PROPOSTE DI LETTURA – EUGENIO MONTALE

"Lungomare"

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cms_19075/eugenio-montale-1.jpgDinanzi a Eugenio Montale (1896 – 1981, premio Nobel 1975) possiamo anche ammutolire. Naturale, espressivo, esteso, come chi ha avuto in dono dalla natura tutto o quasi tutto, e perciò non forza. Ragioniere, autodidatta eppure poeta, scrittore, giornalista, critico letterario e musicale. Reduce della Grande Guerra, nel 1925 sottoscrive il Manifesto degli intellettuali antifascisti, prima firma Benedetto Croce. Nel secondo dopoguerra non si riconoscerà né nei due principali partiti di massa (DC e PCI) né nell’imminente società dei consumi. Fu nominato senatore a vita dal presidente Saragat e aderì prima al PLI o poi al PRI. Di diceva di se stesso e della sua scrittura: «Non sono in grado di scrivere nulla su di me, né tanto meno per il popolo. Le mie poesie sono funghi nati spontaneamente in un bosco; sono stati raccolti, mangiati. C‘è chi li ha trovati velenosi, mentre altri li hanno detti commestibili. Il bosco… non era vergine; era stato concimato da molte esperienze e letture». Nel ’65 affermava: «Oggi le idee sono scomparse: tutto è ipotetico, tutto è vero finché è vendibile ed è falso tutto ciò che non fa gola all’uomo economico». «Pensai presto, e ancora penso, che l’arte sia la forma di vita di chi veramente non vive: un compenso o un surrogato»

cms_19075/a.jpgNon erano certo solo altrui le pupille con cui poter leggere il libro del mondo! Musicofilo e baritono di ottima impostazione, spesso ironicamente impassibile. Montanelli, che divideva con lui l’ufficio al Corriere, così lo descrive: “Quando Montale ti guarda non sai mai se voglia dedicarti una carezza, o se stia pensando in che modo assassinarti, e con quale arma.”

Leggiamo dunque Lungomare, tratta da Finisterre (1943). Due terzine soltanto: frammenti impalpabili, inafferrabili (il soffio, il buio, l’ombra); una sinestesia (tonfa, il baleno…sui lunghissimi cigli del tuo sguardo) ci conduce a una chiusa abbacinante.

Lungomare

Il soffio cresce, il buio è rotto a squarci,
e l’ombra che tu mandi sulla fragile
palizzata s’arriccia. Troppo tardi

se vuoi esser te stessa! Dalla palma
tonfa il sorcio, il baleno è sulla miccia,
sui lunghissimi cigli del tuo sguardo.

Raffaele Floris

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