PROPOSTE DI LETTURA – ATTILIO BERTOLUCCI: La rosa bianca

Questione di “a” - di Raffaele Floris* (Poeta e scrittore)

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cms_18862/0.jpgAttilo Bertolucci (1911 – 2000), padre del forse più noto regista cinematografico Bernardo, è uno fra i più grandi poeti italiani del suo tempo e - secondo alcuni - uno dei maggiori poeti europei. Nasce in provincia di Parma. Suo professore al Ginnasio Inferiore (le medie di oggi) fu Cesare Zavattini. Parma, negli anni della sua giovinezza, era una città ricca e intellettualmente vivace: nei suoi caffè Bertolucci potè incontrare Ugo Guandalini, fondatore della casa editrice Guanda, Aldo Borlenghi, Enzo Paci, Vittorio Sereni, Mario Luzi, Oreste Macrì, Carlo Bo, Giacinto Spagnoletti, Giuseppe De Robertis e probabilmente molti altri di levatura simile: ma siamo certi che questi sarebbero bastati a chiunque. Nel 1934 partecipa, con risultati di rilevo, ai Littoriali della Cultura, ma dopo la disfatta dell’8 settembre si rifugia con la famiglia nella casa dei nonni (si era nel frattempo sposato non Ninetta). Nel 1944 un feroce rastrellamento nazifascista a Casarola si porta via per sempre due suoi allievi ai quali, anni dopo, dedicherà un componimento. Già collaboratore della Gazzetta di Parma, nel 1950 è tra i redattori di Paragone. Nel 1958 una nevrosi lo costringe a un ricovero in clinica, ma continua a lavorare, così come fece tanti anni prima: Fuochi in novembre, uscito dopo Sirio, fu scritto quand’era convalescente per una pleurite. Molti altri particolari della sua lunga biografia (scomparve nel giugno del 2000) e tutta la sua produzione letteraria sono facilmente reperibili dai lettori. Ma a vent’anni esatti dalla morte non ci pare che le Istituzioni lo abbiano ricordato come si sarebbe potuto e dovuto.

La poesia che intendiamo proporre alla vostra lettura è La rosa bianca. Questa breve nota introduttiva è rivolta soprattutto a chi non frequenta abitualmente e costantemente la poesia: cerchiamo volutamente (speriamo non presuntuosamente) una divulgazione accessibile.

La rosa bianca

Coglierò per te
l’ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l’hanno visitata
sino a ieri,
ma è ancora così dolce
che fa tremare.
È un ritratto di te a trent’anni,
un po’ smemorata, come tu sarai allora.

(Attilio Bertolucci)

Estraneo agli schemi ermetici del tridente classico Ungaretti - Quasimodo - Montale, è forse più vicino a Saba e ai coevi (o quasi) Penna, Caproni, Giudici. Centrale è il rapporto del poeta col tempo, ch’egli vorrebbe fermare o per lo meno rallentare, con una serie innumerevole di variabili e temi ricorrenti. Illuminanti, per chi volesse approfondire, le parole di Paolo Lagazzi in proposito.
Il poeta dedica questa poesia alla giovane donna che poi sposerà. La paragona a una rosa che non perde il suo fascino col tempo e le brume autunnali; con leggerezza e ironia le concede solo un po’ di smemoratezza (a trent’anni!). Al quinto verso ci appare sbilanciata: osserviamo come sono numerose le "a". Questo apparente sbilanciamento è anche onomatopeico: ci riporta al suono emesso dalle api sui fiori. Ma c’è di più: ogni atto di amore è naturalmente e intrinsecamente "sbilanciato", non pesa le parole, non risparmia i gesti, dà senza chiedere. Diversamente non è amore. Un atto di amore nei confronti della donna amata? Certo! Ma anche nei confronti della parola, che esige una forma definita e assoluto rispetto. Un atto di amore per la poesia.

Attilio miani

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