitoraggio del contagio gestita dalla Stato che miri ad accertare il livello di immunità acquisita. Secondo il Centro Europeo per il controllo delle malattie ECDC la PCR è attendibile fino a 24 cicli – ad esempio i tamponi sono stati amplificati con un numero di cicli compreso tra 35 e 41, rendendoli inaffidabili al 90%. I contagi del COVID-19 in Italia sarebbero due terzi in meno di quelli comunicati. A lanciare il sospetto è stata una trasmissione del 27-2-2021 molto popolare in TV Le Iene. L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha il compito di convalidare i risultati dei tamponi positivi al coronavirus. Secondo un rapporto del Presidente ISS in una riunione interna due terzi dei tamponi supposti positivi sarebbero risultati invece negativi.

Non mi illudo comunque che, senza un grande movimento di opinione, queste misure possano essere adottate a breve. Anche perché oggi la gente si è ridotta a credere che se non funzionano i lockdown la colpa è di qualche sciagurato che si abbandona alla movida e accetta quanto dichiarato da Antony Fauci, e cioè che, pur con le vaccinazioni, dovremo indossare la mascherina all’aperto almeno fino al 2023, e sappiamo di recente dalle sue mail che hanno aperto un ponderoso Fauci “gate”!

Attualmente esistono tre principali varianti genetiche del COVID-19. queste mutazioni sorgono in genere quando il virus è sottoposto a pressione selettiva da parte degli anticorpi che limitano, ma non eliminano la replicazione virale. Gli anticorpi specifici, che neutralizzano il virus, sono ancora in grado di agire sulla proteina virale "spike", nonostante i cambi di sequenza dell’acido nucleico virale siano presenti nella variante D614G, come nelle altre successive che hanno la finalità di permettere la sopravvivenza delle particelle virali.

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Nell’agosto del 2020 un’altra variante è iniziata a propagarsi nel Regno Unito; spesso chiamata “variante inglese”, ma etichettata come B.1.1.7. Questa variante viene ora isolata in molte nazioni inclusi gli Stati Uniti, la sequenza della variazione della proteina S viene chiamata N501Y e sembra aumentare la trasmissibilità della COVID-19. Recenti studi hanno dimostrato che i vaccinati con RNA messaggero della Pfizer BioNtech e Moderna sono protetti da anticorpi neutralizzanti la nuova variante. Tuttavia altri studi di laboratorio alla Rockfeller University hanno dimostrato la riduzione dell’efficienza dei vaccini ad RNA messaggero sugli anticorpi che neutralizzano il virus. In conclusione queste osservazioni permettono di sapere che esiste la possibilità di una diminuita efficacia degli anticorpi specifici per il virus, e suggeriscono di poter effettuare una modulazione dei vaccini capaci di fare fronte alle nuove varianti virali con l’elicitazione di nuovi anticorpi neutralizzanti.

cms_22794/VARIANTE_COVID.jpgUn’altra variante adesso circola nella California del Sud CAL20C con sequenza genica chiamata L452Y che sembra agire in maniera molto simile alla variante inglese.

Le varianti esistevano già prima delle vaccinazioni e tutti sanno che i virus di norma cercano di sopravvivere agli anticorpi mutando la sequenza. Ad ogni modo i vaccini attualmente in commercio hanno dimostrato di essere efficaci anche sulle varianti e ne abbiamo avuto prova tanto con i cinesi che con gli indiani. Gli stessi inglesi hanno iniziato le vaccinazioni con la variante inglese già in atto e non hanno avuto problemi. Per altro i vaccini a mRNA messaggero sono prodotti in maniera tale da poter essere rimodulati su ogni tipo di variazione. Quindi mi pare che la situazione non sia così drammatica come si vuole raffigurare”, proprio perché possono essere facilmente rimodulati sulle mutazioni delle sequenze virali.

La vaccinazione nel Regno Unito ha funzionato in maniera efficace. Il problema della variante indiana a mio giudizio è facilmente risolvibile al massimo con un altro richiamo. Inutile andare a cercare pecche nella politica vaccinale degli inglesi che è stata impeccabile. Loro sono partiti subito con gli anziani e i soggetti più fragili e in questo modo hanno evitato quello che invece è accaduto da noi con la confusione che c’è stata sulle categorie di età. Non dimentichiamo che le 500 vittime che abbiamo avuto ad inizio anno erano tutti anziani, tanto è vero che quando è arrivato Draghi ha subito restituito la precedenza a chi aveva necessità di essere vaccinato prima degli altri”.

Basta fare un richiamo da parte di chi ha avuto la prima dose e il problema è facilmente arginabile.

Un vaccino a RNA messaggero può alterare il DNA cellulare?

Si, trascrivendo le sequenze virali integrate nel genoma mediante una trascrittasi inversa (t.i.) delle cellule o una t.i. di un HIV e queste sequenze di DNA possono essere integrate nel genoma cellulare e la loro espressione è stata indotta con una infezione da COVID-19 o da una esposizione alla citochine nelle culture cellulari suggerendo un meccanismo molecolare per un retro-integrazione di COVID-19 nei pazienti (Zhang L, Alexsia R, Khalil A et al 2020. SARS-CoV-2 RNA reverse-transcribed and integrated into the human genome. BioRxiv).

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